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Raccolta di articoli, video e recensioni dei vari organi di stampa

Agricoltura: al via trebbiatura grano Senatore Cappelli

  • Terra e Gusto 
  • (ANSA) - MACERATA, 29 GIU - Al via la trebbiatura del grano Senatore Cappelli nella provincia di Macerata. E' Coldiretti Macerata a salutare con piacere l'arrivo delle trebbiatrici sui 4,5 ettari di terreno di Sergio Galassi di Recanati (Macerata).

    Nonostante le grandinate e il maltempo dei giorni scorsi, il 'Senatore' ha retto bene e promette una buona produzione ad ettaro. Nelle Marche si contano circa 150 ettari di terreni dedicati che hanno aderito ai contratti di filiera promossi da Sis (Società Italiana Sementi). "Agricoltori che - spiegano da Coldiretti Macerata - possono contare su un prezzo contrattualizzato che va da 60 euro/quintale per il grano duro convenzionale a 80 euro/quintale per quello biologico". Questo, secondo il presidente provinciale di Coldiretti, Francesco Fucili "garantisce redditività alle imprese e le tiene lontane dalle speculazioni internazionali cui è soggetto il prezzo del grano". Nelle Marche si attende un raccolto di oltre 3mila quintali. "oltre a garantire - aggiunge Fucili - un cibo di qualità sulle tavole degli italiani per l'ottimo contenuto proteico - aggiunge Fucili - un basso tenore di glutine e il buon peso specifico di questo grano antico". Si andrà avanti fino alla prima settimana di luglio. Per le Marche, in generale, è il secondo anno di coltivazione del Senatore Cappelli, grano ottenuto dal genetista marchigiano Nazareno Strampelli nei primi anni del 1900, abbandonato in favore di coltivazioni più performanti dal punto di vista della quantità e oggi "riscoperto" e rilanciato per la produzione di pasta di alta qualità.

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    La valorizzazione del grano duro italiano e le nuove sfide del mercato globale

    Martedì 19 giugno prossimo nella sala conferenze del Crea Ci di Foggia

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    Foggia, 19 giugno 2018

    La tavola rotonda intitolata "La valorizzazione del grano duro italiano e le nuove sfide del mercato globale" è in programma il prossimo 19 giugno nella sala conferenze del Crea Cer di Foggia.

    Dopo i saluti istituzionali di Nicola Pecchioni, direttore del Crea Cer di Foggia alle 10.45 avrà inizio la tavola rotonda moderata dal giornalista, corrispondente de Il Sole 24 OreVincenzo Rutigliano. Si parlerà della storia del grano duro in Puglia, lo sviluppo varietale dal Cappelli alle varietà moderne con Pasquale De Vita, ricercatore del Crea Ci, mentre Mauro Tonello, presidente Sis illustrerà la filiera del grano duro varietà Cappelli, recupero del seme in purezza.

    Fernando Di Chio, agronomo responsabile della Filiera grano duro "Granoro Dedicato" presenterà l'intervento "Pratiche agronomiche, la qualità nasce in campo", a seguire il direttore della cooperativa agricola Fra' coltivatori di Apricena, Donato Luciani, esporrà la classificazione qualitativa e l'importanza dello stoccaggio.

    Nicola De Vita, Ceo del Molino DeVita, presenterà le caratteristiche del grano pugliese dal grano alla semola, mentre Marina Mastromauro, Ceo del Pastificio Granoro Srl interverrà sulla Filiera "Granoro Dedicato", pasta di semola di grano duro 100% Puglia.

    Le conclusioni saranno affidate a Leonardo di Gioia, assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia.

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    Granoro: pasta italiana di qualità

    Il Pastificio Granoro è oggi una tra le più importanti realtà produttive italiane nel settore della pasta secca di semola di grano duro, prodotta in oltre 150 formati diversi che hanno conquistato 180 nazioni tra cui Giappone, USA, Sud America, Australia, Cina.

    Granoro ha promosso e incentivato concretamente la valorizzazione del proprio territorio e della sua Puglia, ideando nel 2012 la linea “Dedicato”, pensata per promuovere i prodotti agricoli coltivati nel Tavoliere e al tempo stesso rafforzare i rapporti tra agricoltori e consumatori, promuovendo la sostenibilità agricola.

    La linea “Dedicato” aggrega oggi più di 140 piccoli produttori; produce circa 100.000 quintali di grano duro di qualità totalmente ottenuto in Puglia, da cui sviluppa circa 70.000 quintali di semola, e circa 50.000 quintali di pasta.

    Granoro intende investire ancora di più nell’agricoltura italiana, rivalutando le produzioni di grani antichi come le varietà Saragolle Antiche (in sperimentazione nella propria filiera Dedicato 100% Puglia) e la varietà “Senatore Cappelli”. Per quest’ultima Granoro ha sottoscritto un importante contratto di filiera con la SIS (Società Italiana Sementi) grazie al quale potrà garantire nella propria produzione di pasta Bio Granoro da varietà Cappelli, sia la provenienza che l’identità in purezza. Alla rivalutazione dei grani antichi si associa anche una nuova linea: la Specialità alimentare di Farro Integrale BioGranoro, prodotta con sfarinato integrale di Farro ottenuto dalla macinazione dei chicchi interi. Una procedura che permette di conservare tutte le proprietà nutrizionali del prodotto integrale. La varietà di Farro utilizzata (Dicocco) è ottenuta da agricoltura biologica italiana, secondo un metodo di produzione che ammette solo l’impiego di sostanze naturali ed esclude l’utilizzo di pesticidi e concimi chimici. Questa specialità alimentare, dunque, porta sulla nostra tavola il gusto di una millenaria storia, facendocene rivivere, con un piccolo assaggio, il sapore della semplicità.

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    Al Cibus boom di cibi salutistici

    Cibus edizione 2018

    Nell’anno della ripresa dei consumi alimentari (+3,2% nel 2017, secondo l’Ismea) la novità a tavola è stato il forte aumento della richiesta dei cibi salutistici. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna che nel terzo giorno di Cibus, la rassegna agroalimentare internazionale di Parma, ha presentato prodotti e piatti che si distinguono per la loro sostenibilità e salubrità. Secondo Coldiretti regionale nel 2017 l’aumento della domanda di benessere a tavola va dall’11% dei cibi integrali al 26% degli alimenti senza glutine, dal 20% del biologico al 7% delle bevande vegetali. Se da un lato sono in crescita esponenziale i cibi cosiddetti “superfood” ai quali sono abbinate proprietà salutistiche come lo zenzero (+141% in un anno) o la curcuma (+93%), dall’altro c’è il recupero dei superfood della nonna, come il peperoncino e la frutta secca, come mandorle, noci, nocciole, ricchi di antiossidanti, sali minerali, vitamina E, acidi grassi che fanno bene al colesterolo.

    Parmacotto ha ad esempio lanciato una nuova linea di prociutti cotti antibiotics free ossia realizzati con animali non trattati con antibiotici.

    Per rispondere alle nuove tendenze – rileva Coldiretti Emilia Romagna – a fianco del ritorno nei campi di antiche varietà di cereali, come il grano duro “Senatore Cappelli”, recuperato in purezza dalla ricerca Sis, Società Italiana Sementi di Bologna, che si distingue per il suo basso contenuto di glutine, cresce anche l’uso del riso, cereale privo di glutine, per la produzione di farine e prodotti da forno adatti a celiaci, che oggi viene prodotto nel Delta del Po da Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana.

    Contemporaneamente cresce anche la ricerca di nuove colture per la produzione di alimenti del benessere. È il caso dell’alga “Spirulina”, una microalga dal multimpiego: non solo viene ampiamente usata nel mondo della cosmesi, ma è anche un ottimo integratore alimentare, consigliato nelle diete ipocaloriche perché particolarmente ricco di proteine, vitamine, sali minerali e sostanze antiossidanti. Conosciuta anche dagli antichi Romani, la Spirulina nel 2008 è stata definita dalla Fao “alimento del futuro” grazie alle molteplici proprietà nutritive e all’alta sostenibilità di coltivazione, per cui per ogni chilogrammo prodotto vengono “catturati” due chilogrammi di anidride carbonica in atmosfera. A Cibus, nello stand Coldiretti per la prima volta la Spirulina è stata presentata non solo come integratore, ma come condimento di piatti da mettere in tavola. Gli agrichef di Campagna Amica infatti hanno realizzato ricette con l’alga Spirulina dell’azienda Bertolini Farm, che coltiva la microalga nella sua azienda di Fidenza.

    L’attenzione alla salute ha riportato i riflettori anche sui funghi, per il loro contenuto di Selenio, utile a combattere i radicali liberi, l’assenza di grassi e l’alta presenza di acqua (90%) e l’apporto di minerali, come Fosforo, Calcio e Ferro.

     

     

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    Novità e spettacolo con Granoro

    Il pastificio pugliese investe nell’agricoltura italiana: a Cibus annuncia il lancio della pasta Bio Granoro varietà ‘Cappelli’, selezionata in purezza.
    Novità e spettacolo con Granoro

     

    Tra le aziende protagoniste a Cibus 2018 c’è Granoro (Padiglione 5, Stand A010) che rilancia la propria produzione pastaria, sempre più improntata alla valorizzazione del grano italiano e in particolar modo pugliese, per la produzione di pasta di qualità 100% Made in Puglia. Lo fa grazie alla Linea ‘Dedicato’, nata nel 2012 dalla volontà dell’azienda di valorizzare i prodotti agricoli coltivati in Puglia con lo scopo di rafforzare un legame tra agricoltori e consumatori; è il primo prodotto della filiera cerealicola 100% pugliese con il marchio ‘Prodotti di Qualità di Puglia’Abbiamo sempre ritenuto che fosse possibile produrre grano duro di qualità, senza obbligatoriamente acquistarlo all’estero – dicono da GranoroDa questa certezza è iniziato, circa sei anni fa, un percorso che ha aggregato i playeragricoli e li ha spinti a produrre grano duro di qualità. Coinvolgendo gli operatori del Tavoliere, le cooperative di stoccaggio, i molini, è nato ufficialmente nel 2012 il progetto Dedicato che oggi aggrega oltre 140 produttori.

    Gli spaghettoni Senatore Cappelli

    Granoro-Cibus 2018-pasta

    Le novità

    Attesissima novità sul fronte dei nuovi prodotti è il lancio proprio a Cibus della pasta Bio Granoro varietà Cappelli selezionata in purezza. Granoro intende investire ancora di più nell’agricoltura italiana, rivalutando le produzioni di grani antichi come le varietà Saragolle Antiche (in sperimentazione nella propria filiera Dedicato 100% Puglia) e Senatore Cappelli. Per quest’ultima Granoro ha sottoscritto un importante contratto di filiera con la S.I.S. (Società Italiana Sementi, che ha acquisito il diritto esclusivo di selezionare, riprodurre e certificare la varietà Cappelli), grazie al quale potrà garantire la produzione di pasta Bio Granoro da varietà Cappelli. Alla rivalutazione dei grani antichi si associa anche una nuova linea: la Specialità Alimentare di Farro Integrale Bio Granoro, prodotta con sfarinato integrale di Farro ottenuto dalla macinazione dei chicchi interi. Una procedura che permette di conservare tutte le proprietà nutrizionali presenti nel chicco tra cui fibre, vitamine e minerali. La varietà di Farro utilizzata (Dicocco) è ottenuta da agricoltura biologica italiana.

    Lo show cooking di Granoro con Valerio Braschi

    A Cibus ci sarà spazio anche per lo spettacolo con la pasta Granoro Dedicato ed uno degli chef emergenti nel panorama nazionale, Valerio Braschi (nella foto in apertura), sesto vincitore di Masterchef Italia. Nello stand Granoro mercoledì 9 maggio alle 12 Valerio Braschi sarà protagonista ai fornelli con la preparazione di una frizzante ricetta, frutto del suo amore per la cucina: Spaghetti alla chitarra Granoro Dedicato mantecati in crema di fave fresche e menta, guanciale croccante e spuma di canestrato Pugliese. Il giovane romagnolo, classe 1997, è un cuoco/influencer attualmente molto seguito sui social: oltre 106mila follower su Instagram e più di 100mila fan su Facebook. Braschi inoltre rientra tra i 100 under 30 d’Italia che la rivista Forbes ha valutato come leader del futuro ed è risultato il primo nella sua categoria di appartenenza, il Food.

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    A Cibus Parma la Granoro dà spettacolo

    L'azienda è sempre più improntata alla valorizzazione del grano italiano e in particolar modo pugliese per la produzione di pasta di qualità 100% Made in Puglia

     

    Apre il 7 maggio a Parma la 19a edizione di Cibus, teatro di un’edizione speciale pensata per celebrare il 2018, proclamato dal Governo italiano “Anno del Cibo”, e per favorire la crescita produttiva e l’esportazione dei prodotti alimentari Made in Italy. Sono attesi a Parma, dal 7 al 10 maggio, più di 3.000 aziende espositrici e un numero crescente di operatori e buyer, sia italiani che internazionali.

    Tra le aziende protagoniste ci sarà anche la Granoro che a Cibus rilancia la propria produzione pastaria, sempre più improntata alla valorizzazione del grano italiano e in particolar modo pugliese per la produzione di pasta di qualità 100% Made in Puglia grazie alla Linea “Dedicato”,  nata nel 2012 dalla volontà dell’azienda di valorizzare i prodotti agricoli coltivati in Puglia con lo scopo di rafforzare un legame tra agricoltori e consumatori, primo prodotto della filiera cerealicola 100% pugliese con il marchio “Prodotti di Qualità di Puglia” fortemente voluto dall’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari.

    «Abbiamo sempre ritenuto che sia possibile produrre grano duro di qualità, senza obbligatoriamente acquistarlo all’estero» – dicono da Granoro. «Da questa certezza è iniziato, circa sei anni fa, un percorso che ha aggregato i player agricoli e li ha spinti a produrre grano duro di qualità. Coinvolgendo gli operatori del Tavoliere, le cooperative di stoccaggio, i molini, è nato ufficialmente nel 2012 il progetto “Dedicato” che oggi aggrega oltre 140 produttori».

    Attesissima novità sul fronte dei nuovi prodotti con il lancio proprio a Cibus della pasta Bio Granoro varietà “Cappelli” selezionata in purezza: Granoro intende investire ancora di più nell’agricoltura italiana, si legge in un comunicato, rivalutando le produzioni di grani antichi come le varietà “Saragolle Antiche” (in sperimentazione nella propria filiera “Dedicato 100% Puglia”) e “Senatore Cappelli”. Per quest’ultima Granoro ha sottoscritto un importante contratto di filiera con la S.I.S. (Società Italiana Sementi, che ha acquisito il diritto esclusivo di selezionare, riprodurre e certificare la varietà Cappelli), grazie al quale potrà garantire la produzione di pasta Bio Granoro da varietà Cappelli, sia la provenienza che l’identità in purezza di questa varietà di grano duro dalle eccellenti qualità nutrizionali, ricca di amminoacidi, vitamine e minerali.

    E sempre a Cibus ecco un evento che coniuga gusto, spettacolo e la pasta Granoro “Dedicato”: Valerio Braschi, sesto vincitore di Masterchef Italia e uno degli chef emergenti nel panorama nazionale, sarà il protagonista ai fornelli con la preparazione di una frizzante ricetta, frutto del suo amore per la cucina: “Spaghetti alla chitarra “Granoro Dedicato” mantecati in crema di fave fresche e menta, guanciale croccante e spuma di canestrato Pugliese”. Appuntamento nello stand Granoro (Pad. 5 Stand A010) mercoledì 9 maggio alle ore 12,00

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    Cibus. A Parma i prodotti sostenibili con Coldiretti Emilia-Romagna

    Sarà una mostra di prodotti sostenibili, ad aprire, oggi, lunedì 7 maggio, la prima giornata dei produttori agricoli di Coldiretti a Cibus, salone internazionale dell’alimentazione in programma a Parma dal 7 al 10 maggio. Nello spazio al padiglione 7, stand C060, Coldiretti porterà una serie di prodotti, dal primo Parmigiano Reggiano con il marchio “Ape” al fiore di Facelia, dai grani “Senatore” Cappelli e Giorgione al burro No-Ogm del Consorzio Agrario di Parma, per illustrare prodotti e tecnologie che testimoniano la capacità innovativa dell’agricoltura.

    Nei quattro giorni di Cibus, con l’obiettivo di presentare ai visitatori l’origine della filiera agricola italiana, Coldiretti e le imprese associate porteranno nella città ducale l’agricoltura di qualità dell’Emilia Romagna che vanta 44 prodotti a denominazione di origine (è la prima regione europea per prodotti Dop e Igp), 388 prodotti iscritti nell’albo dei prodotti tradizionali e 20 vini Doc e Docg. In collaborazione con il Consorzio Agrario di Parma, Zanussi Professional, Bonifiche Ferraresi e Sis, Società italiana Sementi, produttori e agrichef di Coldiretti offriranno ai visitatori la possibilità di degustare i prodotti tipici, a partire dal riso italiano fornito da Bonifiche Ferraresi, passando per la pasta Ghigi ottenuta dal grano duro “Senatore” Cappelli, con piatti e ricette ottenuti dalle produzioni tipiche regionali, fino al Parmigiano Reggiano invecchiato 15 anni.

    Martedì 8 maggio, l’angolo riservato alle mostre sarà dedicato alle etichette “semaforo” che bocciano l’80% delle produzioni agroalimentari dell’Emilia Romagna. Con una ricognizione sulle caratteristiche nutrizionali delle principali produzioni agroalimentari della nostra regione Coldiretti evidenzierà le bocciature più eclatanti che in mercati esteri, come l’Inghilterra, rischiano di far crollare il consumo di prodotti di eccellenza emiliano-romagnoli. Alle ore 15.00 si terrà il talk show sull’agricoltura sostenibile cui parteciperanno il presidente di Sis, Mauro Tonello e il presidente del Consorzio Agrario di Parma, Giorgio Grenzi.

    Mercoledì 9 maggio lo spazio mostre vedrà l’esposizione dei cosiddetti nouvel food (con la riscoperta dell’alga Spirulina, già conosciuta dai romani), mentre alle ore 11.00 sarà la volta del talk show sul futuro dell’agricoltura di Bonifiche Ferraresi, in cui Edoardo Raspelli intervisterà l’amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi, Federico Vecchioni.

    L’ultimo giorno, giovedì 10 maggio, sarà la volta di “studenti ai fornelli”, cooking show a cura degli alunni dell’Istituto Bartolomeo Scappi di Castel San Pietro Terme (BO), che si cimenteranno con il nouvel food. Nell’arco dei quattro giorni si svolgerà l’evento “C’è pasta per te: i prodotti italiani nelle cucine del mondo” in collegamento con chef internazionali che cucineranno piatti a base di prodotti italiani. Sono previsti collegamenti in diretta dal Kuwait, da Singapore, Repubblica Ceca, Milano e Sardegna.

    Durante tutta la manifestazione, allo stand Coldiretti prosegue la raccolta firme #stopcibofalso a sostegno della mobilitazione popolare per chiedere all’Unione Europea di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti.

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    Coldiretti Emilia Romagna a Cibus con gli agricoltori

    Coldiretti Emilia Romagna a Cibus con gli agricoltori

    CIBUS: DAL 7 AL 10 MAGGIO 2018
    FIERE DI PARMA – PADIGLIONE 7 STAND C060

    ALL’ORIGINE DELLA FILIERA ITALIANA CON AGRICOLTORI DELL’EMILIA ROMAGNA
    DAI PRODOTTI DELL’AGRICOLTURA SOSTENIBILE ALLE ETICHETTE SEMAFORO

    Sarà una mostra di prodotti sostenibili, ad aprire, lunedì 7 maggio, la prima giornata dei produttori agricoli di Coldiretti a Cibus, salone internazionale dell’alimentazione in programma a Parma dal 7 al 10 maggio. Nello spazio al padiglione 7, stand C060, Coldiretti porterà una serie di prodotti, dal primo Parmigiano Reggiano con il marchio “Ape” al fiore di Facelia, dai grani “Senatore” Cappelli e Giorgione al burro No-Ogm del Consorzio Agrario di Parma, per illustrare prodotti e tecnologie che testimoniano la capacità innovativa dell’agricoltura.
    Nei quattro giorni di Cibus, con l’obiettivo di presentare ai visitatori l’origine della filiera agricola italiana, Coldiretti e le imprese associate porteranno nella città ducale l’agricoltura di qualità dell’Emilia Romagna che vanta 44 prodotti a denominazione di origine (è la prima regione europea per prodotti Dop e Igp), 388 prodotti iscritti nell’albo dei prodotti tradizionali e 20 vini Doc e Docg. In collaborazione con il Consorzio Agrario di Parma, Zanussi Professional, Bonifiche Ferraresi e Sis, Società italiana Sementi, produttori e agrichef di Coldiretti offriranno ai visitatori la possibilità di degustare i prodotti tipici, a partire dal riso italiano fornito da Bonifiche Ferraresi, passando per la pasta Ghigi ottenuta dal grano duro “Senatore” Cappelli, con piatti e ricette ottenuti dalle produzioni tipiche regionali, fino al Parmigiano Reggiano invecchiato 15 anni.

    Martedì 8 maggio, l’angolo riservato alle mostre sarà dedicato alle etichette “semaforo” che bocciano l’80% delle produzioni agroalimentari dell’Emilia Romagna. Con una ricognizione sulle caratteristiche nutrizionali delle principali produzioni agroalimentari della nostra regione Coldiretti evidenzierà le bocciature più eclatanti che in mercati esteri, come l’Inghilterra, rischia di far crollare il consumo di prodotti di eccellenza emiliano-romagnoli. Alle ore 15.00 si terrà il talk show sull’agricoltura sostenibile cui parteciperanno il presidente di Sis, Mauro Tonello e il presidente del Consorzio Agrario di Parma, Giorgio Grenzi.

    Mercoledì 9 maggio lo spazio mostre vedrà l’esposizione dei cosiddetti nouvel food (con la riscoperta dell’alga Spirulina, già conosciuta dai romani), mentre alle ore 11.00 sarà la volta del talk show sul futuro dell’agricoltura di Bonifiche Ferraresi, in cui Edoardo Raspelli intervisterà l’amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi, Federico Vecchioni.

    L’ultimo giorno, giovedì 10 maggio, sarà la volta di “studenti ai fornelli”, cooking show a cura degli alunni dell’Istituto Bartolomeo Scappi di Castel San Pietro Terme (BO). Nel pomeriggio verrà battuta l’asta dei prodotti in esposizione per raccogliere fondi per l’iniziativa “Abbiamo riso per una cosa seria”, asta solidale per il progetto Focsiv, Coldiretti e Campagna Amica, per il sostegno all’agricoltura familiare in Italia e nel mondo.
    Nell’arco dei quattro giorni si svolgerà l’evento “C’è pasta per te: i prodotti italiani nelle cucine del mondo” in collegamento con chef internazionali che cucineranno piatti a base di prodotti italiani. Sono previsti collegamenti in diretta dal Kuwait, da Singapore, Repubblica Ceca, Milano, Sardegna.
    Durante tutta la manifestazione, allo stand Coldiretti prosegue la raccolta firme #stopcibofalso a sostegno della mobilitazione popolare per chiedere all’Unione Europea di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti.

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    Al Cibus le eccellenze dei produttori agricoli di Coldiretti




    Sarà una mostra di prodotti sostenibili, ad aprire, domani, lunedì 7 maggio, la prima giornata dei produttori agricoli di Coldiretti a Cibus, salone internazionale dell’alimentazione in programma a Parma dal 7 al 10 maggio. Nello spazio al padiglione 7, stand C060, Coldiretti porterà una serie di prodotti, dal primo Parmigiano Reggiano con il marchio “Ape” al fiore di Facelia, dai grani “Senatore” Cappelli e Giorgione al burro No-Ogm del Consorzio Agrario di Parma, per illustrare prodotti e tecnologie che testimoniano la capacità innovativa dell’agricoltura. E ci sarà anche un pezzo di Ferrara.

    Nei quattro giorni di Cibus, con l’obiettivo di presentare ai visitatori l’origine della filiera agricola italiana, Coldiretti e le imprese associate porteranno nella città ducale l’agricoltura di qualità dell’Emilia Romagna che vanta 44 prodotti a denominazione di origine, 388 prodotti iscritti nell’albo dei prodotti tradizionali e 20 vini Doc e Docg. In collaborazione con il Consorzio Agrario di Parma, Zanussi Professional, Bonifiche Ferraresi e Sis, Società italiana Sementi, produttori e agrichef di Coldiretti offriranno ai visitatori la possibilità di degustare i prodotti tipici, a partire dal riso italiano fornito da Bonifiche Ferraresi, passando per la pasta Ghigi ottenuta dal grano duro “Senatore” Cappelli, con piatti e ricette ottenuti dalle produzioni tipiche regionali, fino al Parmigiano Reggiano invecchiato 15 anni.

    Durante tutta la manifestazione, allo stand Coldiretti proseguirà la raccolta firme #stopcibofalso a sostegno dellamobilitazione popolare per chiedere all’Unione Europea di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti.

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    Seme 'certificato' per pasta e pane

    Il primo raccolto con provenienza e caratteristiche trasparenti

    (ANSA) - PESCARA, 5 MAG - Un seme abruzzese di qualità certificata, a partire dal raccolto 2018, per un pane e una pasta italiana fin dalla semina della materia prima: un traguardo importante evidenziato da Coldiretti nel corso dell'assemblea per l'approvazione dei bilanci del Consorzio Agrario Centro Sud. Nel 2017 sono stati sottoscritti accordi con industrie pastaie tra cui vanno ricordati Di Vella e Barilla e grandi importatori di grano tra cui il gruppo Casillo per il bio. Accordi che hanno come punto di forza la possibilità di rintracciare il percorso del seme abruzzese dalla semina alla raccolta del cereale. Si tratta di un seme certificato da Sis (Società italiana sementi) di cui il Consorzio conosce tutto il processo produttivo e le qualità organolettiche (tra cui naturalmente il valore proteico che è uno dei parametri maggiormente rappresentativi della qualità del seme) potendone identificare il percorso, anche attraverso la specifica assistenza tecnica fornita alle aziende cerealicole che hanno creduto nel progetto.

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    Varietà Senatore Cappelli, un progetto virtuoso di rilancio

    senatore cappelli
    Mauro Tonello, presidente della Sis, fa il punto sui progetti societari. «La scelta di rivalorizzare questa varietà si sta dimostrando vincente. Le superfici stanno aumentando in maniera esponenziale, l’interesse di agroindustria e grande distribuzione è crescente e, una volta tanto, anche agli agricoltori rimane una certa marginalità».

    «L’attività sementiera sui cereali a paglia non è una prerogativa esclusiva dei francesi. Anzi sono convinto che le società italiane rimaste sul mercato, e Sis è una di queste, possano davvero continuare a fare un ottimo lavoro».

    Mauro Tonello, presidente della Sis

    Mauro Tonello, al vertice di Coldiretti Emilia-Romagna, ma soprattutto presidente di Sis - una cinquantina di dipendenti e oltre 40 milioni di fatturato -, evidenzia i cambiamenti che si stanno verificando nella ricerca cerealicola e le possibilità che si aprono per le realtà nazionali. «Fino a poco tempo fa si cercava in maniera spasmodica la quantità, l’obiettivo era solamente ottenere qualche quintale in più. Questo modello è stato superato dalla ricerca dalla qualità, dalla definizione di nuovi parametri in grado di incidere sugli aspetti salutistici del prodotto. E in questi ambiti non siamo certo inferiori ai transalpini, che potrebbero anche rimanere spiazzati».

    Il presidente Sis d’acchito cita l’esempio della creazione di un panettone ‘monovarietale’, realizzato con una sola varietà senza miscelazioni. «Una sfida - vinta - che vede direttamente coinvolta Sis con la varietà Giorgione».

    Il ragionamento sulle strategie si allarga e non che toccare il rilancio della varietà Senatore Cappelli del quale Tonello parla con trasporto, visti i risultati che si stanno ottenendo.

    «Dopo aver vinto il bando del Crea per lo sviluppo e la rivalorizzazione di questa varietà che appariva dimenticata - garantendo il mantenimento in purezza e la predisposizione di un dettagliato piano di espansione - , stiamo portando avanti un progetto che ogni giorno si sta dimostrando sempre più virtuoso. E siamo ancora agli inizi»

    Obiettivo 30mila ettari entro 3 anni

    Gli obiettivi numerici sono chiari e molto espansivi: «In Italia - continua Tonello - c’erano un migliaio di ettari. Nel 2018 abbiamo esaurito tutto il seme e le superfici a Senatore Cappelli sono salite a 5mila ettari. Ma guardiamo oltre e abbiamo pianificato di toccare i 15mila ettari nel 2019 e arrivare a 30mila ettari nel 2020. Le polemiche sulla gestione del seme si potrebbero già chiudere qui, ma ciò che mi preme sottolineare è la soddisfazione degli agricoltori, che fanno la fila per firmare il contratto di coltivazione del Senatore Cappelli».

    Perchè, rimarca Tonello, ciò che più conta è che da questo progetto anche i produttori agricoli riescono ad avere una certa marginalità, cosa non sempre facile negli ultimi anni con grano e cereali. «Siamo partiti dalla valutazione dei costi di produzione, che per come la vedo io, usando le buone pratiche agricole e considerando il rischio d’impresa, non sono mai inferiori ai 1.400 euro a ettaro. Ciò significa che, considerando le rese medie del Senatore Cappelli, evidentemente molto inferiori a quelle delle varietà di ultima generazione, era necessario compensare questo grano almeno 80 euro/q in regime biologico e attorno ai 60 q/ha in convenzionale. Un prezzo che alcune industrie di trasformazione consideravano troppo elevato, ma che poi è stato stato sottoscritto da diverse realtà industriali. Con nostra grande soddisfazione». Ma c’è dell’altro. «Siccome siamo convinti - continua Tonello - che il Senatore Cappelli possa essere anche ‘buono’ dal punto di vista salutistico, ma vogliamo garanzie precise, abbiamo investito risorse per una partnership con l’equipe del professor Gasbarrini del Policlinico Gemelli di Roma che con uno studio specifico ci dirà se le caratteristiche intrinseche del glutine del Senatore Cappelli sono o non sono migliori di altre».

    Percorso di filiera

    Tutti parlano di filiera ma chiuderla non è sempre facile. «Nel nostro caso il percorso è preciso e completamente tracciato. Proponiamo il contratto e chi lo sottoscrive ha tre obblighi: accettare i controlli in azienda, impegnarsi a consegnare il prodotto raccolto e seguire la nostra assistenza tecnica, sulla quale ci stiamo impegnando molto. Poichè sul fronte rese si può migliorare sensibilmente e i 20 q/ha non devono essere un punto di arrivo».

    E a chi l’accusa di avere favorito gli agricoltori Coldiretti Tonello risponde chiosando «...quasi quasi mi dà un’idea... In realtà non ci sono preclusioni o preferenze. Solo per darle un dato i produttori Coldiretti in questo momento rappresentano circa il 50% di coloro che coltivano Senatore Cappelli, mentre il restante è aderente ad altre Professionali. ma vorrei davvero evitare questo tipo di ragionamenti. Mi interessa molto di più parlare di progetto di valorizzazione e di contratti che lascino qualcosa in termini di reddito all’agricoltore.

    Come ad esempio, spostandoci sul riso, la coltivazione della varietà Yume per i giapponesi, e il progetto di rilancio della varietà Lido della quale vorremmo produrre almeno 75mila quintali».

    L’ultimo passaggio di Tonello è dedicato al biologico. «Su questo fronte dobbiamo migliorare, perchè il settore bio è in grande crescita. Il biologico però non si può fare dappertutto e non si può fare su tutto. Per questo mi piacerebbe più parlare di coltivazioni a residuo zero. Su questo Sis si impegnerà».

     

    Giglio, riso aromatico 100% made in Italy

    L’impegno di Sis sul riso non è di questo giorni. Dopo l’accordo con alcune realtà giapponesi per lo sviluppo e la produzione della varietà Yume, tutt’ora in essere, la società sementiera bolognese ha selezionato una nuova varietà, denominata “Giglio” (il termine Basmati non può essere usato per un riso italiano), in collaborazione con Coldiretti, Fir, l’associazione dei risicoltori della Filiera italiana riso, e Riso Gallo, storica azienda di settore.

    Si tratta di una varietà interamente frutto dell’attività di ricerca di Sis, simile al Basmati orientale, ma con profumi più intensi e con sapore più mediterraneo e con tutte le caratteristiche di un prodotto italiano in termini di qualità e, soprattutto, di salubrità, grazie agli standard normativi e ai controlli sanitari del nostro Paese.

    Nel 2018 sono stati seminati i primi 100 ettari, che assicureranno una produzione di 6-7mila quintali, di cui i produttori conoscono già il prezzo in quanto l’industria Gallo si è resa disponibile ad entrare nella cordata per la produzione della nuova varietà con un contratto di filiera che assicura alle aziende agricole il ritiro della produzione ad un prezzo prefissato (37,5 €/t) che sarà sul mercato con il marchio “Aroma”.

    «Sis - evidenzia Tonello - nella sua attività di ricerca è attenta a selezionare nuove varietà che assicurino un prodotto finale di alta qualità in termini nutrizionali e salutistici. Per questo abbiamo avviato uno studio scientifico per comprovare le qualità organolettiche del nuovo prodotto e le sue caratteristiche nutrizionali e di digeribilità. Caratteristiche che saranno poi inserite in etichetta, in modo da dare una informazione completa al consumatore. Tutto questo lo facciamo per correttezza nei confronti dei consumatori che noi consideriamo a pieno titolo parte della filiera produttiva e che come tali devono avere informazioni complete su ciò che portano a tavola. Grazie all’accordo di filiera, altrettanto trasparente sarà anche la ripartizione del valore finale del prodotto tra tutti i soggetti lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo».

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    PASQUA: DOLCI, 6 FAMIGLIE SU 10 SCELGONO LA COLOMBA, QUEST’ANNO PER LA PRIMA VOLTA ARRIVA QUELLA 100% ITALIANA

    Sei famiglie su dieci dell’Emilia Romagna porteranno in tavola la colomba pasquale, che contende all’uovo di cioccolato lo scettro del dolce più consumato per le prossime festività pasquali. È quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna sottolineando che sulle tavole della nostra regione saranno consumate circa il 10 per cento dei 27 milioni di pezzi di colombe consumate in tutta Italia. In particolare – secondo Coldiretti regionale – cresce la passione per la colomba artigianale, la cui offerta quest’anno si arricchirà della prima colomba prodotta con grano 100 per cento italiano frutto della collaborazione tra Sis, Società Italiana Sementi di Bologna, Molini Pivetti Spa di Cento (Ferrara), la cooperativa Deco Industrie di Bagnacavallo (Ravenna) e della Coprob (Cooperativa produttori bieticoli) di Minerbio (Bologna) che produce zucchero tutto italiano. La colomba è stata prodotta con una ricetta artigianale di alta pasticceria, utilizzando farina ottenuta dal grano “Giorgione” selezionato, coltivato, raccolto e macinato in Italia.
    Se alla colomba spetta il posto principale, in Emilia Romagna – ricorda Coldiretti regionale – non mancheranno però dolci delle tradizioni locali, a partire dalla Pagnotta pasquale di Sarsina sull’Appennino Cesenate, nell’alta Val di Savio, per continuare con la Ciambella, sempre della Romagna, e il Bensone, dolce pasquale modenese che sembra abbia preso il nome da “pane della benedizione”. 
    Al termine del periodi di magro della Quaresima, sulle tavole – informa Coldiretti Emilia Romagna – tornano anche i piatti più ricchi e appetitosi della tradizione emiliano romagnola. Tra i primi piatti trionfano le lasagne, con qualche alternativa di paste ripiene tipiche di alcune province dell’Emilia (come i cappelletti a Reggio e i tortellini a Bologna), con la prevalenza di un piatto in brodo in Romagna, spesso passatelli, ma anche la “tardura”, termine che in romagnolo significa “tritatura”, una pasta in brodo che ha ingredienti simili a quelli dei passatelli (uova sbattute, pangrattato, parmigiano) ma che viene realizzata mescolando gli ingredienti che poi vengono versati nel brodo di carne, ottenendo un minestra fatti di piccoli grumi. Il secondo piatto è costituito prevalentemente dall’agnello che nella tradizione regna soprattutto sulle tavole della Romagna, ma che più di recente ha fatto l’ingresso anche in Emilia dove però non manca il recupero di una tradizione più antica, legata a piatti di coniglio alla cacciatora e alla faraona arrosto. Il coniglio alla cacciatora e in porchetta è una tipica pietanza pasquale nel riminese, in alternativa dall’agnello. Il tutto innaffiato con vino locali, dal Gutturnio al Lambrusco, dall’Ortrugo al Sangiovese, passando per l’Albana, il Pignoletto e la Malvasia.
    Circa l’80% delle famiglie dell’Emilia Romagna – stima Coldiretti – consumerà il pranzo pasquale in casa, ma non mancheranno i turisti che vogliono celebrare la primavera in agriturismo, soprattutto, nel giorno di Pasquetta, dedicato tradizionalmente alle scampagnate. Secondo Coldiretti regionale, nel periodo pasquale nei 1.200 agriturismi della regione sono attesi circa 25 mila visitatori che coglieranno così l’occasione per riassaporare i piatti della tradizione locale legati alle feste di Pasqua. 
    Per scegliere l'agriturismo giusto – ricorda Coldiretti – il consiglio è quello di preferire aziende accreditate da associazioni e di rivolgersi su internet a siti come www.terranostra.it o www.campagnamica.it, dove è possibile anche scaricare l’App farmersforyou, in versione italiana e inglese, che permette di scegliere gli agriturismi dove poter soggiornare nei più bei paesaggi della campagna emiliano-romagnola ed anche italiana, i mercati di Campagna Amica, le fattorie e le botteghe dove poter comprare il vero made in Italy agroalimentare, ma anche i ristoranti che offrono menù con prodotti acquistati direttamente dagli agricoltori di Coldiretti.

     

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    Grano Senatore Cappelli è varietà pubblica, non c’è rischio monopolio

    Senatore Cappelli
    La rassicurazione del ministro Martina che ha risposto durante il question time alla Camera ad un’interrogazione parlamentare sull'affidamento alla Sis della licenza di moltiplicazione e commercializzazione.

    «La varietà Senatore Cappelli è una varietà pubblica e in quanto tale la semente può essere commercializzata da ogni soggetto a cui sia stata riconosciuta la facoltà di esercitare l'attività sementiera nel campo specifico dei cereali», ha detto il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che ha risposto durante il question time alla Camera ad un’interrogazione di Antonio Placido e Giulio Marconi (Si-Sel) sull'affidamento alla Sis (Società italiana sementi) della licenza di moltiplicazione e commercializzazione della varietà di grano duro "Senatore Cappelli" (interrogazione parlamentare). Secondo Martina, ciò «scongiura i rischi paventati sia in termine di conflitti di interesse che di costituzione in monopolio» della Sis.

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    Grano Cappelli: importante riconoscerlo come varietà sarda

    Olbia, 10 novembre 2017 – L’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria, ha incontrato questa mattina nella sede dell’Assessorato l’eurodeputata Giulia Moi e una delegazione del comparto cerealicolo con cui si è confrontato sulle recenti difficoltà che hanno interessato la filiera del grano senatore Cappelli, dopo l’assegnazione, tramite bando pubblico alla Società italiana sementi (SIS), della gestione in esclusiva del prodotto. Caria, nel definire il confronto “costruttivo, nell’ottica della valorizzazione e della tutela delle produzioni cerealicole sarde”, ha ripercorso l’iter che ha accompagnato in queste settimane le interlocuzioni tra l’assessorato, il consorzio del grano Cappelli e il Ministero: dal faccia a faccia con una delegazione ricevuta a Cagliari alle sollecitazioni attivate verso il Mipaaf, con l’obiettivo di far chiarezza sulle procedure di affidamento dell’esclusiva a SIS da parte del Consiglio per la ricerca in agricoltura (CREA). L’assessore ha inoltre spiegato che è sua intenzione sollecitare SIS per conoscere quanto prima i propri piani aziendali su certificazione e commercializzazione del cereale antico.

    Sul piano del possibile riconoscimento del grano Cappelli come varietà sarda, Caria ha ricordato che tale passaggio non è possibile poiché risulta già iscritto da parte del vecchio Cra, oggi Crea, nel registro nazionale dal 1969. L’esponente della Giunta Pigliaru ha poi fatto il punto sulle azioni messe in campo in questi mesi dall’Esecutivo, e nello specifico dall’assessorato dell’Agricoltura, nei confronti del comparto cerealicolo: “Il primo agosto è stata approvata la delibera che prevede finanziamenti dedicati alle filiere che valorizzino la coltivazione e la trasformazione dei grani antichi attraverso il finanziamento di un premio da 200 euro a ettaro per i produttori primari”.

    Nell’ottica del recupero, del miglioramento e della salvaguardia delle produzioni cerealicole locali, che hanno animato la delibera approvata ad agosto, Pier Luigi Caria ha poi ribadito che “la Regione lavora, mediante le proprie Agenzie agricole, per tutelare le risorse genetiche sarde valorizzandole e puntando all’iscrizione nell’apposito repertorio regionale”. L’assessore ha infine approfittato dell’occasione per comunicare che sono in fase di definizione le direttive di attuazione previste dalla legge regionale 7 agosto 2014, n. 16, relative alle norme di tutela, conservazione e valorizzazione dell’agrobiodiversità della Sardegna.

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    Boom del vecchio grano Senatore Cappelli

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola.
    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro.
    ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili.
    A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti.
    Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E.
    Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche. Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione.

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    Frumenti antichi, torna sulle nostre tavole il “Senatore Cappelli”

    Sis per 15 anni produrrà e certificherà in esclusiva la varietà antica di frumento duro Senatore Cappelli. Un’opportunità per offrire all’agricoltore un prezzo garantito alla sua produzione. Mauro Tonello e Mario Conti, rispettivamente presidente e direttore generale di Sis, hanno presentato oggi l’iniziativa

     

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    A seguito della sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori, tornano a pieno titolo sulle nostre tavole pasta, pane e pizze prodotti con gli antichi grani della tradizione italiana. Sis, Società italiana sementi, ha colto la palla al balzo e si sta dedicando al recupero di alcune vecchie varietà che stanno tornando di prepotenza sul mercato. In particolare, grazie alla vincita di un bando del Crea, si è aggiudicata per 15 anni l’esclusiva di riproduzione e certificazione del grano duro Senatore Cappelli. Con 1.000 ettari coltivati si tratta del grano duro antico più seminato in Italia con una produzione che ha raggiunto i 2,5 milioni di kg.

    «Il rilancio di questa varietà – ha detto Mauro Tonello (a sinistra nella foto), presidente Sis e vicepresidente nazionale Coldiretti – oltre ad essere una risposta alla richiesta da parte del consumatore di varietà a basso tenore di glutine, con una buona quantità di fibra, sali minerali e vitamine, intende offrire un prezzo garantito al produttore che lo coltiva secondo il nostro disciplinare».

    L’agricoltore che produce grano duro Senatore Cappelli percepisce un compenso di 60 €/q se il cereale viene coltivato in agricoltura biologica e 50 €/q in agricoltura tradizionale. A queste cifre sono da aggiungere il trasporto e un premio sulla base della migliore commercializzazione. La remunerazione può sembrare elevata, ma dobbiamo considerare che nel sud la resa del frumento Senatore Cappelli è di 10-15 q/ha mentre negli areali del nord arriva al massimo ai 25-30 q/ha. Una parte del prodotto ritirato da Sis va al sementificio per la riproduzione in purezza e una parte viene venduta ai trasformatori al prezzo di 100 €/q per il bio e 80 €/q per il convenzionale.

    «La Società italiana sementi – ha detto il direttore generale Mario Conti (a destra nella foto) – da settant’anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Italy, dalla varietà di grano tenero Bologna, la più coltivata in Italia, sino all’emergente Giorgione, dal grano duro Marco Aurelio, leader nei progetti di filiera per l’industria molitoria, fino al riso Volano e a sementi di erba medica come la Garisenda, perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro Senatore Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione».

     

     

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    “I semi antichi italiani salvati da 40 mila agricoltori”

    Coldiretti e Sis certificano la prima produzione di grano duro

    L’anno scorso in Italia 40 mila agricoltori hanno deciso di utilizzare nelle proprie aziende semi antichi e piante rare del Made in Italy «salvandole dal rischio di estinzione», spiega Coldiretti che con la Sis, la Società Italiana Sementi, ha commissionato una ricerca realizzata da Ixè. L o studio ha messo in luce una riscoperta delle antiche sementi «per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese». Una risposta alla «tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni che ha determinato una concentrazione delle specie coltivate». Una concentrazione che «mette a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini».  

     

    Ecco perché la Sis, la maggiore società sementiera italiana, ha deciso di far certificare la produzione del grano duro «Senatore» Cappelli ma ha iniziato a lanciare il semi di riso «Lido», che torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi. Senza dimenticare l’erba medica «Garisenda», storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. «Le nostre sementi – ha detto il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – puntano ad offrire ai coltivatori i semi migliori per le produzioni del loro territorio, nella convinzione che la riscoperta di prodotti locali vada incontro alle nuove tendenze di consumo, nella convinzione che oggi bisogna più legare la produzione alle scelte dei cittadini che rifiutano sempre di più l’appiattimento del gusto a tavola». 

     

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    Made in Italy: 40mila agricoltori salvano semi da rischio estinzione

    coldiretti

    Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione.

    E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese.

    La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia Coldiretti – una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini.

    Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

    Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento del mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical.

    La concentrazione dei semi nelle mani di pochi – commentano Coldiretti e Sis – determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità. A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm.

    Foto: lo storico grano Senatore Cappelli ha raggiunto una produzione di 2,5 mln di kg nel 2017, raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuite in Italia nello stesso anno dell’8%”

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    TORNA SULLE TAVOLE ITALIANE LA PASTA DA GRANI ANTICHI: IN 20 ANNI IL CONSUMO CRESCE DI 250 VOLTE. RECORD PER PRODUZIONE “SENATORE CAPPELLI”, CHE NEL 2017 HA RAGGIUNTO 2,5 MILIONI DI CHILI, IN CONTROTENDENZA ALLE SEMINE DI GRANO DURO IN ITALIA (-8%)

    Non solo Vino

    Il Senatore Cappelli, il grano antico più coltivato in ItaliaCon una produzione record, cresciuta di 250 volte in 20 anni, tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore Cappelli” è stato il grano duro antico più seminato in Italia, con la produzione che ha raggiunto i 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata sul 2015, in controtendenza rispetto alle semine di grano duro, diminuito in Italia dell’8%. Emerge dall’analisi della Coldiretti su dati del Crea - Centro per la Ricerca della Cerealicoltura di Foggia, presentata insieme alla Sis - Società Italiana Sementi, che ha vinto il bando dello stesso Crea, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola.
    È stato proprio l’impegno della Società Italiana Sementi, la più grande società sementiera italiana nell’attività di riproduzione e certificazione che, nell’ultimo anno, ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione del “Senatore Cappelli”, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli, che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia, dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni Sessanta ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa, nel 1996, la produzione era scesa a meno di 10.000 chili. 
    “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del “Senatore” Cappelli - ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello - perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati che rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del made in Italy”. 
    A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione.
    Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche: infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali tornano utili le caratteristiche di questo grano, che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua (qualità che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse) e che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua sono in somma gli ingredienti ideali del “Senatore Cappelli”, che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente.
    “La Società Italiana Sementi - ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti - da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Itay dalle varietà di grano “Bologna” alla varietà di riso “Volano”, fino a sementi di erba medica come la “Garisenda” perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro “Senatore” Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”. 

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    Da San Lazzaro Sos semi antichi

    Maggio 2017 – Tornano le antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato l’estinzione sono stati riscoperte dagli agricoltori per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive del pane e della pasta che si possono ottenere, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Made in Italy.
    semisemi antichi

    A lanciare l’operazione di recupero sono Coldiretti e Sis, la Società Italiana Sementi che oggi mercoledì 24 maggio 2017, alle ore 10,00, nella sede della Sis in via Mirandola di Sopra 1 a San Lazzaro di Savena  presenteranno lo studio sul rischio di scomparsa dei semi antichi ma anche le azioni di contrasto messe in atto dagli agricoltori italiani per salvarli, con in mostra gli antichi semi salvati, dal grano al riso fino all’erba medica.

    Sfogline e pizzaioli al lavoro nell’occasione per fare la pasta con semola dell’antico grano duro Senatore Cappelli, che, dopo aver rivoluzionato la produzione di pane e pasta in Italia, ha rischiato di sparire ma adesso torna sulle tavole italiane. Un ritorno storico certificato e tracciato in purezza lungo tutta la filiera, dietro la spinta di straordinari contenuti nutrizionali e di una rusticità che ne consente la coltivazione anche in periodi e in terreni siccitosi.

    La Senatore Cappelli o Cappelli è una cultivar di grano duro autunnale ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli  agli inizi del XX secolo presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia. Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d’Italia (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna), per la produzione di pasta di qualità superiore e pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante.

    All’appuntamento di San Lazzaro di Savena  interverranno il direttore generale di Sis, Mario Conti, il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello.

     

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    Torna la pasta da grani antichi, +250 volte in 20 anni

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. Emerge da un’analisi Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola.

    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016, il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro.

    Il Senatore Cappelli ha più di 100 anni. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia, dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire, tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti.

    “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del ‘Senatore’ Cappelli – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati”. “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da 70 anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Italy. Ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro ‘Senatore’ Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

     

     

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    Senatore Cappelli’: proprietà e vantaggi del grano duro antico più seminato in Italia

    La produzione ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017. Un prodotto creato nel 1915 in Puglia che oggi ritorna sulle nostre tavole grazie alle sue straordinarie caratteristiche nutrizionali e l’alta adattabilità ai terreni più difficili.

     

    di Redazione

    Il futuro della tavola italiana guarda al passato per ritrovare gusto, benessere e identità. Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro ‘Senatore Cappelli’ dalla semina fino alla tavola.

    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il ‘Senatore Cappelli’ è stato il grano duro antico più seminato in Italia: una produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuite in Italia dell’8% (secondo stime Coldiretti su dati Crea). È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro.

    CARTA D’IDENTITA’ PER IL GRANO: PAESE DI COLTIVAZIONE E MACINAZIONE IN ETICHETTA

    Ma qual è la storia di questo prodotto? Il ‘Senatore Cappelli’ è stato selezionato dall’agronomo Nazareno Strampelli nel 1915 (viene comunemente definito “antico”, sebbene esistano varietà ben più datate). Chiamato così in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione del ricercatore i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie per le prime semine. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia, dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta nella prima metà del ‘900, negli anni ‘60 questo particolare grano ha iniziato a scomparire, soppiantato da cultivar a più alta resa tanto che, venti anni fa, la produzione era scesa a meno di 10mila chili.

    A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le sue grandi qualità nutrizionali, un contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto alle cultivar concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. Oltre alle grandi qualità organolettiche, il ‘Senatore Cappelli’ si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche.

    GRANAIO ITALIA? UNA PACCO DI PASTA SU 3 E’ FATTA CON GRANO STRANIERO

    “Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali – commenta Coldiretti – tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua sono ingredienti ideali del ‘Senatore Cappelli’ che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione”.

    “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del grano ‘Senatore Cappelli’ – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati, i quali rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy”.

    “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Italy dalle varietà di grano ‘Bologna’ alla varietà di riso ‘Volano’, fino a sementi di erba medica come la ‘Garisenda’ perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro ‘Senatore Cappelli’ che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici, che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

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    La difesa dei semi a rischio estinzione

    Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese. La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti Emilia Romagna – una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.
    A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. L’attività della Sis, sia nel recupero di antiche varietà, sia nell’attività di ricerca di nuove sementi, è tesa a recuperare il legame tra seme e territorio cogliendone gli aspetti peculiari per valorizzare ogni varietà nello specifico dei suoli, del clima, dell’acqua delle aree dove verranno coltivate, la sua attività di ricerca si svolge in terreni che vanno dalle alpi alla Sicilia, con la moltiplicazione dei semi che viene fatta su una superficie di 14 mila ettari.

    “Le nostre sementi – ha detto il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – puntano ad offrire ai coltivatori i semi migliori per le produzioni del loro territorio, nella convinzione che la riscoperta di prodotti locali vada incontro alle nuove tendenze di consumo, nella convinzione che oggi bisogna più legare la produzione alle scelte dei cittadini che rifiutano sempre di più l’appiattimento del gusto a tavola”.

    “La ricerca di Sis – ha dichiarato il direttore generale, Mario Conti – è all’avanguardia della ricerca per garantire produzioni di elevata qualità, escludendo i sistemi di modficazione genetica, visto che i prodotti Ogm sono crollate del 18 per cento in Europa mentre nel nostro Paese quasi 8 italiani su 10 (76%) li rifiutano. Per noi è un dovere garantire quei semi che fanno bene all’agricoltura e a tavola”.

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea.

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    Torna l'uso dei grani antichi , record per lo storico Senatore Cappelli

     

    Eco - Torna l'uso dei grani antichi , record per lo storico Senatore Cappelli
    Roma, 24 mag (Prima Pagina News) E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro. ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E

     

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    TORNA LA PASTA DA GRANI ANTICHI, +250 VOLTE IN 20 ANNI.

    BOLOGNA - Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. Emerge da un'analisi Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l'esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro "Senatore" Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016, il "Senatore" Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia.

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    Pasta 100% italiana e vera farina di grano duro nazionale, Sos da Coldiretti

    Moncalvo: il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori sotto i costi di produzione ha provocato praticamente la decimazione delle semine di grano in Italia con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno

    Ottima pasta italiana (foto generica d´archivio)

    Ottima pasta italiana (foto generica d'archivio)

    “Aumentano del 15% le importazioni di grano duro dal Canada destinate alla produzione di pasta senza alcuna indicazione in etichetta sulla reale origine. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017, nel sottolineare l’importanza del decreto dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta trasmesso all’Unione Europea, contro il quale si stanno già muovendo le lobby canadesi che trovano purtroppo terreno fertile anche in Italia”. Lo si legge in una nota stampa ufficiale diramata il 19 maggio 2017 da Coldiretti nazionale, e che riportiamo integralmente. “Più della metà del grano duro importato in Italia - sottolinea testualmente la Coldiretti - proviene dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno”. “Ma la mancanza dell’etichetta di origine non consente – sottolinea la Coldiretti - di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia nazionale”. “L’81 % dei consumatori italiani – continua la Coldiretti - ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole”.

     
    “Si tratta di un provvedimento fortemente sostenuto e atteso dalla Coldiretti per garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “Il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori sotto i costi di produzione ha provocato praticamente la decimazione delle semine di grano in Italia con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017, oltre che sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne del Paese. In pericolo - precisa Moncalvo - non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”. “L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 5,1 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,4 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano il 41% della produzione nazionale, seguite dalle Marche. Nonostante ciò – conclude Coldiretti - sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno senza che questo venga reso noto ai consumatori in etichetta”.

     

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    Torna la pasta da grani antichi, +250 volte la produzione in 20 anni

    Nel 2017 record 2,5 milioni di kg per lo storico 'senatore' Cappelli

    BOLOGNA - Con un balzo record di 250 volte della produzione in 20 anni tornano in auge la pasta, il pane e anche le pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. Emerge da un'analisi Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l'esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro "Senatore" Cappelli dalla semina fino alla tavola.

    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016, il "Senatore" Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all'anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell'8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato l'impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell'attività di riproduzione e certificazione che nell'ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell'antico grano duro.

    Il Senatore Cappelli ha più di 100 anni. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia, dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire, tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti.

    "Nell'ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del 'Senatore' Cappelli - ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello - perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati". "La Società Italiana Sementi - ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti - da 70 anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Italy. Ci siamo assunti l'onere e l'onore di certificare la produzione di grano duro 'Senatore' Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione".

     

    Guarda l'articolo all'interno del sito Ansa

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    Coldiretti: 40mila agricoltori salvano il made in Italy

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    Roma, 24 mag. (askanews) – Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese.

    La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti – una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste. Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical.

    La concentrazione dei semi nelle mani di pochi – commentano Coldiretti e Sis – determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità. A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. L’attività della Sis, sia nel recupero di antiche varietà, sia nell’attività di ricerca di nuove sementi, è tesa a recuperare il legame tra seme e territorio cogliendone gli aspetti peculiari per valorizzare ogni varietà nello specifico dei suoli, del clima, dell’acqua delle aree dove verranno coltivate, la sua attività di ricerca si svolge in terreni che vanno dalle alpi alla Sicilia, con la moltiplicazione dei semi che viene fatta su una superficie di 14 mila ettari.

     

     

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    Torna la pasta da grani antichi, +250 volte in 20 anni

    Nel 2017 record 2,5 mln di kg per lo storico 'senatore' Cappelli

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. Emerge da un'analisi Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l'esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro "Senatore" Cappelli dalla semina fino alla tavola.

     

    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016, il "Senatore" Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all'anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell'8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato l'impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell'attività di riproduzione e certificazione che nell'ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell'antico grano duro.

    Il Senatore Cappelli ha più di 100 anni. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia, dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire, tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti.

    "Nell'ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del 'Senatore' Cappelli - ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello - perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati". "La Società Italiana Sementi - ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti - da 70 anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Italy. Ci siamo assunti l'onere e l'onore di certificare la produzione di grano duro 'Senatore' Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione". (Fonte)

     

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    Consumi: torna pasta da grani antichi, +250 volte in 20 anni

    Nel 2017 record di 2,5 mln di kg per lo storico 'Senatore' Cappelli

     Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea.

    È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro. ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche. Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali – commenta Coldiretti – tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica.

    Luce, sole e poca acqua – prosegue Coldiretti – sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione. “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del “Senatore” Cappelli – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati che rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy”. “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Itay dalle varietà di grano “Bologna” alla varietà di riso “Volano”, fino a sementi di erba medica come la “Garisenda” perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro “Senatore” Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

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    Food, nasce la pasta Senatore Cappelli

    Food, nasce la pasta Senatore Cappelli

     

    L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale mettono a rischio gli antichi semi della tradizione italiana sapientemente custoditi per anni da generazioni di agricoltori. Un pericolo per i produttori ed i consumatori per la perdita di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy ma anche un attacco alla sovranità alimentare e alla biodiversità, fondamentale anche nella lotta ai cambiamenti climatici che stanno portando alla nascita di nuove malattie.

    A lanciare l’allarme sono Coldiretti e Sis, la Società Italiana Sementi con capitale 100 per 100 italiano detenuto dagli agricoltori attraverso i Consorzi Agrari, che Giovedì 24 maggio 2017, alle ore 10,00, nella sede della Sis in via Mirandola di Sopra 1 a San Lazzaro di Savena (Bologna) presenteranno i dati sul rischio di scomparsa dei semi antichi ma anche le azioni di contrasto messe in atto dagli agricoltori italiani, con la presentazione dei semi salvati, dal grano al riso fino all’erba medica per l’alimentazione degli animali.

    Sarà presentata la prima pasta realizzata con semola dell’antico grano duro Senatore Cappelli, che, dopo aver rivoluzionato la produzione di pane e pasta in Italia, ha rischiato di sparire ma adesso torna sulle tavole italiane, con sfogline e pizzaioli al lavoro nell’occasione. Un ritorno storico certificato e tracciato in purezza lungo tutta la filiera, dietro la spinta di straordinari contenuti nutrizionali e di una rusticità che ne consente la coltivazione anche in periodi e in terreni siccitosi. All’appuntamento interverranno il direttore generale di Sis, Mario Conti, il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello.

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    Consumi: torna pasta da grani antichi, +250 volte in 20 anni

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro. ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche. Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali – commenta Coldiretti – tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua – prosegue Coldiretti – sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione. “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del “Senatore” Cappelli – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati che rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy”. “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Itay dalle varietà di grano “Bologna” alla varietà di riso “Volano”, fino a sementi di erba medica come la “Garisenda” perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro “Senatore” Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

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    Sulle tavole italiane torna la pasta fatta con il grano duro antico

    Coldiretti: record nel 2017 per la varietà “Senatore” Cappelli con 2,5 milioni di kg

    pasta grano duro senatore cappelliLa varietà “Senatore” Cappelli ha più di 100 anni

    ROMA – Sulle tavole degli italiani tornano pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola.

    Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro.

    ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili.

    A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E.

    Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche.

    “In un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali tornano utili le caratteristiche di questo grano duro che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica” spiega Coldiretti.

    “Luce, sole e poca acqua sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente” aggiunge la Confederazione. “L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione” conclude la Coldiretti.

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    SIS compie 70 anni e festeggia con il “Senatore” Cappelli

    Tornano le antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato l’estinzione sono stati riscoperte dagli agricoltori a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Made in Italy.
    A lanciare l’operazione di recupero sono Coldiretti e Sis, Società Italiana Sementi, che festeggia i 70 anni riportando sulle tavole degli italiani il grano duro.

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    Torna la pasta di grani antichi. SIS ridà vita al “Senatore” Cappelli

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro. ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strampelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche. Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali – commenta Coldiretti – tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua – prosegue Coldiretti – sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione. “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del “Senatore” Cappelli – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati che rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy”. “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Itay dalla varietà di grano tenero “Bologna”, la più coltivata in Italia, sino all’emergente “Giorgione,” dal grano duro “Marco Aurelio”, leader nei progetti di filiera per l’industria molitoria, fino al riso “Volano” e a sementi di erba medica come la “Garisenda”, perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro “Senatore” Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

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    CONSUMI:

    Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese. La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti - una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste. Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical. La concentrazione dei semi nelle mani di pochi – commentano Coldiretti e Sis – determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità. A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. L’attività della Sis, sia nel recupero di antiche varietà, sia nell’attività di ricerca di nuove sementi, è tesa a recuperare il legame tra seme e territorio cogliendone gli aspetti peculiari per valorizzare ogni varietà nello specifico dei suoli, del clima, dell’acqua delle aree dove verranno coltivate, la sua attività di ricerca si svolge in terreni che vanno dalle alpi alla Sicilia, con la moltiplicazione dei semi che viene fatta su una superficie di 14 mila ettari.
    “Le nostre sementi – ha detto il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – puntano ad offrire ai coltivatori i semi migliori per le produzioni del loro territorio, nella convinzione che la riscoperta di prodotti locali vada incontro alle nuove tendenze di consumo, nella convinzione che oggi bisogna più legare la produzione alle scelte dei cittadini che rifiutano sempre di più l’appiattimento del gusto a tavola”.
    “La ricerca di Sis – ha dichiarato il direttore generale, Mario Conti – è all’avanguardia della ricerca per garantire produzioni di elevata qualità, escludendo i sistemi di modficazione genetica, visto che i prodotti Ogm sono crollate del 18 per cento in Europa mentre nel nostro Paese quasi 8 italiani su 10 (76%) li rifiutano. Per noi è un dovere garantire quei semi che fanno bene all’agricoltura e a tavola”.

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    Coldiretti, in 40.000 salvano Made in Italy da estinzione


    Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese. La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti – una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste. Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical. La concentrazione dei semi nelle mani di pochi – commentano Coldiretti e Sis – determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità. A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. L’attività della Sis, sia nel recupero di antiche varietà, sia nell’attività di ricerca di nuove sementi, è tesa a recuperare il legame tra seme e territorio cogliendone gli aspetti peculiari per valorizzare ogni varietà nello specifico dei suoli, del clima, dell’acqua delle aree dove verranno coltivate, la sua attività di ricerca si svolge in terreni che vanno dalle alpi alla Sicilia, con la moltiplicazione dei semi che viene fatta su una superficie di 14 mila ettari.

    “Le nostre sementi – ha detto il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – puntano ad offrire ai coltivatori i semi migliori per le produzioni del loro territorio, nella convinzione che la riscoperta di prodotti locali vada incontro alle nuove tendenze di consumo, nella convinzione che oggi bisogna più legare la produzione alle scelte dei cittadini che rifiutano sempre di più l’appiattimento del gusto a tavola”.

    “La ricerca di Sis – ha dichiarato il direttore generale, Mario Conti – è all’avanguardia della ricerca per garantire produzioni di elevata qualità, escludendo i sistemi di modficazione genetica, visto che i prodotti Ogm sono crollate del 18 per cento in Europa mentre nel nostro Paese quasi 8 italiani su 10 (76%) li rifiutano. Per noi è un dovere garantire quei semi che fanno bene all’agricoltura e a tavola”.

     

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    Coldiretti: «Torna pasta da grani antichi»

    Con un balzo record di 250 volte in 20 anni tornano in tavola pasta, pane e anche pizze prodotte con gli antichi grani della tradizione italiana. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi, che al compimento dei 70 anni, ha vinto il bando del Crea, Centro per la ricerca della cerealicoltura di Foggia, ottenendo per 15 anni l’esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli dalla semina fino alla tavola. Con 1.000 ettari certificati coltivati nel 2016 il “Senatore” Cappelli è stato il grano duro antico più seminato in Italia con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017, praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente in controtendenza rispetto alle semine di grano duro diminuito in Italia dell’8% secondo le stime di Coldiretti su dati Crea. È stato proprio l’impegno della Sis, la più grande società sementiera italiana, nell’attività di riproduzione e certificazione che nell’ultimo anno ha fatto scattare in alto la coltivazione e produzione dell’antico grano duro. ll Senatore Cappelli ha più di 100 anni. È stato, infatti, selezionato nel 1915 dall’agronomo Nazareno Strambelli che lo ha così chiamato in onore del senatore del Regno, Raffaele Cappelli, che aveva messo a disposizione dello Strampelli i terreni della propria masseria sul Tavoliere delle Puglie. Dopo essere arrivato a coprire più della metà della coltivazione di grano in Italia dove ha rivoluzionato la produzione di pane e pasta, negli anni 60 ha iniziato a scomparire tanto che venti anni fa nel 1996 la produzione era scesa a meno di 10mila chili. A riportare oggi sul mercato la storica varietà di grano duro sono state le grandi qualità nutrizionali, grazie anche al contenuto di glutine più basso rispetto ad altri grani duri, pur mantenendo una quota proteica alta rispetto ai grani concorrenti. Anche i contenuti di zuccheri risultano più bassi rispetto ad altre varietà, mentre risulta invece importante la presenza di oligoelementi quali magnesio, potassio, calcio e zinco, di vitamine del gruppo B e vitamina E. Oltre alle grandi qualità organolettiche, il “Senatore” Cappelli si contraddistingue anche per le sue qualità agronomiche. Infatti, in un periodo di cambiamenti climatici e di mutate esigenze ambientali – commenta Coldiretti – tornano utili le caratteristiche di questo grano che ben si adatta a terreni siccitosi per la sua bassa necessità di acqua, che aiuta a salvaguardare le risorse idriche sempre più scarse, che resiste bene alle malattie facendone un grano ideale per la coltivazione biologica. Luce, sole e poca acqua – prosegue Coldiretti – sono ingredienti ideali del “Senatore Cappelli” che oggi torna ad essere apprezzato per la buona adattabilità anche in condizioni agronomiche meno favorevoli che lo rendono adatto ad un sistema di coltivazione a basso o nullo impiego di mezzi tecnici, dai concimi, ai fitofarmaci e ai diserbanti, con grande vantaggio per l’ambiente. L’ottima qualità della granella consente di ricavare farine e semole ideali per prodotti tipici a base di cereali, dalla pasta al pane, dai dolci a tutti i prodotti della panificazione. “Nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Sis, abbiamo voluto il ritorno del “Senatore” Cappelli – ha detto il presidente di Sis e vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché riteniamo importante la salvaguardia dei semi antichi non certo per una questione di archeologia genetica, ma perché la qualità di questo grano trova ancora oggi il consenso dei consumatori che invece rifiutano produzioni che derivano da semi di organismi geneticamente modificati che rischiano di fare perdere la grande ricchezza della biodiversità con gravi perdite del patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy”. “La Società Italiana Sementi – ha detto il direttore generale di Sis, Mario Conti – da settanta anni seleziona semi che hanno fatto la storia del made in Itay dalle varietà di grano “Bologna” alla varietà di riso “Volano”, fino a sementi di erba medica come la “Garisenda” perché ritiene fondamentale salvaguardare un patrimonio genetico il più ampio possibile per affrontare le sfide future. Per questo ci siamo assunti l’onere e l’onore di certificare la produzione di grano duro “Senatore” Cappelli che con le sue caratteristiche genetiche si sta rivelando adatto alle nuove esigenze di coltivazione con elevati standard organolettici che rispondono alla domanda di buona e sana alimentazione”.

    Guarda l'articolo all'interno del sito Cinque quotidiano

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    Consumi: Coldiretti, in 40mila salvano Made in Italy da estinzione

    E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixe’ presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese. La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti - una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste. Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical. La concentrazione dei semi nelle mani di pochi – commentano Coldiretti e Sis – determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità. A questa situazione, Sis, la maggiore società sementiera italiana, risponde con la prima produzione certificata del grano duro “Senatore” Cappelli ma anche con la riscoperta di semi di riso, come il “Lido”, che dopo essere quasi scomparso agli inizi degli anni ’90, torna in produzione perché sta conquistando il palato dei giapponesi, e l’erba medica “Garisenda”, storica varietà ottenuta con un attento lavoro di selezione dei semi delle piante migliori di una varietà romagnola, capace di resistere in terreni siccitosi e in aree marginali e di fornire fieno e farina disidratata per una alimentazione animale priva di Ogm. L’attività della Sis, sia nel recupero di antiche varietà, sia nell’attività di ricerca di nuove sementi, è tesa a recuperare il legame tra seme e territorio cogliendone gli aspetti peculiari per valorizzare ogni varietà nello specifico dei suoli, del clima, dell’acqua delle aree dove verranno coltivate, la sua attività di ricerca si svolge in terreni che vanno dalle alpi alla Sicilia, con la moltiplicazione dei semi che viene fatta su una superficie di 14 mila ettari".

     

     

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    Made in Italy: nasce la prima pasta in purezza con grano Senatore Cappelli

    Spaghetti, simbolo del Made in Italy nel mondo
    Spaghetti, simbolo del Made in Italy nel mondo

    Made in Italy, tra i simboli che hanno reso grande il nostro Paese in termini di qualità e genuinità dei prodotti c’è anche e soprattutto la pasta. C’è da dire però che l’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale rischiano di compromettere le tradizioni gli antichi semi della tradizione italiana sapientemente custoditi per anni da generazioni di agricoltori. Un pericolo sia per i produttori che per i consumatori per la perdita di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy, ma anche un attacco alla sovranità alimentare e alla biodiversità, fondamentale anche nella lotta ai cambiamenti climatici che stanno portando alla nascita di nuove malattie.

    A lanciare l’allarme sono Coldiretti e Sis, la Società Italiana Sementi con capitale 100 per 100 italiano detenuto dagli agricoltori attraverso i Consorzi Agrari, che il 24 maggio 2017, alle ore 10,00, nella sede della Sis in via Mirandola di Sopra 1 a San Lazzaro di Savena presenteranno i dati sul rischio di scomparsa dei semi antichi, ma anche le azioni di contrasto messe in atto dagli agricoltori italiani, con la presentazione dei semi salvati, dal grano al riso fino all’erba medica per l’alimentazione degli animali.

    Durante l’incontro, sarà presentata la prima pasta realizzata con semola dell’antico grano duro Senatore Cappelli, che dopo aver rivoluzionato la produzione di pane e pasta in Italia ha rischiato di sparire, ma adesso torna sulle tavole degli italiani, con sfogline e pizzaioli al lavoro per l’occasione. Si tratta di un ritorno storico certificato e tracciato in purezza lungo tutta la filiera, dietro la spinta di straordinari contenuti nutrizionali e di una rusticità che ne consente la coltivazione anche in periodi e in terreni siccitosi. All’appuntamento del 24 maggio interverranno anche il direttore generale di Sis, Mario Conti, il presidente di Sis e vice-presidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello.

     


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    ECCO IL VOLANO NANO

    Alla Giornata tecnica della Sis in Lomellina saranno esposte le novità 2017
    SISA Mede, lunedì 19 settembre, i risicoltori italiani potranno vedere per la prima volta il nuovo Volano della Sis. Più basso. Più resistente. Più produttivo. Caratteristiche importanti per una varietà che va ad inserirsi nel segmento più ricco del mercato. Si tratta di un riso sperimentale da interno , una varietà a granello Lungo A tipo Arborio che terminerà l’iter di registrazione nella campagna in corso e sarà disponibile a partire dalle semine 2017. Il nuovo Volano “nano” ha come punti di forza la taglia bassa (sino a 30 cm meno del Volano tradizionale su terreni forti) e caratteristiche biometriche e tecnologiche del granello (perlatura, amilosio, consistenza e collosità) identiche alla varietà originale. Il nuovo riso ha un ciclo pieno di 155 giorni, buona tolleranza alle principali fitopatie, buon potenziale produttivo ed elevate e stabili rese in lavorazione. E’ sicuramente la novità dell’anno per Sis, ma non è l’unica varietà innovativa di cui si parlerà a Mede, nel corso della giornata tecnica riso promossa dalla società bolognese, dove ritroveremo il Fenice, annunciato lo scorso anno: è un lungo A da parbolied molto precoce (138 giorni) adatto alle semine fino al 20 di maggio, ed elevato potenziale produttivo. Pianta di taglia bassa, inallettabile e selezionata nella zona di Vercelli per la spiccata naturale resistenza alle principali malattie fungine, ha un granello completamente cristallino di tipo Ariete, particolarmente apprezzato dall’industria di trasformazione. 
    A Mede ci sarà anche il Dante, il nuovo lungo A da parbolied a ciclo precoce (145 giorni) adatto alle semine fino al 20 di maggio: si tratta di una varietà adattabile ai diversi ambienti di coltivazione, che esprime un potenziale produttivo ben al di sopra dei testimoni di riferimento e si caratterizza per la spiccata energia germinativa che garantisce una rapida ed omogenea emergenza nei diversi areali di coltivazione, anche in condizioni limite. Parliamo dunque di una pianta rustica e tollerante rispetto alle principali fitopatie. A livello merceologico Dante ha un granello Lungo A “tipo Loto” – uno dei pilastri dell’offerta Sis – completamente cristallino e con una spiccata attitudine alla parboilizzazione. Le caratteristiche biometriche e tecnologiche lo rendono particolarmente apprezzato dall’industria di trasformazione.
    Un’altra novità è l’Ariosto, che con il Dante si è già mostrato al pubblico alla cascina Salsiccia di Vigevano, nei giorni scorsi. Si tratta di un lungo B di ciclo pieno (145 giorni) adatto a semine fino al 10 maggio, con una colorazione fogliare molto chiara sin dalle prime fasi di sviluppo e fino a fine ciclo: i tecnici Sis ricordano che tale caratteristica non deve essere confusa con la necessità di una concimazione più elevata rispetto ai normali standard aziendali. L’Ariosto è una varietà adattabile ai diversi ambienti di coltivazione e ben si presta sia alle semine interrate che alle semine in acqua.  In entrambe le gestioni garantisce elevatissimi tenori produttivi e di resa in lavorazione. Ariosto ha un granello cristallino senza difetti caratterizzato da un basso tenore in amilosio, dunque è  particolarmente apprezzato dall’industria che lo richiede per specifici processi di trasformazione. La Giornata Sis in Lomellina darà la possibilità ai risicoltori di valutare anche il Sagittario, un lungo B di ciclo precoce (138 giorni) adattabile a semine fino al 20 maggio, considerato l’alternativa convenzionale SIS nel gruppo indica: pianta bassa, inallettabile e tollerante alle principali fitopatie ha un granello 100% cristallino che garantisce rese elevate e stabili. La caratterizzazione tecnologica della varietà ed il basso tenore in amilosio lo rendono particolarmente apprezzato dall’industria di parboilizzazione. Le novità non si esauriscono qui. Si parlerà molto del Giglio, il lungo B di ciclo precoce (140 giorni) naturalmente aromatico che si propone sul mercato come l’alternativa 100% italiana nel comparto dei risi profumati. Sis ha un contratto con Riso Gallo per questa varietà che sul mercato si chiama “Aroma”. Lo vedremo all’opera nei campi di Mede, insieme al Ducato: tipo Selenio, ciclo precoce e granello tondo cristallino; si caratterizza per elevate performance produttive e resa alla lavorazione industriale con minime percentuali di vaiolo: particolarmente apprezzato per la preparazione dei piatti tipici delle cucine orientali. Infine, nei campi di Mede vedremo l’Eridano: taglia bassa e ciclo precoce, pianta rustica ed inallettabile. Siamo di fronte al primo Tondo a catalogo Sis che garantisce sanità di pianta e soddisfazione in termini di potenziale produttivo e di resa alla lavorazione con minime percentuali di difetto del granello cristallino.

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    LA SIS PRESENTA I SEMI DEL 2017

    Giornata tecnica a Mede lunedì 19 settembre: SCARICA L’INVITO!
    sisSi torna in campo con la Sis, guardando alle prossime semine: la Società Italiana Sementi S.p.a. organizza una Giornata Tecnica Riso lunedì 19 Settembre presso la Cascina Santa Maria dei Cieli, a Mede (PV). La giornata prevede la visita ai campi sperimentali del  “Programma RISO SIS 2016/2017”. Nell’occasione sarà presentata l’ampia gamma delle varietà di riso Sis, insieme alle nuove varietà proposte da Società Italiana Sementi per la prossima annata agraria. «Stiamo parlando di oltre 600 genotipi di riso in fase avanzata di valutazione nel campo sperimentale – spiegano i tecnici Sis – nell’ambito della rete di prove che Sis predispone ogni anno nelle province tipiche della risicoltura: agli ospiti dell’incontro verrà offerta una rapida panoramica sulle attività di ricerca e di miglioramento genetico in corso di realizzazione ed un accenno ai prossimi obiettivi che la società si prefigge di raggiungere per fornire prodotti che rappresentino un valore aggiunto per il mondo agricolo e  per tutti gli attori della filiera risicola». La mattinata sarà chiusa da un rinfresco organizzato presso la sede aziendale; i tecnici rimarranno a disposizione per l’intera giornata per qualsiasi richiesta di approfondimento. Tutti i risicoltori sono invitati.

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    NEL FERRARESE RISAIE SENZA CRODO

    La Sis presenta i risultati del progetto Seme Alta Qualità. Parla il presidente Tonello
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    GALLO PROFUMA DI GIGLIO

    L'industria e la Coldiretti si accordano per lanciare una nuova varietà aromatica tutta italiana

    moncalvo-preve-tonello
    Un tipo di riso che, «seppur non rientri tra le varietà tradizionali, abbina l’alta qualità del made in Italy alla salubrità garantita dai severi controlli della nostra legislazione». Mauro Tonello, presidente della Filliera Italiana Riso e della Società Italiana Sementi e vicepresidente di Coldiretti, ma soprattutto risicoltore, è abituato a dedicare grande attenzione agli argini. Figurarsi quando si parla del concorrente italiano al celeberrimo Basmati. I vertici di Coldiretti e Riso Gallo l’hanno presentato in questi giorni e Tonello ha fornito dettagli estremamente precisi: si tratta del nuovo riso Giglio, che sugli scaffali italiani troveremo con il nome “Riso Gallo Aroma”. «Un prodotto fortemente aromatico che profumerà non solo le tavole dei consumatori ma anche le nostre campagne» è la promessa di Coldiretti, che presenta l’operazione Giglio come risposta al picco di importazioni dai Pma che si è registrato nello scorso anno, con il record storico di 219,4 milioni di chili, seguito nel primo trimestre del 2016 da un più 74 per cento. L’organizzazione di Roberto Moncalvo segnala un «forte squilibrio produttivo e commerciale nell’ambito della filiera risicola italiana determinato soprattutto dalle importazioni sconsiderate di riso lavorato provenienti da Paesi che operano in regime Eba a dazio zero, in particolare la Cambogia e Myanmar. L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è leader nella produzione di riso in Europa con 227.329 ettari seminati che rappresentano il 55% del totale comunitario». Occorre peraltro considerare, aggiunge la bonomiana, che «la coltivazione del riso assume grande importanza per il territorio dal punto di vista ambientale perché la risaia rappresenta un ecosistema acquatico temporale e contribuisce anche alla prevenzione di fenomeni alluvionali». La coltivazione si sviluppa principalmente in 5 Regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna, oltre ad altre superfici interessanti presenti in Calabria e Toscana. Le aziende produttrici di riso sono circa 4.100 con una filiera che assicura il reddito di oltre 10.000 famiglie tra occupati ed imprenditori. Il valore al consumo del riso italiano supera il miliardo di euro con una produzione agricola nazionale che si aggira intorno ai 550 milioni di euro in termini di PLV. «Proprio per sostenere un mercato molto importante per la nostra economia arriva ora il Giglio il primo riso aromatico tutto italiano – spiega una nota – per garantire gusto e sicurezza in tavola che i consumatori potranno trovare in vendita con il nome di “Riso Gallo Aroma”. L’idea di creare una nuova varietà che possa andare incontro al consumatore finale ma che allo stesso tempo incontri l’esigenza esotica dettata da un’economia senza confini nasce dalla collaborazione di Riso Gallo, azienda storica leader di mercato da sempre attenta all’innovazione, con le istituzioni collegate a questo mercato come SIS (Società Italiana Sementi) e FIR (Filiera Italiana Riso), assieme a Coldiretti».

    La nuova varietà è un riso aromatico lungo B e presenta «un’aromaticità floreale, che ricorda quella del Basmati, varietà di riso tipica dell’India e del Pakistan, ma è prodotto interamente in Italia rispettando gli standard Europei di sicurezza e controllo oltre che evitare le emissioni generate dal trasporto di ingenti quantità di riso da Paesi così lontani» spiega Coldiretti, che insiste sul carattere autoctono di questa cultivar. «A pesare sulle potenzialità del riso italiano è la mancanza di trasparenza sulla reale origine con il rischio che venga spacciato come italiano quello proveniente dall’estero – afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo –. Da qui l’importanza di iniziative di valorizzazione del vero prodotto Made in Italy, nella consapevolezza che il riso non è solo il cereale più consumato al mondo ma è anche rappresentativo dell’equilibrio che esiste nell’attività agricola chiamata a svolgere un ruolo multifunzionale che garantisce sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale».

    «L’affacciarsi sul mercato italiano di varietà tipiche dell’Est Asiatico rappresenta per noi aziende italiane una sfida. Riso Gallo, da sempre ispirato dal concetto di fantasia e versatilità in cucina, non poteva che accogliere questa sfida e investire nell’innovazione, settore a noi molto caro – aggiunge Mario Preve, Presidente di Riso Gallo -. Grazie al supporto di SIS, FIR, Coldiretti e grazie all’impegno dei nostri laboratori di ricerca, siamo arrivati a identificare questa varietà, Riso Gallo Aroma, che risponde alle esigenze di avere un chicco aromatizzato, lungo e adatto a preparazioni “moderne”, ideando un seme che cresce e si sviluppa in un ambiente particolare come quello della nostra Pianura Padana». (Nella foto grande, Moncalvo, Preve e Tonello)

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    Il fiore viola che salva le api I semi della facelia ceduti gratis

    Piantata dai contadini emiliani fiorisce da metà maggio a luglio ed è molto nutriente per le api che vanno ghiotte del suo polline. Se ne ricava un miele di alta qualità

    di Daniela Camboni

    
  

     Un fiore viola potrebbe contribuire a salvare le api dall’estinzione. È tutto italiano il progetto di Coldiretti, partito in questi giorni nella campagna di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. La più grande azienda sementifera italiana, la Sis (Società italiana sementi), società al 100 per cento italiana, controllata dai Consorzi agrari regalerà a tutti i coltivatori di mais una partita di semi di facelia che loro si sono impegnati a far crescere. Perché proprio la facelia? Non solo perché è spettacolare per via della infiorescenza viola — la vendono anche i fiorai — ma perché è una pianta mellifera molto nutriente per le api che vanno ghiotte del suo polline. E il miele che poi se ne ricava è di alta qualità.

     

    Lo spettacolo lungo le strade

    La strategia del mais-salva-api è tutta questione di tempismo. La facelia fiorisce da metà maggio fino a luglio. Cioè quando i poveri imenotteri sono un po’ in crisi. Un momento prima svolazzavano fra tutto il ben di Dio di fiori che era sugli alberi da frutto, ma con l’avvicinarsi dell’estate, di quel bengodi rimane ben poco. È la prima volta in Italia che gli agricoltori aderiscono a un progetto comune in difesa delle api.
    I primi prati viola sono apparsi a San Lazzaro di Savena, nella frazione Idice, creando un po’ di ingorghi sulla via Emilia con molte auto che rallentano all’improvviso per scattare fotografie.
    «Per ogni dieci ettari di mais, uno verrà coltivato a facelia — spiega Marco Conti, direttore della Sis —. Al progetto hanno aderito i grandi consorzi agrari del territorio dell’Emilia Romagna come Emilcap, Terre Padane e Adriatico che producono mais italiano, destinato a una filiera di qualità e cioè coltivazioni di mais, produzione di mangimi naturali, industria zootecnica e (in Emilia) Parmigiano reggiano».
    Ma il circolo virtuoso non è finito. Quando il fiore si esaurirà, si userà come sovescio, cioè come concime naturale. Funzionerà davvero? «In pochi giorni — sorride Conti — i campi qui sotto i nostri uffici si sono riempiti di api arrivate da chissà dove e mai viste prima».

     

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    IL FIORE

    Un fiore viola potrebbe contribuire a salvare le api dall’estinzione. tutto italiano il progetto di Coldiretti, partito in questi giorni nella campagna di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. La pi grande azienda sementifera italiana, la Sis (Società italiana sementi), società al 100 per cento italiana, controllata dai Consorzi agrari regalerà a tutti i coltivatori di mais una partita di semi di facelia che loro si sono impegnati a far crescere. Perchè proprio la facelia? Non solo perchè spettacolare per via della infiorescenza viola — la vendono anche i fiorai — ma perchè una pianta mellifera molto nutriente per le api che vanno ghiotte del suo polline. E il miele che poi se ne ricava di alta qualità.

     

    Lo spettacolo lungo le strade

    La strategia del mais-salva-api tutta questione di tempismo. La facelia fiorisce da metà maggio fino a luglio. Cioè quando i poveri imenotteri sono un po’ in crisi. Un momento prima svolazzavano fra tutto il ben di Dio di fiori che era sugli alberi da frutto, ma con l’avvicinarsi dell’estate, di quel bengodi rimane ben poco. la prima volta in Italia che gli agricoltori aderiscono a un progetto comune in difesa delle api.
    I primi prati viola sono apparsi a San Lazzaro di Savena, nella frazione Idice, creando un po’ di ingorghi sulla via Emilia con molte auto che rallentano all’improvviso per scattare fotografie.
    Per ogni dieci ettari di mais, uno verrà coltivato a facelia — spiega Mario Conti, direttore della Sis —. Al progetto hanno aderito i grandi consorzi agrari del territorio dell’Emilia Romagna come Emilcap, Terre Padane e Adriatico che producono mais italiano, destinato a una filiera di qualità e cioè coltivazioni di mais, produzione di mangimi naturali, industria zootecnica e (in Emilia) Parmigiano reggiano.
    Ma il circolo virtuoso non è finito. Quando il fiore si esaurirà, si userà come sovescio, cioè come concime naturale. Funzionerà davvero? In pochi giorni — sorride Conti — i campi qui sotto i nostri uffici si sono riempiti di api arrivate da chissà dove e mai viste prima.

     

     


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    PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA IL MAIS SALVA API

     

    FACELIA

    Arriva il mais che salva le api. Dopo essere stati messi sotto accusa ingiustamente per creare problemi ai principali alleati dell’agricoltura (“se sparissero le api il mondo finirebbe in quattro anni” avrebbe detto il grande Albert Einstein), il produttori di granturco si organizzano per salvare questi preziosissimi insetti. Il progetto – comunica Coldiretti Emilia Romagna – è stato presentato oggi in anteprima nazionale a San Lazzaro di Savena (Bologna), nella sede della Società Italiana sementi (Sis), la maggiore azienda sementiera nazionale, al 100 per cento italiana, controllata dai Consorzi Agrari.
    Si tratta – informa Coldiretti Emilia Romagna – di una iniziativa promossa dalla stessa Sis in collaborazione con Coldiretti, che prevede di fornire ai produttori insieme al seme di mais anche seme di Facelia della varietà “Facita” e di crucifere del mix denominato “Campo Dorato”, costituito da senape bianca, bruna e rafano, tutte piante mellifere, cioè adatte a nutrire le api e a produrre miele.
    “Sono piante – sottolinea il presidente regionale di Coldiretti e presidente di Sis, Mauro Tonello – che fioriscono alla fine di maggio e ai primi di giugno, in un periodo in cui la fioritura degli alberi da frutto è terminata, per cui le api fanno fatica a trovare abbondanza di fiori e nutrimento. Il nostro progetto prevede di consegnare ai maiscoltori insieme con il seme per 10 ettari di terreno anche il seme per un ettaro di Facelia o di altra pianta mellifera. In pratica gli agricoltori investiranno il 10 per cento dei loro terreni per sostenere questo importantissimo insetto, fondamentale per la produzione agricola perché favorisce l’impollinazione e quindi la produzione di frutti. In questa prima fase il progetto riguarderà i produttori di mais aderenti a progetti di filiera di società del sistema dei Consorzi Agrari”.
    La Facelia – spiega Coldiretti Emilia Romagna – è una pianta annuale che può raggiungere un metro di altezza, con un fiore che produce polline e nettare di altissima qualità e che attrae le api. Il miele che viene prodotto dal polline di questi fiori risulta molto gradevole al palato. Sis sta anche studiando la produzione di seme di Facelia e di altre piante mellifere da utilizzare dopo la trebbiatura del grano, in modo che le api possano trovare nutrimento in abbondanza anche in estate avanzata, un fattore fondamentale per ridurre i rischi di attacchi di malattie che colpiscono le arnie.

     


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    Arriva un nuovo riso basmati italiano

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    CAMPI SPERIMENTALI SULLE ALI DELLA FENICE

    DSC00807 150x150c CAMPI SPERIMENTALI SULLE ALI DELLA FENICE (VIDEO)

    Occhi puntati sul raccolto – nient’affatto scontato – ma anche sulle semine dell’anno prossimo. Le visite in campo della Sis, organizzate all’inizio di settembre in Lomellina e nel Novarese, hanno avuto questi due focus.Diciamo subito che il verdetto sul raccolto, da parte dei tecnici della società sementiera, è stato cauto: si attende un buon rendimento unitario, grazie a una meteorologia tendenzialmente favorevole, ma qualche dubbio sulle rese industriali, perché, si sa, il grande caldo può compromettere la qualità della granella e incidere sul raccolto in termini di grani macchiati e vaiolati, piuttosto che di fessurazione della granella. Di questo tenore i pareri tecnici che sono stati proposti ai risicoltori in visita ai campi sperimentali di riso alle aziende agricole di Edoardo Negri a Gambarana (Pavia), di Stefano Pieropan di San Pietro Mosezzo (Novara) e di Angelo Ballasina a Granozzo con Monticello (Novara), dove è stata mostrata anche la coltivazione sperimentale della soia Sis.

    DSC00811 300x168 CAMPI SPERIMENTALI SULLE ALI DELLA FENICE (VIDEO)Oltre un centinaio di agricoltori ad entrambe le manifestazioni, organizzate con Coldiretti Pavia e consorzio agrario Terrepadane nel primo caso e con il Consorzio agrario del Piemonte Orientale nel secondo. La giornata lomellina è stata anche l’occasione per parlare della Filiera italiana riso di (Fir) Coldiretti, presentata dalla presidente di Coldiretti Pavia Wilma Pirola, la quale ha sottolineato l’importanza di un accordo tra Iper, Coldiretti e Fai che permette «di far trovare sugli scaffali del supermercato riso al 100% italiano a prezzi interessanti sia per il consumatore sia per l’agricoltore». A San Pietro Mosezzo, ha preso la parola Antonio Ferrari, vicepresidente del Cadelpo, che abbiamo intervistato, insieme al responsabile riso della Sis, Carlo Minoia e al risicoltore Stefano Pieropan.
    Guardando alle semine 2016, dal punto di vista tecnico, la Sis ha presentato le performances della varietà Fenice, un cristallino molto produttivo che pare destinato a coprire una quota importante del mercato dei risi da parboiled e che ha una marcia in più contro il crodo, potendolo utilizzare con la tecnica della falsa semina. Un altro riso su cui si è concentrata l’attenzione dei presenti è un lungo A da parboiled, ancora non registrato: si tratta di un superfino che dovrebbe inserirsi nel gruppo del Volano, ma che si distingue per la taglia più bassa (di 25 centimetri) e soprattutto per un profilo organolettico che sarebbe molto ma molto simile a quello dell’Arborio.
    Sempre sul fronte delle indiscrezioni, dalle prove Sis emerge un ulteriore riso in fase di sperimentazione, un lungo A dalle notevoli capacità produttive – che supera “tranquillamente” gli 80 quintali per ettaro – e che ricorda l’Eurosis dei primi anni. Conferme invece sono venute dall’Eridano – oltre i 90 quintali per ettaro – e dal Ducato, che si confermano competitivi sul mercato dei risi tondi. (09.09.2015)


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    TONELLO (SIS) SOTTOLINEA GRANDE SUCCESSO "GIORNATE TECNICO-DIMOSTRATIVE 2015"

    3991 - 20:05:15/13:05 - bologna, (agra press) - il presidente della societa' italiana sementi mauro tonello sottolinea il "grande successo di partecipazione per la premiere delle 'giornate tecnico dimostrative 2015', tradizionale appuntamento con le attivita' di sperimentazione condotte da sis, svoltasi ieri nella sede di san lazzaro di savena (bo) e, in questo primo appuntamento, riservata ai consorzi agrari". "oltre un centinaio tra tecnici ed operatori commerciali sono stati accompagnati da esperti sis in visita ai campi sperimentali dell'azienda idice, dove sono state apprezzate le novita' del 'programma cereali 2014/2015', con momenti di approfondimento sugli aspetti di tecnica agronomica, in collaborazione con aziende leader del settore della difesa e nutrizione delle piante", sottolinea la societa'. tonello ringrazia "tutti i collaboratori sis per la perfetta riuscita della giornata" ed evidenzia il "forte cambiamento del mercato e delle regole a livello europeo che pretende una sempre piu' alta specializzazione". "ogni azienda richiede grani e frumenti particolari: vorrei rimarcare tra l'altro la nostra collaborazione con italpizza che ha deciso di utilizzare la varieta' bologna per affermare la forte caratterizzazione italiana del suo prodotto", afferma. "stiamo poi mettendo in piedi un'altra operazione di valore, quella della pasta fresca, anche qui con un orientamento verso sementi, semola, farina tutta italiana, che come abbiamo visto danno al consumatore, all'artigiano, all'industria risultati eccezionali", annuncia tonello. "ma cosi' come le varie paste esigono varieta' specifiche di grano - continuato il presidente - anche per il mais esistono differenti tipologie e la soia ha richieste che vanno dai diversi colori al differente contenuto proteico e cosi' via". "sis, con il suo apparato di tecnici di provato valore e senza eguali nel nostro settore, puo' fornire questa conoscenza professionale, anche attraverso i continui investimenti in innovazione e ricerca e la scelta di fondo di lavorare su filiere di qualita' 100% autoctona. il nostro messaggio e' quello di una diversificazione dell'italianita' del nostro prodotto che ci permettera' di accontentare tutte le richieste che ci arrivano", conclude. "fra i grani teneri, accanto alle varieta' affermate del catalogo sis tra cui ricordiamo oltre al bologna, che oramai da 5 anni mantiene stabilmente la propria posizione di prima varieta' coltivata in italia, palesio, bramante e akamar, sono state illustrati i piu' recenti caravaggio, tintoretto, bellini e soprattutto giorgione, la vera novita' di quest'anno", informa sis, rendendo noto che "tra i duri, a fianco dei conosciuti e oramai acclamati marco aurelio, cesare e massimo meridio, sono state illustrate le varieta' piu' recenti, ma gia' protagoniste di accordi di filiera come emilio lepido, furio camillo ed ovidio, oltre alla novita' tito flavio". (ab)


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    Cereali, Sis: in arrivo le Giornate tecnico dimostrative 2015

    La Società italiana sementi presenterà le prove sperimentali e i nuovi materiali per le prossime semine. Gli incontri si terranno all'Azienda Idice di San Lazzaro di Savena (Bo) e in diversi campi sperimentali

     

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    Le Giornate tecniche Sis si terranno in maggio e in giugno

    Tornano le "Giornate tecnico dimostrative" organizzate da Sis per presentare le attività di sperimentazione condotte dalla Società italiana sementi. Gli incontri avranno inizio il 19 maggio e proseguiranno fino al 9 giugno e vedranno i tecnici Sis guidare agricoltori e tecnici in visite organizzate alle proprie coltivazioni sperimentali, dove sarà possibile osservare sul campo le principali novità.

    Fra i grani teneri, accanto alle varietà affermate del catalogo Sis tra cui si ricordano oltre al Bologna- che oramai da 5 anni mantiene stabilmente la propria posizione di prima varietà coltivata in Italia – Palesio, Bramante e Akamar verranno illustrate le più recenti varietà tra cui Caravaggio, Tintoretto, Bellini e soprattutto Giorgione la vera novità di quest’anno.

    Tra i duri, a fianco dei conosciuti e oramai affermati Marco Aurelio, Cesare e Massimo Meridio, saranno illustrate le varietà  più recenti ma già protagoniste di accordi di filiera come Emilio Lepido, Furio Camillo e Ovidio oltre alla novità Tito Flavio.

    Gli incontri, si terranno all’azienda sperimentale Idice di proprietà di Sis a San Lazzaro di Savena alle porte di Bologna e in diversi campi sperimentali dislocati in varie località secondo il seguente calendario:

    • Martedì 19 maggio Azienda Idice (Sis) S. Lazzaro (Bo) – giornata riservata ai Consorzi agrari
    • Giovedì 21 maggio Azienda Idice (Sis) S. Lazzaro (Bo)  – giornata ad inviti
    • Venerdì 22 maggio Azienda agrituristica Giuncola e Granaiolo Rispescia (Gr)
    • Giovedì 28 maggio Agriservice, Jesi (An) - (a lato della superstrada uscita Jesi Ovest )
    • Giovedì 4 giugno Azienda Agro T, Musile di Piave (Ve)
    • Martedì 9 giugno Azienda F.lli Bassi, Casei Gerola (Pv)
    • Martedì 9 giugno Azienda Iurisci Maurizio S. Maria Imbaro (Ch)
    La Sis, azienda attiva da più di 60 anni, il cui capitale sociale è saldamente e integralmente nelle mani degli agricoltori, è per volume di affari la prima società totalmente italiana del settore sementiero. Consapevole che solo un forte impegno nella ricerca, nella sperimentazione e nel conseguente trasferimento delle innovazioni al mondo agricolo può apportare benefici e sicurezza all’intera filiera, Sis ha orientato sempre di più, negli ultimi anni, i propri investimenti in tale direzione. Grazie a questo impegno il catalogo di Sis si è continuamente rinnovato ed ampliato, fino ad essere oggi il più completo sul mercato. In particolare nei comparti dei tre principali cereali a paglia (frumento tenero, frumento duro e riso) Sis ha intensificato la propria attività arrivando a coprire con le proprie varietà importanti quote di mercato.

    Per partecipare è necessario prenotare prendendo contatto con i responsabili Sis di zona o rivolgersi direttamente agli uffici della società, ai seguenti recapiti:
    Tel 051 6223111 - Fax 051 6257699 – Mail: info@sisonweb.com

     

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    SE IL RISO INTONA LO JODEL

    Strano ma vero. Recentemente in Austria sono aumentati sensibilmente i produttori di riso e le richieste si sono concentrate soprattutto sulle varietà Loto (Lungo A) e Ducato (Tondo). Lo comunica la società sementiera Sis. Tutto è iniziato lo scorso anno con piccole prove di qualche ettaro da parte di un paio di aziende, dimostrando come si possa produrre riso anche oltre le Alpi, in ambienti tradizionalmente non risicoli, più noti per lo jodel, il tradizionale canto alpino, e la polenta. «È stato un vero e proprio boom di richieste – spiega Andrea Battistini dell’Ufficio Estero di SIS (foto piccola) – tantissime aziende sono interessate a produrre il nostro riso in Austria e noi cerchiamo di fornire loro tutto il supporto tecnico possibile. Siamo ancora in una fase embrionale ma i risultati dello scorso anno sono incoraggianti e ora puntiamo a raddoppiare il numero di ettari in prova. Col tempo vorremmo creare una vera e propria filiera – continua Battistini – È una bella sfida perché dobbiamo davvero partire da zero ma non siamo per nulla spaventati. Dieci anni fa, d’altronde, in pochi credevano nel progetto Yume, oggi abbiamo più di 500 ettari in moltiplicazione ed esportiamo lo Yume in tutto il mondo». In questo momento sono una decina le aziende (fra cui una biologica) ad aver deciso di investire nel riso SIS, per un totale di circa 40 ettari, seminati a Loto e Ducato. 

     

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    «ECCO PERCHE’ CONVIENE IL SEME CERTIFICATO»

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    MINOIA SIS «ECCO PERCHE CONVIENE IL SEME CERTIFICATO»Assosementi lancia l’allarme seme certificato, peraltro confermato dai dati del Cra Ense. I risicoltori, dal canto loro, mugugnano: i prezzi sono bassi e il seme costa troppo, meglio riutilizzare quello aziendale… Abbiamo voluto chiedere a un sementiero come stiano veramente le cose. L’intervistato è Carlo Minoia, responsabile riso della Sis (nelle foto).

    Voi sementieri sostenete che il seme certificato conviene. Perché?

    Non è banale definire il valore di un seme certificato e troppo spesso si commette l’errore di limitarsi a guardare il seme, verificarne il colore, e chi è un po’ più attento arriva a provare la germinabilità in modo empirico. In realtà un seme certificato è e deve essere sinonimo di qualità per stare sul mercato: ovvio che costi maggiormente del seme da pila anche se è radicalmente sbagliato pensare che il suo prezzo debba essere confrontato con il prezzo del risone. Esistono motivi concreti per cui il prezzo è maggiore, motivi che un imprenditore agricolo serio sa valutare: una semente certificata, per essere definita tale, dev’essere primariamente controllata in campo dal CRA ENSE; gli osservatori fitopatologici verificano la presenza o meno di nematode; successivamente, sempre il CRA ENSE ne certifica la purezza varietale, la presenza o meno di riso crodo e la germinabilità… Questi controlli costano e garantiscono standard davvero inarrivabili per il seme da pila.

    Cosa c’entra la tracciabilita del prodotto con la semente ?

    C’entra molto e anzi sarebbe bello se ci credessimo tutti: nei mercati avanzati è essenziale, ormai, poter informare il consumatore che il prodotto che sta mangiando è stato coltivato secondo le buone regole agroambientali e nel rispetto di tutte le normative esistenti, ma soprattutto che è frutto di una produzione certificata dall’inizio alla fine, quindi anche a partire dall’impiego di un seme “made in Italy”, acquistato e coltivato dall’azienda X, ecc. cosi da poter responsabilizzare chi produce.

    Facciamo qualche esempio pratico…

    Di questi tempi si sente parlare di importazioni da paesi extra europei di riso indica; bene, sono certo che vengano effettuati tutti i controlli per garantirne la qualità, ma il consumatore e il trasformatore non sono in grado di conoscerne la vera provenienza e quali trattamenti ha subito, mentre una varietà indica come ad esempio la nostra varietà Sagittario, coltivata nelle aziende del Vercellese o della Lomellina con seme certificato è in grado di dire tutto di se stessa al consumatore. Valore aggiunto per la filiera e – perché no? – anche la soddisfazione di lavorare bene.

    Questo però è l’anno del lungo A. Che previsioni fate?

    Mi ero ripromesso di non fare più previsioni… Di certo, mi spaventa un po’ questa corsa verso il riso da interno: abbiamo tanta richiesta di sementi come Volano, Carnaroli, Sant’Andrea e Baldo e temiamo che il reimpiego aziendale di tutte queste varietà alla fine sia molto più elevato che in passato.

    Una curiosità: che fine hanno fatto i risi aromatici?

    Bella domanda! Non sono passati molti anni da quando in incontri ufficiali si invitavano le aziende sementiere a concentrarsi sulla ricerca di risi aromatici e ne sono stati iscritti diversi – noi come Sis siamo stati i primi ad iscrivere le varietà Italiana, Fragrance, Asia e Giglio, caratterizzate da una aroma naturale e graditissime a coloro che le hanno assaggiate – tuttavia sul piano produttivo non si capisce perchè non ci sia interesse. In pratica quel riso lo seminano pochi appassionati o chi ha un mercato specifico e non mi risulta ci siano numeri importanti.

    Prevede che i risicoltori tradiranno il riso per il mais o la soia quest’anno?

    Non credo a un crollo dell’ettarato: probabilmente, chi già lo scorso anno ha inserito soia nella propria azienda si ripeterà, dal momento che i prezzi hanno tenuto e le produzioni non sono state niente male, pur tenendo conto che il 2014 è stato un anno anomalo (in positivo) anche per la soia;  come Sis, tutta la nostra produzione Italiana di soia, ed particolare quella a basso contenuti di fattori antinutrizionali, è praticamente esaurita! Non credo invece, nonostante le ottime produzioni di mais per ettaro, che la superficie di quel cereale aumenti. (06.02.15)

     

     

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    MAIS: SIS PRESENTA DUE NUOVI IBRIDI AD ALTA DIGERIBILITA' PER FORAGGI E BIOGAS

    534 - 26:01:15/09:58 - bologna, (agra press) - un comunicato informa sulle "novita' in casa sis sul fronte dei mais ad alta digeribilita'. la prima societa' sementieratutta italiana - si legge nel comunicato - ha infatti creato due nuovi ibridi, sis ad701 e megasil, che si affiancano nella campagna 2015 ai gia' conosciuti e collaudati lica 1156s e lica 29s17". "sis ad 701, ibrido da 135 gg - spiega la societa'italiana sementi - e' una pianta dalla taglia imponente con una sviluppata massafogliare, particolarmente indicata per ambienti a medio/alto stress. megasil e'invece un ibrido piu' precoce (120 gg.) di taglia medio-alta e con eccellente vigorevegetativo iniziale, particolarmente adatto alle semine anticipate di primo raccolto(da meta' marzo) e ai secondi raccolti. gia' da alcuni anni - ricorda il comunicato -sis si e' dedicata alla introduzione sul mercato italiano di nuovi ibridi per quantoriguarda i mais ad alta digeribilita'. non si tratta ne' di ogm ne' di mais bmr chepresentano diversi problemi di stabilita', ma di ibridi ottenuti tramitemiglioramento genetico tradizionale, utilizzando materiale con alta digeribilita'della fibra. l'utilizzo di foraggi piu' digeribili - chiarisce la sis - eleva le rese el'efficienza produttiva, in quanto risulta sufficiente usare una minore quantita' dialimento per ottenere le stesse unita' di prodotto. poiche' in natura la fibra e' ilmateriale meno digeribile e costituisce la maggior quota parte di tutti i foraggi,l'attenzione di sis - prosegue il comunicato - si e' rivolta a ibridi di mais con valoridi digeribilita' della fibra piu' elevati. il vantaggio di questi trinciati e' da una parteun valore energetico piu' alto, dall'altra un aumento della ingestione di foraggiogiornaliera. impiegando nell'alimentazione animale silomais prodotto con questiibridi, l'incremento medio atteso per capo/giorno e' di 1-1,5 kg. di latte rispetto aun silomais ottenuto con un ibrido tradizionale. anche per la produzione di biogas,peraltro - aggiunge la sis - la riduzione di fibre indegradabili favorisce la massimaefficienza nella produzione di metano. il mais ad alta digeribilita' aumental'efficienza di resa dell'impianto a biogas. ad esempio, per la produzione di 24 mwgiornalieri - conclude la societa' italiana sementi - si ottiene una differenza nellaquantita' di silomais necessaria per la stessa produzione di metano di quasi il10%, pari a diverse centinaia di tonnellate all'anno di prodotto, permettendo cosi'una notevole riduzione della superficie di terreno necessaria all'alimentazionedell'impianto". (cl.co)

     


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    SIS AMPLIA PROPRIA GAMMA DI MAIS AD ALTA DIGERIBILITA'

    341 - 20:01:15/09:35 - bologna, (agra press) - la societa' italiana sementi (sis) dalla campagna di semina 2015 amplia la propria gamma di mais ad alta digeribilita'. ne da' notizia sis, spiegando che ai gia' noti mais da trinciato "lica 1156s" e "lica29s17", si aggiungono i due nuovi ibridi "sis ad 701" e "megasil". sis precisa che"non si tratta di mais bmr, che come risaputo presentano diversi problemi distabilita', ne' di ogm, ma di ibridi ottenuti tramite miglioramento genetico tradizionale utilizzando materiale genetico con alta digeribilita' della fibra". "sis ad701" e' un ibrido di 135 gg che "si presenta come una pianta maestosa dalla taglia imponente con una massa fogliare particolarmente sviluppata e particolarmente indicata anche per ambienti a medio/alto stress". "megasil" e' invece "un ibridodecisamente piu' precoce (120gg) che presenta, in relazione al suo ciclo, una taglia medio-alta e soprattutto un eccellente vigore vegetativo iniziale che lo rende particolarmente adatto alle semine anticipate di primo raccolto e per i secondi raccolti". (ab)


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    SIS RINNOVA SOSTEGNO A FONDAZIONE ANT ITALIA ONLUS PER LOTTA AI TUMORI

    107 - 12:01:15/12:35 - bologna, (agra press) - il fondatore e presidente onorario della fondazione ant italia onlus per la lotta ai tumori franco pannuti ha visitato nel periodo natalizio la sede della sis-societa' italiana sementi di idice di san lazzaro di savena ed ha incontrato il presidente ed il direttore generale di sis claudio mattioli e gabriele cristofori, che hanno rinnovato il sostegno dell'organizzazione nei confronti della fondazione. "sono onorato di essere qui - ha detto pannuti - perche' ci sono i valori comuni della solidarieta' e della lotta alla sofferenza attraverso l'amore e l'impegno delle persone. in questi anni ant ha sempre avuto da sis una risposta di solidarieta' e sostegno". "nell'attuale fase di crisi - ha spiegato cristofori - tutti devono portare il loro mattone per una societa' piu' equa. la nostra azienda"..."si sente percio' investita di una forte responsabilita' sociale ed etica a favore di chi soffre e dei piu' bisognosi".(ab) 

     


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    ATTENTI AI TEMPI DI SEMINA

    volano-sis

    MATTIOLI
    Buona pratica agricola. Concetto noto, diffuso, sovente abusato. Ma a seguire le buone pratiche ci si guadagna; anche in anni difficili, come questo. Lo afferma Carlo Minoia, responsabile del settore riso per la Sis. La società sementiera bolognese è titolare della varietà da risotto più coltivata, il Volano, commercializzato come Arborio. Quattordicimila ettari il primo, settecentosessanta il secondo (dati Ente Risi). «Anche il Volano quest’anno ha risentito del clima piovoso, come molte altre varietà di riso, che a causa del maltempo hanno fatto registrare cali del 20-30% – ci conferma Minoia –, tuttavia abbiamo verificato che rispettare i tempi di semina e le altre buone pratiche ha pagato, e non solo nel caso del Volano. Parrà banale, ma per la natura non lo è: una semina parzialmente ritardata, diciamo al 10 maggio, quando invece doveva avvenire nell’ultima settimana di aprile, quest’anno ha comportato un cattivo raccolto».

    In effetti, il clima alla Sis è tutt’altro che infausto: «La speranza è di poter nuovamente crescere in termini di fatturato», ammette il direttore generale Claudio Mattioli (foto piccola) e quel “nuovamente” fa pensare a un possibile nuovo record dopo i 36 milioni del 2012. Si lavora sulle performances agronomiche delle varietà da risotto, da parboiled (Loto), su alcune nicchie (Yume) e sui nuovi tondi Eridano e Ducato, ma anche – e molto – sui “concorrenti” del riso, a partire dalla soia (con varietà a basso contenuto di fattori antinutrizionali ideali per la moderna mangimistica). Intenso anche l’export: per restare al riso, si registrano in aumento le vendite di Eurosis in Portogallo e di Sagittario in Grecia.

     

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    SIS, il frumento tenero a "Bologna"

     

    SIS_TENERI

     

    Da 4 anni primo nelle semine, si avvia ad esserlo per il quinto anno consecutivo.
    Alla vigilia delle semine dei frumenti, SIS - Società Italiana Sementi ha fatto il punto della campagna autunnale con i propri tecnici. Si registra ancora una volta lo straordinario successo della varietà 'Bologna', la varietà più coltivata in Italia da quattro anni e la cui disponibilità si sta avviando all'esaurimento in Italia ed in Europa. Con circa 100.000 ettari di superficie investita dagli agricoltori italiani, il 'Bologna' ha rafforzato il suo primato nel 2013-14 e si appresta a consolidarlo nella corrente campagna. Il grande successo di questa varietà - che ha visto negli anni un crescendo di superfici investite - è dovuto ad un mix di alta e costante adattabilità produttiva ma soprattutto, come sottolinea il direttore generale SIS, Claudio Mattioli, “alle sue caratteristiche molitorie che hanno contribuito ad innalzare significativamente il livello medio della qualità della produzione italiana”. E non a caso il 'Bologna' è da tempo al centro di diverse filiere, ad esempio le farine per i panini di Mc Donald's.

    Grandi soddisfazioni arrivano da nuove cultivar di frumento tenero recentemente introdotte da SIS, quali 'Tintoretto' - varietà caratterizzata dall'eccellente produttività di granella e adatta anche per biodigestori - e 'Bellini' dalla spiga di grandi dimensioni e con granella bianca che lo rende adatto a particolari utilizzi. Entrambe queste varietà risultano già esaurite per le grandi richieste pervenute dagli agricoltori.
    Sul fronte dei frumenti duri si ipotizza un aumento degli investimenti in particolare in Emilia-Romagna e nel Nord Italia. In questo quadro spicca la varietà 'Cesare' , indicata per i terreni del Nord, con ottima resistenza all'allettamento e alle virosi e buona tolleranza alle fusariosi. Alta l'attenzione degli agricoltori, in tutta Italia, per 'Massimo Meridio' e 'Marco Aurelio', dalla eccellente produttività e con caratteristiche qualitative di alto livello per il contenuto proteico. Due varietà di punta, che sono entrate a pieno titolo in alcuni fra i più importanti progetti di filiera a livello nazionale.
    Tra le novità dei frumenti duri SIS spicca 'Ovidio', adatta per tutti gli areali e dall'ottimo equilibrio tra produttività e contenuto proteico; 'Furio Camillo', varietà rustica che fornisce sempre un eccellente peso ettolitrico; 'Emilio Lepido', che ha evidenziato la migliore qualità del glutine tra le varietà esistenti sul mercato.
    I successi in campo confermano la scelta strategica di SIS a fianco dei produttori nella sfida su qualità e tracciabilità, elementi cardine per dare più valore aggiunto al prodotto nazionale e più margine alle imprese agricole. Ma - avverte Mattioli - “è bene ricordare che solo il seme certificato è garanzia di filiera tracciabile. E il seme confezionato nel sacco SIS , oltre alla tracciabilità, garantisce all'agricoltore l'origine e la qualità del prodotto frutto dei rigidi controlli che i tecnici SIS applicano lungo tutta la filiera di produzione del seme”.

    SIS è la prima società sementiera tutta italiana, leader nei cereali e nel riso. Ha sede a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna ed è controllata dal sistema dei Consorzi agrari italiani. Negli anni ha concentrato risorse umane e finanziarie nella ricerca, per mettere a disposizione dei produttori i migliori prodotti. A questa attività si è affiancata una intensa attività di sperimentazione su materiali provenienti dai più importanti costitutori italiani ed esteri, pubblici e privati. Grazie a questo impegno SIS ha rinnovato ed ampliato il proprio catalogo, che oggi è il più completo esistente sul mercato, con l'introduzione di ibridi e varietà di eccellente livello qualitativo e produttivo, che primeggiano nelle prove ufficiali. L'attività di "breeding" è focalizzata prioritariamente sui frumenti duri e teneri e sul riso e ha le proprie basi operative nelle due Aziende sperimentali di SIS, l'Azienda Idice (42 ha ) e l'Azienda Cantaglia (95 ha ), in cui si concentrano le prime fasi di incrocio e selezione. E' inoltre attiva una rete sperimentale autonoma che gestisce otto località di prove parcellari di cereali autunno-vernini e quattro di riso, dislocate da nord a sud in otto diverse regioni italiane, in areali estremamente rappresentativi. Il lavoro di miglioramento genetico è supportato dalle tecniche più innovative, quali i marcatori molecolari e i doppi aploidi, e beneficia della possibilità di usufruire, per le specie il cui ciclo lo permette, di una seconda generazione annuale in Sud America, che consente di abbreviare notevolmente il tempo di ottenimento di una nuova varietà.

     

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    SIS: PRONTO IL CATALOGO 2014-2015

    Circa 200 prodotti a disposizione di operatori e agricoltori. Fra le novità: i frumenti teneri Caravaggio e Tintoretto; i frumenti duri Ovidio e Furio Camillo; i mais ad alta digeribilità della fibra; le soie a basso contenuto di fattori antinutrizionali

    sis-catalogo-2014-2015.jpg

    Il catalogo 2014-2015 di Sis è sfogliabile sul sito

    Nata nel 1947 e ingranditasi con l’incorporazione di altre aziende storiche del panorama sementiero nazionale (La Foraggera di Lodi, la Società polesana produttori sementi di Badia Polesine e la Società Nazareno Strampelli di Rieti), la Società italiana sementi, Sis, di San Lazzaro di Savena (Bo) rappresenta oggi un chiaro esempio di come un’azienda totalmente italiana e di proprietà esclusiva del mondo agricolo possa diventare un preciso punto di riferimento per gli agricoltori italiani, europei e di altri Paesi.
    Nei suoi oltre 60 anni di storia la Sis si è fortemente impegnata per mettere a disposizione degli agricoltori una gamma di prodotti sempre più ampia e altamente qualificata, soprattutto attraverso un’incessante e competente attività di ricerca
    La concreta testimonianza di questo impegno è dimostrata dai quasi 200 prodotti presenti sul nuovo catalogo 2014/2015, pubblicato in questi giorni ed in corso di distribuzione presso gli agricoltori, le agenzie e i punti vendita degli operatori del settore.
    Il catalogo, che può essere consultato direttamente sul sitowww.sisonweb.com, contiene le principali novità Sis per le prossime campagne di semina e costituisce un vero e proprio compendio di riferimento per il settore delle grandi colture a pieno campo.
    Accanto alle varietà di punta come il Bologna (da tre anni prima varietà di frumento tenero coltivata in Italia), i frumenti duri Marco Aurelio eCesare e il riso Volano, gli imprenditori agricoli vi troveranno diverse novità interessanti e opportunità colturali. Fra le più importanti ci sono: i frumenti teneri Caravaggio e Tintoretto; i frumenti duri Ovidio eFurio Camillo; i mais ad alta digeribilità della fibra MegasilSis Ad 70, lesoie a basso contenuto di fattori antinutrizionali e infine una gamma completa di sementi foraggere e proteiche.
    Nel catalogo sono evidenziate le varietà disponibili anche con certificazione biologica.

     

     

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    UN SUSHI DA SOGNO

     

    Il dubbio è legittimo: perché, in un momento in cui si cerca in tutti i modi di standardizzare il prodotto, i giapponesi pagano i nostri agricoltori per produrre un riso che abbia le caratteristiche esatte di quello coltivato da millenni in Giappone? E’ ciò che avviene con la varietà Yume, costituita e distribuita dalla Sis, Società Italiana Sementi, di Bologna su mandato del gruppo di Japan Food Corporation (Dusseldorf), braccio europeo della nipponica Kikkoman.

    La scorsa settimana abbiamo seguito la delegazione giapponese – guidata dal professor Tsuyoshi Honda – che supervisiona periodicamente i campi di Yume in Italia. Una ventina di tecnici e commerciali e un clima molto diverso da quello cui siamo abituati: silenzio e precisione. Piove? Si verifichi esattamente quanto in un’ora. Fa freddo? Si misuri la temperatura, ma non quella atmosferica, bensì quella nel terreno, a tre diverse profondità… Un italiano penserebbe che basti un tondo qualsiasi per fare del buon sushi. Il sushi per i giapponesi è un’altra cosa, perché la preparazione del cibo come tante altre attività inerenti la cura del corpo non si riduce agli aspetti nutrizionali, ma investe la tradizione, la psicologia, i sentimenti di ogni consumatore. Per capire, basti sapere che il riso utilizzato per preparare il sushi, dopo essere stato lavato e cotto con tecniche particolari, dev’essere portato alla temperatura del corpo prima di essere associato agli altri ingredienti. Ecco perché il prodotto distribuito in Europa e destinato agli amanti della cucina nipponica può essere coltivato in Italia ma deve “parlare” un perfetto giapponese.

    Si tratta di una nicchia, nicchissima, è chiaro, ma abbastanza consistente per interessare un colosso come Kikkoman, noto perché distribuisce la più famosa salsa di soya. L’accordo con Sis data 2001, è partito operativamente nel 2006 e oggi interessa 550 ettari (rendimenti intorno alle 7 tonnellate a ettaro) coltivati con Yume, che non a caso in giapponese significa “sogno”. «Potevamo coltivare questo riso in diverse aree d’Europa – ci spiega Naohiro Hara, di Kikkoman – ma abbiamo scelto l’Italia perché è il Paese che offre maggiori garanzie di fare un’agricoltura realmente Ogm free». Un giudizio che prova come la martellante campagna Coldiretti sull’argomento abbia lasciato il segno… «La strategia di produrre un riso giapponese all’estero rappresenta una precisa linea aziendale, nel senso che noi distribuiamo solo prodotti originali – aggiunge Shuji Tsujita, di JFC –ma la ragione di questa linea va ricercata nella cultura del consumatore giapponese, che considera il cibarsi un momento culturale e spirituale e vuole sentirsi legato alla terra e alla tradizione. Non è secondario il fatto che le nostre preparazioni gastronomiche hanno spesso secoli di storia e sono il risultato di un infinito perfezionamento tecnico». Anche in campo i giapponesi sono esigentissimi: Yume è stata selezionata partendo da germoplasma giapponese e presenta un granello tondo, a ridotto contenuto di amilosio ed estremamente cristallino. Alcuni difetti, come i grani vaiolati, non sono ammessi. Per le rotture è fissato uno standard severo. Il valore di vendita all’ingrosso si aggira intorno ai 3 euro al chilo. Al dettaglio si può trovare intorno ai 7 euro. In genere si vende in pack da 20 chili, perché è destinato alla ristorazione e non al consumo privato. “Sul piano agronomico – ci spiega il professor Honda, il quale è uno dei massimi esperti giapponesi di risicoltura – questa varietà non teme la maggior parte delle fitopatologie, ma può essere attaccata dalla Pyricularia e quindi presentare i sintomi tipici del brusone. Va da sé che, con i controlli imposti da Sis e Jfc, in genere si scopre questa malattia già ai primi stadi e viene facilmente contrastata, seguendo il protocollo di coltivazione concordato tra Sis e l’agricoltore». Per Sis, «Yume è una delle varietà moderne della nostra risicoltura che sta evolvendo da tempo verso una agricoltura di qualità e low input, cioè più sostenibile sul piano economico e ambientale» aggiunge Carlo Minoia, responsabile riso e di questo progetto per la società bolognese. La quale, a dimostrazione del fatto che la “nicchia” promette bene, sta immettendo sul mercato nazionale altre varietà per sushi, sempre in partnership con Kikkoman e derivate dal Selenio, che sono Ducato ed Eridano. 

     

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    SIS E DE CECCO RINNOVANO ACCORDO PER FRUMENTO DI ALTA QUALITA'

    7063 - 30:06:14/13:00 - bologna, (agra press) - il direttore generale della societa' italiana sementi (sis) claudio mattioli ed il presidente di de cecco filippo antonio de cecco - informa un comunicato - hanno firmato un accordo che rinnova il "lavoro di collaborazione e di ricerca coordinata per incrementare la qualita' della produzione nazionale di frumento duro destinata al pastificio de cecco". il rinnovo - si legge nel comunicato - "e' il frutto dell'attento lavoro scientifico di stefano ravaglia, responsabile ricerca e sviluppo di sis, e di tullio di primio, responsabile qualita' di de cecco. dopo l'avvenuta individuazione, attraverso un accurato lavoro di screening dei materiali messi a disposizione da sis, di alcuni genotipi di frumento duro innovativi, sia per le caratteristiche di attitudine alla pastificazione, sia per l'adattabilita' alla coltivazione nel territorio italiano e piu' specificamente nel centro-sud italia, si e' gia' nella fase di sviluppo, per confermare le potenzialita' produttive, l'adattabilita' e le caratteristiche merceologiche e tecnologiche delle varieta' e delle linee di frumento duro individuate. tra queste - prosegue il comunicato - particolare interesse e' stato posto su emilio lepido, per l'incomparabile qualita' del glutine, e su marco aurelio, per gli elevati indici proteici accoppiati ad eccellente produttivita'". "in tal senso - precisa sis - sono state messe in campo una serie di iniziative all'interno dei bacini di approvvigionamento della de cecco (culminate in appositi contratti di coltivazione), allo scopo di migliorare le conoscenze per la coltivazione in pieno campo e di fornire informazioni sulla gestione agronomica piu' adeguata alle peculiarita' dei nuovi materiali nei diversi comprensori". "il rinnovo dell'accordo con un marchio prestigioso del made in italy come de cecco, indiscusso leader mondiale per qualita' ed immagine della pasta italiana - afferma il presidente di sis, gabriele cristofori - rientra a pieno titolo nella filosofia di sis, che e' quella di lavorare su filiere di qualita' 100% italiane. la collaborazione prosegue a vantaggio di tutto il mondo agricolo ed e' un ulteriore riconoscimento per sis che, scelta da un'azienda come de cecco, vede premiare il proprio lavoro di ricerca che l'ha vista affermarsi come capofila del mondo sementiero a livello nazionale", aggiunge. "siamo fieri del rinnovo dell'accordo di ricerca raggiunto con sis - sottolinea de cecco - perche' riteniamo possa consentirci  di raggiungere il nostro obiettivo, che e' quello di migliorare il grano duro italiano per quanto attiene la quantita' e qualita' delle proteine in un'ottica di ulteriore incremento del nostro ruolo di interpreti della qualita' e tipicita' della pasta italiana nel mondo". (ab)

     

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    SIS AL GOVERNO: NON DIMENTICATE IL SEME CERTIFICATO

    Sementieri sul piede di guerra. L’accordo politico raggiunto dai ministri dell’Ambiente dell’Ue, che dopo quattro anni di dibattiti lascia liberi gli Stati membri di coltivare o di vietare  gli Ogm sul loro territorio e quello tutto italiano sugli aiuti accoppiati scoprono i nervi del settore. La Sis, una delle ditte più in vista, ha emesso un comunicato per sottolineare che l’accordo europeo permette di non coltivare Ogm, ma perché ciò sia possibile  è necessario utilizzare seme certificato. “E’ una svolta profonda nel quadro normativo europeo – è l’opinione di Gabriele Cristofori, presidente SIS Società Italiana Sementi – che premia gli sforzi di ricerca e innovazione di quelle imprese come SIS che da sempre lavorano su filiere di qualità 100% italiane e che grazie a questa filosofia hanno incontrato il favore delle imprese agricole”. Ciò detto Cristofori mette in guardia tutti da un pericolo, che le sementi OGM messe al bando non possano rientrare dalla porta di servizio attraverso materiale genetico non certificato. “Il solo modo di chiudere la porta alle sementi OGM è di decidere che gli aiuti accoppiati destinati ai seminativi siano vincolati all’uso di sementi ufficialmente certificate, poiché solo il materiale certificato garantisce la completa tracciabilità di quello che viene seminato. L’uso di materiale di incerta e dubbia provenienza potrebbe aprire la porta anche a prodotti OGM eventualmente importati ad uso zootecnico e poi utilizzati illegalmente per la semina” è la dichiarazione di Cristofori, il quale conclude: “E’ assolutamente necessario cautelarsi da questo rischio, pertanto le direttive che il Ministero emanerà , contenenti i regolamenti operativi per ottenere  gli aiuti PAC accoppiati relativi ai seminativi , dovranno prevedere il vincolo dell’uso di seme certificato che, oltretutto garantisce, oltre alla tracciabilità ed all’assenza di OGM, anche la salubrità delle produzioni. La qualità della materia prima made in Italy è la garanzia indispensabile per produrre le eccellenze dell’agroalimentare Italiano che tutto il mondo ci invidia e ci copia”. E’ il classico caso di chi parla a nuora perché suocera intenda: il presidente della Sis infatti si complimenta con Galletti ma manda un messaggio in codice a Martina, il titolare dell’Agricoltura. Il Mipaaf infatti sta ancora rifinendo con le Regioni l’accordo sulla distribuzione degli aiuti accoppiati e sembra che quelli destinati alla risicoltura non prevedano l’obbligo di utilizzare sementi certificate: ovvio che i sementieri continuino a fare pressioni, anche se la partita sembra oramai chiusa. Il testo definitivo dell’accordo non è ancora stato diffuso. (foto grande: Fusar Video info@fusarvideo.it (20.06.14) 

     

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    OGM: CRISTOFORI (SIS), BENE ACCORDO POLITICO MA SERVE OBBLIGO SEME CERTIFICATO

    6672 - 18:06:14/15:15 - roma, (agra press) - "l'accordo politico raggiunto dai ministri dell'ambiente dell'ue, che dopo quattro anni di dibattiti lascia liberi gli stati membri di coltivare o di vietare gli ogm sul loro territorio, garantisce all'italia la liberta' di non coltivare ogm, come ha fatto finora", afferma il presidente della societa' italiana sementi (sis) gabriele cristofori. si tratta - sostiene - di una "svolta profonda nel quadro normativo europeo, che premia gli sforzi di ricerca e innovazione di quelle imprese come sis che da sempre lavorano su filiere di qualita' 100% italiane e che grazie a questa filosofia hanno incontrato il favore delle imprese agricole". cristofori esprime un "sentito ringraziamento per il lavoro svolto al ministro dell'ambiente gianluca galletti e all'intero governo" e "mette in guardia da un ulteriore pericolo, che le sementi ogm messe al bando non possano rientrare dalla porta di servizio attraverso materiale genetico non certificato". "il solo modo di chiudere la porta alle sementi ogm e' di decidere che gli aiuti accoppiati destinati ai seminativi siano vincolati all'uso di sementi ufficialmente certificate, poiche' solo il materiale certificato garantisce la completa tracciabilita' di quello che viene seminato", continua il presidente, secondo il quale "l'uso di materiale di incerta e dubbia provenienza potrebbe aprire la porta anche a prodotti ogm eventualmente importati ad uso zootecnico e poi utilizzati illegalmente per la semina". "e' assolutamente necessario cautelarsi da questo rischio, pertanto le direttive che il ministero emanera', contenenti i regolamenti operativi per ottenere gli aiuti pac accoppiati relativi ai seminativi, dovranno prevedere il vincolo dell'uso di seme certificato che, oltretutto garantisce, oltre alla tracciabilita' ed all'assenza di ogm, anche la salubrita' delle produzioni. la qualita' della materia prima made in italy e' la garanzia indispensabile per produrre le eccellenze dell'agroalimentare italiano che tutto il mondo ci invidia e ci copia", conclude cristofori. (ab)

     

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    PAC: SIS, GLI AIUTI ACCOPPIATI AI SEMINATIVI NON POSSONO PRESCINDERE DAL SEME CERTIFICATO

    6187 - 04:06:14/09:59 - bologna, (agra press) - sis - societa' italiana sementi, nel "prendere atto dell'accordo raggiunto fra il ministro dell'agricoltura maurizio martina e gli assessori regionali sull'applicazione in italia dell'art.52 del regolamento ue, inerente gli aiuti accoppiati  nell'ambito della politica agricola comune 2014-2020, che valgono circa 426 milioni di euro per la prossima campagna, facendo particolare riferimento agli specifici aiuti accoppiati destinati ai seminativi (pari a circa 146 milioni di euro)", invita "a porre l'attenzione sulla necessita' di legare i suddetti  aiuti all'uso di sementi certificate". "proprio perche' - dicono il presidente sis gabriele cristofori e il direttore generale claudio mattioli - l'accordo assicura un sostegno forte a settori portanti della nostra agricoltura e, con esso, garantisce quelle produzioni su cui si fonda lo straordinario successo del made in italy", "chiediamo che gli aiuti accoppiati pac  concessi ai seminativi non possano prescindere, nel momento in cui si definiranno gli aspetti tecnici dell'aiuto accoppiato, dall'uso di seme certificato, onde assicurare, attraverso la tracciabilita', l'assoluta assenza di ogm". da sempre - sottolinea un comunicato - "sis lavora su filiere di qualita' 100% italiane  e su questa filosofia ha impostato tutto il suo lavoro di ricerca  che l'ha vista affermarsi come capofila del mondo sementiero a livello nazionale". "se vogliamo favorire davvero filiere ogm free, come esplicitamente richiamato nel documento ministeriale - concludono cristofori e mattioli - l'uso di seme certificato e' una doverosa garanzia sia per gli agricoltori che per i consumatori. filiere, ad esempio, come quelle che utilizzano riso, grano duro e  soia di produzione nazionale, sarebbero esposte  al concreto pericolo  di contaminazioni  nel caso di uso di sementi non certificate, di incerta e dubbia provenienza, mettendo a rischio alcuni simboli del made in italy". sis - conclude il comunicato - "e' da sempre concretamente impegnata a fianco dei produttori nella sfida su qualita' e tracciabilita', elementi cardine per dare piu' valore aggiunto al prodotto nazionale e piu' margine alle imprese agricole" e "solo l'uso di seme certificato garantisce all'agricoltore il ritorno del proprio investimento e la tracciabilita' della propria produzione".

     

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    Sis "mecenate" del progetto Eubiosia Ant

    Sis "mecenate" del progetto Eubiosia Ant

    Il professore Franco Pannuti in visita alla sede di San Lazzaro di Savena della società sementiera

    visita-pannuti.jpgUn momento della visita del professor Pannuti

    Il fondatore e presidente onorario di Ant, il professore Franco Pannuti, assieme alla moglie Paola, ha reso visita alla sede della Sis, Società italiana sementi di Idice di San Lazzaro di Savena, accolto dal presidente Gabriele Cristofori e dal direttore generale Claudio Mattioli. La società sementiera, attiva in Italia nei  cereali e nel riso, è impegnata anche nel sociale e sostiene, oltre all’Ant, anche l’Ail e l’Opera di Padre Marella alla quale Sis sta donando 250 chili di riso al mese – 3000 chilicomplessivi annui (erano 2400 nel 2013) - contribuendo così alla copertura annuale del fabbisogno dell’Opera, di tutte le persone accolte e di tutti i poveri che si rivolgono ad essa.

    Nel corso della visita il professor Pannuti ha consegnato alla Sis ildiploma di "mecenate" del progetto Eubiosia Ant.

    Nell’attuale fase di crisi – spiega il presidente Sis, Gabriele Cristofori – tutti devono fare la loro parte. La nostra società, coerente con la sua missione di servizio a favore delle imprese agricole che ogni giorno lavorano a favore del bene comune in termini di qualità delleproduzioni e di sostenibilità ambientale, si sente doverosamente investita di una forte responsabilità sociale ed etica a favore di chi soffre e dei più bisognosi”.

    La Fondazione Ant da oltre trent'anni garantisce assistenza socio-sanitaria gratuita a domicilio ai sofferenti di tumore in nove regioni d'Italia. Dal 1985 ad oggi ha assistito circa 100.000 pazienti oncologici(dato aggiornato al 31 dicembre 2013) in modo completamente gratuito. Oltre 4.000 malati vengono assistiti ogni giorno nelle loro case dalle 20 équipes di specialisti Ant che portano al domicilio del sofferente e alla sua famiglia tutte le necessarie cure di tipo ospedaliero e socio-assistenziale. Sono complessivamente più di 400 i professionisti che lavorano per la Fondazione tra medici, infermieri, psicologi, nutrizionisti, fisioterapisti, farmacisti, operatori socio-sanitari e funzionari, cui si affiancano 1.600 volontari iscritti nel registro Ant.

     

     

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    SIS SOTTOLINEA SUCCESSO GIORNATE TECNICO-DIMOSTRATIVE SUI CEREALI

    SIS SOTTOLINEA SUCCESSO GIORNATE

    TECNICO-DIMOSTRATIVE SUI CEREALI

     

    5694 - 16:05:14/16:35 - bologna, (agra press) - la societa' italiana sementi (sis) ha diffuso un comunicato nel quale sottolinea il successo dei "due incontri bolognesi delle 'giornate tecnico dimostrative 2014', tradizionale appuntamento con le attivita' di sperimentazione condotte da sis, svoltesi il 13 e 15 maggio nella sede di san lazzaro di savena (bo), riservate la prima ai consorzi agrari e la seconda ad inviti". "centinaia tra agricoltori, tecnici e operatori commerciali - secondo gli organizzatori - sono stati accompagnati da esperti sis in visita ai campi sperimentali dell'azienda idice, dove sono state apprezzate le novita' del 'programma cereali 2013/2014', con momenti di approfondimento sugli aspetti di tecnica agronomica, in collaborazione con aziende leader del settore della difesa e nutrizione delle piante". "le principali novita' - spiega sis - riguardano: fra i grani teneri, accanto alle varieta' affermate del catalogo sis (tra cui ricordiamo oltre al bologna, che nelle semine 2013 ha confermato per il terzo anno la propria posizione di prima varieta' coltivata in italia, le piu' recenti palesio, tiepolo, masaccio, akamar e mantegna) grande interesse per gli ultimi nati carracci, caravaggio, michelangelo, tintoretto, bellini ed il gia' diffuso raffaello, panificabile a granella bianca molto produttivo; tra i grani duri, a fianco dei conosciuti e apprezzatissimi claudio e orobel e alle recenti ed affermate varieta' cesare, massimo meridio e marco aurelio, le novita' assolute emilio lepido - prima varieta' italiana per la qualita' del glutine -  furio camillo ed ovidio". "gli incontri proseguono per tutto il mese di maggio in altri campi sperimentali dislocati in tutta italia tra veneto, puglia, toscana, basilicata e abruzzo", rende noto sis. nel ringraziare tutti i collaboratori sis per la perfetta riuscita delle giornate, il presidente gabriele cristofori e il direttore generale claudio mattioli "ricordano il decisivo contributo del capitale umano aziendale ai risultati dell'azienda, che ha chiuso il bilancio 2013 con un fatturato di 35,4 milioni, tra i migliori della sua storia di oltre 66 anni". "i continui investimenti in innovazione e ricerca e la scelta di fondo di lavorare su filiere di qualita' 100% italiane - affermano cristofori e mattioli - ci consentono di offrire soluzioni sempre piu' mirate e competitive alle imprese agricole e di affrontare con ottimismo le sfide di un mercato sempre piu' selettivo". (ab)

     

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    SIS: Semine primaverili, sorghi da foraggio e panico

    Una importante risorsa per le aziende zootecniche ed i produttori di biogas.

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    La stagione primaverile coincide con la semina di numerose colture foraggere e, tra queste, anche di quelle che vengono definite come “erbai” e cioè quelle colture a rapido sviluppo (durata massima uguale od inferiore ad un anno) destinate alla produzione di foraggio verde, fieno od insilato per l’ alimentazione del bestiame e/o in epoca recente, anche del biodigestore per la produzione di biogas. 
    Tra queste colture, un posto di rilevante importanza occupano i sorghi da foraggio che nelle loro differenti tipologie si adattano a tutte le molteplici esigenze delle aziende zootecniche e dei produttori di biogas. Poiché quella dei sorghi da foraggio rappresenta una vera e propria galassia di sottospecie e di diverse tipologie con differenti attitudini è però necessario conoscere i prodotti che si va ad utilizzare per ottimizzare ai fini produttivi il loro impiego. SIS, forte di una consolidata tradizione in questo segmento, mette a disposizione degli agricoltori diverse tipologie di prodotti. 
    Innanzitutto il PIPER, sudan grass dotato di grande precocità di sviluppo e notevole capacità di accestimento. Il PIPER è adatto a diversi utilizzi che vanno dal foraggio verde (con esclusione dei primi stadi vegetativi) all’ insilato ma, se sfalciato prima della fioritura, risulta, anche in funzione degli steli molto sottili, particolarmente adatto alla fienagione, fornendo un foraggio appetibile dotato di ottime caratteristiche nutritive. Seminando nella seconda metà di aprile, si possono ottenere fino a 4 tagli a100/120 cm di altezza con una produzione che può arrivare a 65 Ton/ha di foraggio verde. 
    Il quantitativo di seme da impiegare, a fronte di un “peso 1000 semi” di 11-12 gr, si aggira sui 45/55 kg/ha. 
    Un ruolo di grande interesse sia nella produzione zootecnica sia nel comparto biogas, rivestono gli ibridi di sorgo BMR. Questa tipologia di sorghi presenta infatti caratteristiche di produttività e di qualità della sostanza secca che conferiscono al prodotto una digeribilità superiore del 50% rispetto ai comuni sorghi da foraggio. SIS propone in questo segmento due prodotti e cioè il BMR 201 ed il BMR 333
    Il BMR 333 è un sorgo ibrido monosfalcio a taglia elevata (350-400 cm) con una notevole espansione dell’apparato fogliare. L’impiego di questa tipologia di pianta è l’insilamento effettuato nella fase iniziale della fioritura, quando il tenore zuccherino del culmo presenta i valori più elevati e conferisce il maggior valore nutritivo al prodotto. La semina si può effettuare dalla seconda metà di aprile fino a fine giugno impiegando 18-20 semi/mq. 
    Il BMR 201 è invece un prodotto multisfalcio sempre adatto principalmente a produzione di insilato che va raccolto intorno ai 100 cm di altezza. Dotato di grande capacità di ricaccio, con buone condizioni agronomiche e disponibilità idrica può fornire dai 3 ai 5 sfalci con una produzione totale di biomassa attorno alle 7 Ton/ha. La semina si effettua con 40/45 kg/ha 
    Parlando di grandi produzioni di biomassa GOLIATH è uno speciale sorgo a taglia molto alta (4-4,5 mt) che produce enormi quantità di massa verde e di sostanza secca. Si semina da Aprile a Giugno con 20 semi/mq e arriva a produrre in un’unica soluzione fino a 80 Ton/ha di biomassa Infine, pur non trattandosi di un sorgo, una importante coltura da erbaio intercalare a semina primaverile è rappresentata dal Panico. Graminacea dotata di un rapidissimo sviluppo si presta ottimamente ad essere affienata e con un paio di irrigazioni può produrre in un solo sfalcio fino a 6 Ton di fieno per ha. 
    COLUNGA a ciclo medio, taglia più alta e culmo più robusto e MIRANDA a ciclo precoce, taglia più contenuta ma stelo più sottile sono le varietà proposte da SIS.


     

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    Il riso della Sis alla mensa dei poveri di Padre Marella

    Alla Città dei Ragazzi di San Lazzaro saranno donati 3000 kg nel 2014 a copertura del fabbisogno dell’Opera. Sostegno ai progetti di Ant e BolognaAil

     

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    Nel 2014 Sis - Società italiana sementi donerà 3000 chili di riso complessivi al ramo onlus dell’Opera di Padre Marella
    Fonte immagine: © Svetoslav Radkov - Fotolia

    Per il quarto anno consecutivo Sis - Società italiana sementi, con sede a Idice di San Lazzaro di Savena (Bo), ha voluto confermare e implementare il suo impegno etico e di solidale.

    Su impulso del presidente Gabriele Cristofori e del direttore generaleClaudio Mattioli, Sis nel corso del 2014 donerà al ramo onlus dell’Opera di Padre Marella- Città dei ragazzi, con sede a San Lazzaro, 250 chili di riso al mese – 3000 chili complessivi annui (erano 2400 nel 2013) – contribuendo così alla copertura annuale del fabbisogno dell’Opera, di tutte le persone accolte e di tutti i poveri che si rivolgono ad essa.
    Mattioli e Cristofori hanno motivato la donazione con la volontà di contribuire al sostegno di una comunità che svolge un’attività di altissimo rilievo sociale, particolarmente importante in questi tempi di crisi, con la fornitura  di 400mila pasti annui agli ospiti interni e a tutti i bisognosi che si rivolgono ad essa.

    Padre Gabriele Digani, direttore dell’Opera Padre Marella, ha rinnovato i suoi ringraziamenti ai vertici Sis: “Riso e pasta sono una benedizione per i nostri poveri – sottolinea padre Digani - Del resto sarebbe molto triste che in una città come Bologna, che è detta la Grassa, ci fossero persone che patiscono la fame. Sis fa onore a questa fama di ospitalità del nostro territorio, aiutando i bisognosi sia nella nostra comunità di via del Lavoro, dove diamo da mangiare a pranzo e a cena a 70 indigenti, sia a San Lazzaro, con altre 30 persone, e infine nelle comunità periferiche, dove mandiamo le eccedenze, per un totale di circa 200 persone”.

    Oltre alla collaborazione con l’Opera Padre Marella, Sis sostiene anche le attività del Progetto Eubiosia della Fondazione Ant Italia, da cui ha ricevuto il titolo di ‘mecenate’, e del Progetto Casa Ail  di BolognaAil.

     

     

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    Sis donerà 250kg alla mensa dei poveri di Padre Marella

    la societa' italiana sementi (sis) ha diffuso un comunicato stampa nel quale sottolinea che "per il quarto anno consecutivo la societa' ha voluto confermare e implementare il suo impegno etico e di solidarieta' verso i piu' bisognosi" e "su impulso del presidente gabriele cristofori e del direttore generale claudio mattioli, nel corso del 2014 donera' al ramo onlus dell'opera di padre marella-citta' dei ragazzi", con sede a san lazzaro, 250 chili di riso al mese, per un totale di 3000 chili complessivi annui (erano 2400 nel 2013), contribuendo cosi' alla copertura annuale del fabbisogno dell'opera, di tutte le persone accolte e di tutti i poveri che si rivolgono ad essa". "il direttore claudio mattioli e il presidente gabriele cristofori - si legge nel comunicato - hanno motivato la donazione con la volonta' di contribuire al sostegno di una comunita' che svolge un'attivita' di altissimo rilievo sociale, particolarmente importante in questi tempi di crisi, con la fornitura  di 400mila pasti annui agli ospiti interni e a tutti i bisognosi che si rivolgono ad essa". "riso e pasta sono una benedizione per i nostri poveri - afferma padre gabriele digani, direttore dell'opera padre marella - del resto sarebbe molto triste che in una citta' come bologna, che e' detta la grassa, ci fossero persone che patiscono la fame. sis fa onore a questa fama di ospitalita' del nostro territorio, aiutando i bisognosi sia nella nostra comunita' di via del lavoro, dove diamo da mangiare a pranzo e a cena a 70 indigenti, sia a san lazzaro, con altre 30 persone, e infine nelle comunita' periferiche, dove mandiamo le eccedenze, per un totale di circa 200 persone", conclude. "in questo momento di crisi - spiega il presidente sis, gabriele cristofori - c'e' bisogno dell'apporto di tutti. la nostra societa' sementiera, coerente con la sua missione di servizio a favore delle imprese agricole che ogni giorno lavorano a favore del bene comune in termini di qualita' delle produzioni e di sostenibilita' ambientale, si sente doverosamente investita di una forte responsabilita' sociale  ed etica a favore dei piu' bisognosi. siamo pertanto lieti di proseguire la collaborazione con l'opera di padre marella, supportando una istituzione che ogni giorno lavora concretamente al servizio  reale di tante persone in difficolta'". "oltre alla collaborazione con l'opera padre marella, sis sostiene anche le attivita' del progetto eubiosia della fondazione ant italia, da cui ha ricevuto il titolo di 'mecenate', e del progetto casa ail di bolognaail", conclude il comunicato. (ab)

     

     

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    Pronti alla semina del riso

    È ormai prossimo l’inizio delle semine del riso in tutto il territorio italiano, a cominciare da chi seminerà in asciutta. La situazione dei terreni appare buona, il tempo sta aiutando nelle  preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013. Ne dà notizia la SIS, la Società Italiana Sementi, impresa leader nella produzione e commercializzazione di riso da seme. La superficie risicola in Italia per l’imminente campagna resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volano, la varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio. Un calo di aree coltivate è previsto invece per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il Vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel Ferrarese

    Per quanto riguarda il mercato in Italia, il superfino sta crescendo di prezzo, mentre il seme Indica paga la concorrenza dei Paesi asiatici.  Più in particolare, è una stagione molto positiva per le varietà da risotto. Nella passata annata i prezzi dei risi superfini erano infatti in calo, o comunque equiparati a quelli della concorrenza straniera. Da qui una disaffezione degli agricoltori che hanno penalizzato inparticolare questo comparto seminando di meno, aiutati in questa scelta anche da condizioni meteo particolarmente sfavorevoli per le semine stesse (primavera piovosa e fredda). Il prodotto di questa tipologia raccolto nel 2013– Baldo, Arborio, Volano, Carnaroli – spesso è risultato di qualità mediocre, innescando così un rialzo del riso superfino (quasi 750 euro a tonnellata per il risone).

    D’altro lato il riso a seme Indica soffre invece la concorrenza deicompetitors asiatici, in particolare Pakistan, Myanmar e Cambogia, che esportano nel nostro Paese riso semigreggio o bianco lavorato a prezzi molto competitivi, con una conseguente contrazione del mercato del lungo B. In generale le produzioni dell’ultima campagna hanno oscillato tra le 6,5 e le 7 tonnellate per ettaro, con delle rese alla raffinazione tendenzialmente basse (verosimilmente attorno ai 55 kg con un globale di 70/72 kg per i risi da interno e 62 kg di resa per i lunghi da esportazione ed i tondi). Previsioni per il resto della stagione: in alcuni Paesi europei ci sarà un’ulteriore contrazione, in particolare in Francia, mentre in Italia si parla a livello nazionale di sostanziale stabilità con un recupero di un migliaio di ettari circa.

     

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    Riso 2014: semine in partenza

    Sis sull'imminiente campagna: superfici stabili, in aumento le varietà da risotto. In tensione i prezzi del superfino

     

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    Sis: la superficie forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volano

    È prossimo l’inizio delle semine del riso in tutto il territorio italiano, a cominciare da chi seminerà in asciutta. La situazione dei terreni appare buona, il tempo sta aiutando nelle preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013. Ne dà notizia la Sis, la Società italiana sementi, impresa attiva nella produzione e commercializzazione di riso da seme.

    La superficie risicola in Italia per l’imminente campagna resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà darisotto, in primo luogo il Volano, la varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio. Un calo di aree coltivate è previsto invece per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel ferrarese.

    In Italia, il superfino sta crescendo di prezzo, mentre il seme Indica paga la concorrenza dei Paesi asiatici. E' una stagione molto positiva per le varietà da risotto. Nella passata annata i prezzi dei risi superfini erano in calo, o equiparati a quelli della concorrenza straniera. Da qui una disaffezione degli agricoltori che hanno penalizzato in particolare questo comparto seminando di meno, anche per le condizioni meteo particolarmente sfavorevoli per le semine stesse (primavera piovosa e fredda). Il prodotto di questa tipologia raccolto nel 2013 – Baldo, Arborio, Volano, Carnaroli - spesso è risultato di qualità mediocre, innescando così un rialzo del riso superfino (quasi 750 euro a tonnellata per il risone).

    Il riso a seme Indica soffre invece la concorrenza dei competitors asiatici, in particolare PakistanMyanmar e Cambogia, che esportano in Italia il riso semigreggio o bianco lavorato a prezzi molto competitivi, con una conseguente contrazione del mercato del lungo B. In generale leproduzioni dell’ultima campagna hanno oscillato tra le 6,5 e le 7 tonnellate per ettaro, con delle rese alla raffinazione tendenzialmentebasse (verosimilmente attorno ai 55 kg con un globale di 70/72 kg per i risi da interno e 62 kg di resa per i lunghi da esportazione e i tondi).

    Previsioni per il resto della stagione: in alcuni Paesi europei ci sarà un’ulteriore contrazione, in particolare in Francia, mentre in Italia si parla a livello nazionale di sostanziale stabilità con un recupero di un migliaio di ettari circa.

     

     

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    RISO 2014: SEMINE AL VIA. CRESCONO LE VARIETÀ DA RISOTTO

    Riso 2014: semine al via. Crescono le varietà da risotto

    (PRIMAPRESS) BOLOGNA - È ormai prossimo l’inizio delle semine del riso in tutto il territorio italiano, a cominciare da chi seminerà in asciutta. La situazione dei terreni appare buona, il tempo sta aiutando nelle preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013. Ne dà notizia la SIS, la Società Italiana Sementi, impresa leader nella produzione e commercializzazione di riso da seme.

    La superficie risicola in Italia per l’imminente campagna resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volanola varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio. Un calo di aree coltivate è previsto invece per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il Vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel Ferrarese.

    Per quanto riguarda il mercato in Italia, il superfino sta crescendo di prezzo, mentre il seme Indica paga la concorrenza dei Paesi asiatici. Più in particolare, è una stagione molto positiva per le varietà da risotto. Nella passata annata i prezzi dei risi superfini erano infatti in calo, o comunque equiparati a quelli della concorrenza straniera. Da qui una disaffezione degli agricoltori che hanno penalizzato inparticolare questo comparto seminando di meno, aiutati in questa scelta anche da condizioni meteo particolarmente sfavorevoli per le semine stesse (primavera piovosa e fredda). Il prodotto di questa tipologia raccolto nel 2013– Baldo, Arborio, Volano, Carnaroli - spesso è risultato di qualità mediocre, innescando così un rialzo del riso superfino (quasi 750 euro a tonnellata per il risone).

    D’altro lato il riso a seme Indica soffre invece la concorrenza dei competitors asiatici, in particolare Pakistan, Myanmar e Cambogia, che esportano nel nostro Paese riso semigreggio o bianco lavorato a prezzi molto competitivi, con una conseguente contrazione del mercato del lungo B. In generale le produzioni dell’ultima campagna hanno oscillato tra le 6,5 e le 7 tonnellate per ettaro, con delle rese alla raffinazione tendenzialmente basse (verosimilmente attorno ai 55 kg con un globale di 70/72 kg per i risi da interno e 62 kg di resa per i lunghi da esportazione ed i tondi).

    Previsioni per il resto della stagione: in alcuni Paesi europei ci sarà un’ulteriore contrazione, in particolare in Francia, mentre in Italia si parla a livello nazionale di sostanziale stabilità con un recupero di un migliaio di ettari circa. (PRIMAPRESS)

     

     

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    RISO: SIS, SEMINE IN PARTENZA, SUPERFICI STABILI, IN AUMENTO VARIETA’ DA RISOTTO

    (AGENPARL) - Roma, 21 mar - È ormai prossimo l’inizio delle semine del riso in tutto il territorio italiano, a cominciare da chi seminerà in asciutta. La situazione dei terreni appare buona, il tempo sta aiutando nelle preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013. Ne dà notizia la SIS, la Società Italiana Sementi, impresa leader nella produzione e commercializzazione di riso da seme. La superficie risicola in Italia per l’imminente campagna resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volano, la varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio. Un calo di aree coltivate è previsto invece per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il Vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel Ferrarese. Per quanto riguarda il mercato in Italia, il superfino sta crescendo di prezzo, mentre il seme Indica paga la concorrenza dei Paesi asiatici. Più in particolare, è una stagione molto positiva per le varietà da risotto. Nella passata annata i prezzi dei risi superfini erano infatti in calo, o comunque equiparati a quelli della concorrenza straniera. Da qui una disaffezione degli agricoltori che hanno penalizzato inparticolare questo comparto seminando di meno, aiutati in questa scelta anche da condizioni meteo particolarmente sfavorevoli per le semine stesse (primavera piovosa e fredda). Il prodotto di questa tipologia raccolto nel 2013– Baldo, Arborio, Volano, Carnaroli - spesso è risultato di qualità mediocre, innescando così un rialzo del riso superfino (quasi 750 euro a tonnellata per il risone). D’altro lato il riso a seme Indica soffre invece la concorrenza dei competitors asiatici, in particolare Pakistan, Myanmar e Cambogia, che esportano nel nostro Paese riso semigreggio o bianco lavorato a prezzi molto competitivi, con una conseguente contrazione del mercato del lungo B. In generale le produzioni dell’ultima campagna hanno oscillato tra le 6,5 e le 7 tonnellate per ettaro, con delle rese alla raffinazione tendenzialmente basse (verosimilmente attorno ai 55 kg con un globale di 70/72 kg per i risi da interno e 62 kg di resa per i lunghi da esportazione ed i tondi). Previsioni per il resto della stagione: in alcuni Paesi europei ci sarà un’ulteriore contrazione, in particolare in Francia, mentre in Italia si parla a livello nazionale di sostanziale stabilità con un recupero di un migliaio di ettari circa.

     

     

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    SIS: Riso 2014 semine in partenza. Superfici stabili, in aumento le varietà da risotto.

    In tensione in prezzi del superfino.

    21 Marzo 2014

    È ormai prossimo l’inizio delle semine del riso in tutto il territorio italiano, a cominciare da chi seminerà in asciutta. La situazione dei terreni appare buona, il tempo sta aiutando nelle preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013. Ne dà notizia la SIS, la Società Italiana Sementi, impresa leader nella produzione e commercializzazione di riso da seme.
    La superficie risicola in Italia per l’imminente campagna resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volano, la varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio. Un calo di aree coltivate è previsto invece per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il Vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel Ferrarese.
    Per quanto riguarda il mercato in Italia, il superfino sta crescendo di prezzo, mentre il seme Indica paga la concorrenza dei Paesi asiatici. Più in particolare, è una stagione molto positiva per le varietà da risotto. Nella passata annata i prezzi dei risi superfini erano infatti in calo, o comunque equiparati a quelli della concorrenza straniera. Da qui una disaffezione degli agricoltori che hanno penalizzato in particolare questo comparto seminando di meno, aiutati in questa scelta anche da condizioni meteo particolarmente sfavorevoli per le semine stesse (primavera piovosa e fredda). Il prodotto di questa tipologia raccolto nel 2013– Baldo, Arborio, Volano, Carnaroli - spesso è risultato di qualità mediocre, innescando così un rialzo del riso superfino (quasi 750 euro a tonnellata per il risone).
    D’altro lato il riso a seme Indica soffre invece la concorrenza dei competitors asiatici, in particolare Pakistan, Myanmar e Cambogia, che esportano nel nostro Paese riso semigreggio o bianco lavorato a prezzi molto competitivi, con una conseguente contrazione del mercato del lungo B. In generale le produzioni dell’ultima campagna hanno oscillato tra le 6,5 e le 7 tonnellate per ettaro, con delle rese alla raffinazione tendenzialmente basse (verosimilmente attorno ai 55 kg con un globale di 70/72 kg per i risi da interno e 62 kg di resa per i lunghi da esportazione ed i tondi).
    Previsioni per il resto della stagione: in alcuni Paesi europei ci sarà un’ulteriore contrazione, in particolare in Francia, mentre in Italia si parla a livello nazionale di sostanziale stabilità con un recupero di un migliaio di ettari circa.


     

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    STESSI ETTARI DEL 2013

    carnaroli

     

    arbo01 STESSI ETTARI DEL 2013Le semine sono sempre oggetto di discussione. Quest’anno però, complici le forti tensioni dei mercati e l’incertezza che grava sulla risaia, le ditte sementiere ci tengono a far conoscere le loro previsioni urbi et orbi. La Sis l’ha fatto oggi, a mezzo comunicato stampa, annunciando che all’inizio delle semine del riso “a cominciare da chi seminerà in asciutta, la a situazione dei terreni “appare buona, il tempo sta aiutando nelle preparazioni e si spera in una primavera con un clima più favorevole rispetto alla pessima annata 2013″. Ma soprattutto la Società Italiana Sementi si allinea all’Ente Risi, che nelle scorse settimane ha corretto al ribasso il proprio sondaggio - o per meglio dire ha fatto sapere che così l’avevano ricalibrato i risicoltori intervistati -, e annuncia che “la superficie risicola in Italia resterà invariata o forse aumenterà leggermente a favore delle varietà da risotto, in primo luogo il Volano” definito per inciso “la varietà che oramai copre quasi tutta la quota commercializzata con la denominazione riso Arborio” (nella foto piccola). Per la Sis, inoltre “un calo di aree coltivate è previsto per i risi tondi e di tipo Indica. Le zone vocate a riso rimarranno le medesime, con posizione di primo piano per il Vercellese. È invece ipotizzabile, ma non certo, un ridimensionamento delle superfici nel Ferrarese”. Guardando alla campagna che si sta chiudendo la Sis ricorda che “è una stagione molto positiva per le varietà da risotto” dopo il calo registrato in passato, sia in termini di ettarato che di qualità. Guardando all’estero, Sis afferma che si produrrà meno riso nell’Ue, “in particolare in Francia”. (21.03.14)

     

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    Sis: al via le semine 2014 con erba medica e barbabietola

    La Società italiana sementi informa di alcune difficoltà operative legate ai terreni bagnati

     

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    Sis: l'erba medica Garisenda è derivata direttamente dall’ecotipo romagnolo

    A partire da erba medica e barbabietola sono al via le semine 2014, che però hanno già incontrato qualche difficoltà legata soprattutto ai terreni molto bagnati. Ne dà notizia Sis, Società italiana sementi, nel fornire il quadro della situazione e le previsioni per i prossimi mesi.

    La coltura dell’erba medica fa parte di diritto delle colture tradizionali particolarmente adatte e vocate per il territorio italiano. E’ una coltura poliennale che assicura protezione del suolo, spese contenute ed elevata produttività, con grande quantità di proteine e fibra di ottima qualità. L’erba medica rappresenta punto di riferimento per le aziendezootecniche e in particolare in quelle zone dove foraggicoltura significa produzione di fieno.

    La gamma delle mediche Sis è trainata da due diffusissime varietà:Garisenda, derivata direttamente dall’ecotipo romagnolo, e Delta da quello polesano, che tanto successo continuano ad avere tra gli allevatori di tutte le zone d’ Italia. A queste si sono aggiunte Equipe e Robot, varietà dell’Istituto di Lodi per l’ambiente padano, e in anni recenti Azzurra, costituita da Sis con l’intento di riunire in un’unica varietà le migliori caratteristiche di produzione, persistenza e qualità del foraggio. È Azzurra che nelle prove ufficiali del Crpa, Centro ricerche produzioni animali, degli ultimi anni occupa stabilmente il primo posto nella produzione in una media ottenuta su diverse località.

     

     

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    Al via le semine 2014: si comincia da erba medica e barbabietola. Difficoltà per i terreni bagnati

    Aziende Agricole 1A partire da erba medica e barbabietola sono al via le semine 2014, che però hanno già incontrato qualche difficoltà legata soprattutto ai terreni molto bagnati. Ne dà notizia SIS – Società Italiana Sementi, nel fornire il quadro della situazione e le previsioni per i prossimi mesi.
    La coltura dell’erba medica fa parte di diritto delle colture tradizionali particolarmente adatte e vocate per il territorio italiano. E’ una coltura poliennale che assicura protezione del suolo, spese contenute ed elevata produttività, con grande quantità di proteine e fibra di ottima qualità. L’erba medica rappresenta inoltre punto di riferimento per le aziende zootecniche ed in particolare in quelle zone dove foraggicoltura significa produzione di fieno.
    La gamma delle mediche SIS è trainata da due diffusissime varietà: GARISENDA, derivata direttamente dall’ ecotipo Romagnolo, e DELTA da quello Polesano, che tanto successo continuano ad avere tra gli allevatori di tutte le zone d’ Italia. A queste si sono aggiunte EQUIPE e ROBOT, varietà dell’Istituto di Lodi per l’ambiente padano, e in anni recenti AZZURRA, costituita da SIS con l’intento di riunire in un’unica varietà le migliori caratteristiche di produzione, persistenza e qualità del foraggio. È AZZURRA che nelle prove ufficiali del CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) degli ultimi anni occupa stabilmente il primo posto nella produzione in una media ottenuta su diverse località.

     

     


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    Local excellence award: Sis premiata a Ferrara

    La Società ha ottenuto il riconoscimento per l'innovazione e le attività locali. Successo dello stand alla Fiera di Vercelli

     

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    Nuovi riconoscimenti per Sis, la prima società totalmente italiana per volume di affari del settore sementiero. A Mezzogoro, in provincia di Ferrara, durante un incontro organizzato dal Consorzio agrario ferrarese dal titolo “Agricoltura fra localismi e… nuova Pac”, la Sis è stata premiata per le sue attività sul territorio con il Local excellence award, insieme ad altre aziende che si sono distinte sul fronte dell’innovazione e del valore aggiunto fornito al mondo agricolo. Con Sis hanno ricevuto il premio Coop Estense e East Balt, azienda di Bomporto che produce i panini Mc Donald.

    Alla 37sima edizione della Fiera dell’Anga, Associazione nazionale giovani agricoltori, svoltasi a Caresanablot (Vercelli), Sis ha inoltre aperto uno stand che è stato punto di incontro e confronto con clienti e partecipanti all’evento. La fiera, che quest’anno ha visto l’affluenza di 25mila visitatori, è stata l’occasione per un bilancio del comparto. Secondo Alice Cerutti, presidente dell’Anga Vercelli/Biella e componente del Ceja, “le superfici coltivate a riso sono sostanzialmente stabili e per il 2014 è previsto un incremento di 981 ettari (217.000 ha in totale)”.
    Per quanto riguarda le varietà, si segnala l’incremento del 23% di quelle di tipo lungo A (Arborio, Baldo, Carnaroli, Roma, Volano) a fronte della contrazione delle altre varietà (lungo B, tondo e medie).

     

     

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    Sis premiata a Ferrara per l’innovazione e le attività locali

    IMG_8492Nuovi riconoscimenti per SIS , la prima società totalmente italiana per volume di affari del settore sementiero.
    A Mezzogoro, in provincia di Ferrara, durante un incontro organizzato dal Consorzio agrario ferrarese dal titolo “Agricoltura fra localismi e… nuova Pac”, la SIS è stata premiata per le sue attività sul territorio con il Local Excellence Award, insieme ad altre aziende che si sono distinte sul fronte dell’innovazione e del valore aggiunto fornito al mondo agricolo. Con SIS hanno ricevuto il premio Coop Estense e East Balt, azienda di Bomporto che produce i panini Mc Donald.
    Alla 37sima edizione della Fiera dell’ANGA (Associazione Nazionale Giovani Agricoltori), svoltasi a Caresanablot (Vercelli), SIS ha inoltre aperto uno stand che è stato punto di incontro e confronto con clienti e partecipanti all’evento. La Fiera, che quest’anno ha visto l’affluenza di ben 25mila visitatori, è stata l’occasione per un bilancio del comparto. Secondo Alice Cerutti, presidente dell’Anga Vercelli/Biella e componente del Ceja, “le superfici coltivate a riso sono sostanzialmente stabili e per il 2014 è previsto un incremento di 981 ettari (217.000 ha in totale)”.
    Per quanto riguarda le varietà, si segnala l’incremento del 23% di quelle di tipo lungo A (Arborio, Baldo, Carnaroli, Roma, Volano) a fronte della contrazione delle altre varietà (lungo B, tondo e medie).

     


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    Il riso Sis per la mensa dei poveri di Padre Marella

    Alla Città dei Ragazzi di San Lazzaro 2400 chili a copertura del fabbisogno dell’Opera. Sostegno ai progetti di Ant e BolognaAil
     

    sis-a-sinistra-mattioli-a-destra-cristofori.jpg Da sinistra: il direttore generale Sis Claudio Mattioli e il presidente Gabriele Cristofori

    Anche quest’anno Sis, Società italiana sementi, con sede a Idice di San Lazzaro di Savena (Bo), ha confermato il suo impegno etico e di solidarietà verso i più bisognosi. Su impulso del presidente Gabriele Cristofori e del direttore generale Claudio Mattioli Sis nel corso del 2013 ha donato alla onlus “Opera di Padre Marella- Città dei ragazzi” con sede a San Lazzaro 200 chili di riso al mese – 2400 chili complessivi annui- contribuendo così alla copertura annuale del fabbisogno dell’Opera, di tutte le persone accolte e dei poveri che vi si rivolgono. Il direttore Claudio Mattioli e il presidente Gabriele Cristofori hanno motivato la donazione con la volontà di contribuire al sostegno di una comunità che svolge un’attività di alto rilievo sociale, particolarmente importante in questi tempi di crisi, con la fornitura di 400mila pasti annui agli ospiti interni e a tutti i bisognosi che si rivolgono ad essa. Padre Gabriele Digani, direttore dell’Opera Padre Marella, ha ringraziato di cuore i vertici della Sis con queste parole: “In questo periodo di crisi economica in cui si lamenta la scarsità di lavoro e purtroppo la disoccupazione colpisce soprattutto i più giovani, per noi il lavoro cresce soprattutto alla nostra mensa e l’impegno di imprese come Sis testimonia come anche il mondo imprenditoriale possa coniugare sviluppo e innovazione con la concreta solidarietà a favore dei poveri e dei bisognosi”. Cristofori e Mattioli hanno invitato padre Digani ad essere presente domani venerdì 20 dicembre alla festa degli auguri presso lo stabilimento Sis di Idice di San Lazzaro. Oltre alla collaborazione con l’Opera Padre Marella Sis sostiene le attività del Progetto Eubiosia della Fondazione Ant Italia, da cui ha ricevuto il titolo di ‘mecenate’ , e del Progetto Casa Ail di BolognaAil. “La nostra società sementiera – spiega il presidente Gabriele Cristofori - che partecipa alla filiera Ghigi con le sue varietà di grano duro e per il riso ha fatto la scelta rigorosa di puntare solo su varietà italiane, ottenute con tecniche di miglioramento genetico tradizionale, conferma il suo impegno etico verso i più bisognosi, coerente con la sua missione di servizio a favore delle imprese agricole che ogni giorno lavorano, pur in condizioni difficili, a favore del bene comune in termini di qualità delle produzioni e di sostenibilità ambientale”.


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    La SIS attacca il Clearfield

    La filiera delle sementi scricchiola. Sotto il peso della crisi, saltano antiche convenzioni, come quella di non pestare i piedi al vicino di risaia. Stiamo diventando, direbbe qualcuno, più americani. Ed inconfondibilmente americana è la pietra dello scandalo, cioè gli Ogm. Il dibattito sulla necessità di introdurli o meno nell’agricoltura europea è stato (ri)sollevato da Report su Rai 3, e rilanciato da un comunicato stampa della Società italiana sementi (Sis) di Bologna. Nel corso della trasmissione Report dell’11 novembre (Gli insostenibili brevetti) della quale abbiamo già dato conto nel riferire le parole del presidente dell’Ente Risi sulla tecnologia Clearfield (Carrà: la Basf ci paga poco), la popolare conduttrice ha sparato a zero sulle sementi biotech, scatenando la reazione della Società italiana di genetica agraria. Il suo presidente Fabio Veronesi ha accusato la trasmissione televisiva di parzialità nell’esporre la questione e ha fatto notare tra l’altro che i nove miliardi di esseri umani che abiteranno la Terra nel 2050 potranno essere sfamati solo dagli Ogm, in quanto “per coltivazioni come mais, riso, frumento e soia sono attesi incrementi del 38-67% entro il 2050 solo se le moderne tecnologie di miglioramento genetico saranno utilizzate per incrementare le produzioni mentre sarebbero richiesti incrementi del 60-110% per sostenere la popolazione presente sul pianeta nel 2050”. Questa analisi è condivisa da molti risicoltori e avversata da molti altri: dati ufficiali non ce ne sono, ma che l’argomento divida è arcinoto. Non a caso la Sis pigia proprio su questo tasto per colpire la concorrenza. In un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi, la società bolognese fa infatti sapere che quest’anno, malgrado il clima impazzito, le sue varietà sono andate alla grande, a partire dallo Yume, il riso da sushi coltivato in esclusiva “grazie anche all’interdizione dell’Ogm che il gruppo nipponico partner di SIS ha deciso”. Questo è solo l’antipasto: parlando dei successi del Volano “quella che tutti gli Italiani conoscono sotto la denominazione ‘Arborio’ come “la varietà da risotto”, il vero e tradizionale risotto italiano”, la Sis fa sapere che nella riproduzione del seme intende “evitare accuratamente le aziende che in questi anni hanno optato per l’impiego di varietà CL (Clearf ield), per annullare al massimo il rischio di incroci anche spontanei con piante modificate geneticamente attraverso mutagenesi”. Il termine è insidioso: assomiglia a “transgenico”, tuttavia la “mutagenesi tradizionale” utilizzata nel caso del Clearfield è una selezione accelerata ma “naturale”, che non contempla la manipolazione del Dna, ossia quella particolare forma di bioingegneria che solitamente individua gli Ogm. Non casualmente, il Libero, che fu il primo riso CL introdotto sul mercato italiano (dove nel frattempo sono state registrate una decina di varietà CL), fu presentato come varietà Ogm-free. Quella varietà era stata ottenuta “senza inserire nella pianta Dna proveniente da altre specie, evitando quindi di produrre organismi geneticamente modificati” come si legge sul sito Basf , la società che detiene il brevetto di questa tecnologia (inventata dall’Università della Louisiana) e che è stata chiamata in causa durante la trasmissione Report. Mentre Basf – che non vende le sementi CL ma l’erbicida che, associato alla tecnologia Clearfield, combatte il crodo descrive la mutagenesi tradizionale come “una sorta di evoluzione accelerata”, non molto diversa quindi da altre tecniche di bioingegneria, la Sis nel suo comunicato stampa fa rif erimento a ”piante modif icate geneticamente”. Anche se la dizione è diversa da “piante geneticamente modif icate” gli stracci volano… La Sis, peraltro, non afferma che la tecnologia Clearf ield sia transgenica; semplicemente, la contrappone alla purezza delle “varietà italiane, ottenute tramite le tecniche di miglioramento genetico tradizionale” e per bocca del presidente Gabriele Cristofori ricorda ai risicoltori che “le nostre varietà sono tutte tradizionali, nel solco della risicoltura di qualità italiana, apprezzata in tutto il mondo. Noi non abbiamo varietà ottenute attraverso mutagenesi indotte come le varietà CL (Clearfield) che, oltretutto, sono vendute solo agli agricoltori che accettano di sottoscrivere contratti vincolati da specifiche condizioni”. E’ la seconda bordata. La terza segue a ruota: “Queste varietà, come ha affermato recentemente durante la trasmissione Report (Rai 3) il dr. Romano Gironi dell’Ente Nazionale Risi, forniscono all’agricoltore solo una soluzione temporanea poiché tra le erbe infestanti si sta già evidenziando la comparsa di resistenze al principio attivo utilizzato per il diserbo”. Anche questo tema è caldo, ma la relazione tra la tecnologia Clearfield e le resistenze, avvertono alcuni tecnici, non è dimostrata. Insomma, un comunicato stampa che precipita come un masso nello stagno e stimola i punti nevralgici della ricerca varietale e degli interessi economici che ruotano intorno ad essa. Legittimo attendersi delle reazioni. (30.11.13)

     

     

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    Ottime conferme dalle varietà di riso SIS pur in una campagna difficile

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    Al termine delle operazioni di raccolta del riso , SIS-Società Italiana Sementi trova conferma delle proprie scelte e riafferma la validità delle varietà italiane, ottenute tramite il miglioramento genetico tradizionale. La campagna riso 2013 si è svolta tra mille difficoltà, dal calo della superficie dovuto ai prezzi bassi fino alle avversità atmosferiche della scorsa primavera. Comunque, tracciando un bilancio, SIS raccoglie i positivi risultati delle proprie varietà e del lavoro fatto al fianco dei risicoltori, che sempre più si trovano a dover compiere scelte incerte di fronte a tecnologie di cui non sappiamo quale potrà essere il reale impatto. In sostanza – dice il presidente SIS, Gabriele Cristofori – “possiamo dirci fieri di chiamarci Società Italiana Sementi, mettendo in campo la vera italianità del nostro lavoro”.
    SIS è la vera fabbrica del made in Italy del riso, a partire dal fiore all’occhiello, la produzione del più famoso riso da sushi esportato in tutto il mondo, la varietà denominata “Yume” che, grazie anche all’interdizione dell’ Ogm che il gruppo nipponico partner di SIS ha deciso, viene prodotta su contratti di filiera esclusivamente in Italia.
    Ma oltre allo Yume, SIS può vantare successi totalmente made in Italy con le nuove varietà tonde ERIDANO e DUCATO provate in pieno campo e su superfici di tutto rispetto. ERIDANO anche in un’ annata caratterizzata da una primavera particolarmente fredda, ha confermato la possibilità di essere impiegata anche in semine tardive, permettendo cosi agli agricoltori di poter controllare il crodo nel modo più convenzionale e tradizionale possibile. “Con Eridano – dice Carlo Minoia, responsabile SIS del comparto riso – abbiamo avuto la grande soddisfazione di sentirci dire dai produttori che abbiamo una varietà che non teme nulla, produce bene e ha una resa alta senza difetti”. Anche DUCATO, altra novità per il comparto dei tondi, nata da una collaborazione con la prestigiosa stazione sperimentale del CRA di Vercelli, ha dato ottimi risultati. La varietà è caratterizzata da un ciclo precoce, che permette semine sino al 15/20 maggio dando sempre ottime risposte in campo.
    Grande soddisfazione viene inoltre dalle conferme della varietà precoce per eccellenza, LOTO, a cui viene oltretutto riconosciuto un valore industriale non indifferente. In questo 2013, le quotazioni ufficiali delle Borse merci riso stanno facendo infatti un netto distinguo tra la varietà LOTO ed il resto del comparto lungo A. Grazie alla caratteristiche qualitative intrinseche alla varietà ed al lavoro che i tecnici SIS svolgono sul territorio europeo, LOTO è conosciuta e presa come modello in tutto il bacino del Mediterraneo.
    Infine la varietà VOLANO, quella che tutti gli Italiani conoscono sotto la denominazione ‘Arborio’ come “la varietà da risotto”, il vero e tradizionale risotto italiano. Anche e soprattutto per VOLANO, SIS pone la massima attenzione alla riproduzione. Si cercano aziende che non abbiano coltivazioni di risi similari affinché non vi possano essere inquinamenti varietali, oltre ad evitare accuratamente le aziende che in questi anni hanno optato per l’impiego di varietà CL (Clearfield), per annullare al massimo il rischio di incroci anche spontanei con piante modificate geneticamente attraverso mutagenesi.
    In sintesi, SIS riafferma la validità delle varietà italiane, ottenute tramite le tecniche di miglioramento genetico tradizionale. “Le nostre varietà sono tutte tradizionali, nel solco della risicoltura di qualità italiana, apprezzata in tutto il mondo – spiega il presidente SIS, Gabriele Cristofori – Noi non abbiamo varietà ottenute attraverso mutagenesi indotte come le varietà CL (Clearfield) che, oltretutto, sono vendute solo agli agricoltori che accettano di sottoscrivere contratti vincolati da specifiche condizioni. Queste varietà, tra l’ altro, come ha affermato recentemente durante la trasmissione Report (Rai 3) il dr. Romano Gironi dell’ Ente Nazionale Risi, forniscono all’ agricoltore solo una soluzione temporanea poiché tra le erbe infestanti si sta già evidenziando la comparsa di resistenze al principio attivo utilizzato per il diserbo”.
    In conclusione, dice Cristofori , “ci troviamo certamente di fronte ad un panorama complesso, ma questa scelta di difesa dell’italianità ‘senza se e senza ma’ permette a SIS di dare la massima garanzia a tutti i consumatori che le aziende che acquistano seme da SIS e dai suoi partner commerciali, possono con assoluta tranquillità dimostrare di aver acquistato un seme certificato che darà luogo a un prodotto naturale, salubre e tradizionale”.

     

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    Riso, ottime conferme per le varietà Sis

    Italianità ‘senza se e senza ma’: anche in una campagna difficile la Società italiana sementi riafferma la validità delle varietà made in Italy, ottenute tramite tecniche di miglioramento genetico tradizionale

    riso-varieta-volano-sis-societa-italiana-sementi-fonte-sis.jpgRiso della varietà Volano, tra i prodotti di punta di Sis
    Fonte immagine: © Sis - Società italiana sementi

    Mille difficoltà per la campagna riso 2013, dal calo della superficie dovuto ai prezzi bassi fino alle avversità atmosferiche della scorsa primavera. E' tuttvia positivo il bilancio di Sis - Società italiana sementi, che ha puntato su varietà italiane, ottenute tramite il miglioramento genetico tradizionale. Fiore all’occhiello è la produzione di un riso da sushi esportato in tutto il mondo, la varietà Yume: grazie anche all’interdizione dell'Ogm che il gruppo nipponico partner di Sis ha deciso, viene prodotta su contratti di filiera esclusivamente in Italia. Risultati positivi anche per la nuova varietà tonda Eridano, provata in pieno campo e su superfici di tutto rispetto. In un’annata caratterizzata da una primavera particolarmente fredda, Eridano ha confermato la possibilità di essere impiegata anche in semine tardive, permettendo così agli agricoltori di poter controllare il crodo nel modo più convenzionale e tradizionale possibile. “Con Eridano – dice Carlo Minoia, responsabile Sis del comparto riso – abbiamo avuto la grande soddisfazione di sentirci dire dai produttori che abbiamo una varietà che non teme nulla, produce bene e ha una resa alta senza difetti”. Anche Ducato, altra novità per il comparto dei tondi, nata da una collaborazione con la prestigiosa stazione sperimentale del Cra di Vercelli, ha dato ottimi risultati. La varietà è caratterizzata da un ciclo precoce, che permette semine sino al 15/20 maggio dando sempre ottime risposte in campo. Grande soddisfazione viene inoltre dalle conferme della varietà precoce per eccellenza, Loto, a cui viene oltretutto riconosciuto un valore industriale non indifferente. In questo 2013, le quotazioni ufficiali delle Borse merci riso stanno facendo infatti un netto distinguo tra la varietà Loto ed il resto del comparto lungo A. Infine la varietà Volano, quella che tutti gli italiani conoscono sotto la denominazione ‘Arborio’ come “la varietà da risotto”. Anche e soprattutto per Volano, Sis pone la massima attenzione alla riproduzione. Si cercano aziende che non abbiano coltivazioni di risi similari affinché non vi possano essere inquinamenti varietali, oltre ad evitare accuratamente le aziende che in questi anni hanno optato per l’impiego di varietà Cl (Clearfield), per annullare al massimo il rischio di incroci anche spontanei con piante modificate geneticamente attraverso mutagenesi. “Le nostre varietà sono tutte tradizionali, nel solco della risicoltura di qualità italiana, apprezzata in tutto il mondo - spiega il presidente Sis, Gabriele Cristofori - Noi non abbiamo varietà ottenute attraverso mutagenesi indotte come le varietà Cl (Clearfield) che, oltretutto, sono vendute solo agli agricoltori che accettano di sottoscrivere contratti vincolati da specifiche condizioni. Queste varietà, tra l’ altro, come ha affermato recentemente durante la trasmissione Report (Rai 3) Romano Gironi dell’Ente nazionale risi, forniscono all’ agricoltore solo una soluzione temporanea poiché tra le erbe infestanti si sta già evidenziando la comparsa di resistenze al principio attivo utilizzato per il diserbo”.

     

     

    

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    Meglio puntare sulle varietà tradizionali

    Al termine delle operazioni di raccolta del riso , SIS-Società Italiana Sementi trova conferma delle proprie scelte e riafferma la validità delle varietà italiane, ottenute tramite il miglioramento genetico tradizionale. La campagna riso 2013 si è svolta tra mille difficoltà, dal calo della superficie dovuto ai prezzi bassi fino alle avversità atmosferiche della scorsa primavera. Comunque, tracciando un bilancio, SIS raccoglie i positivi risultati delle proprie varietà e del lavoro fatto al fianco dei risicoltori, che sempre più si trovano a dover compiere scelte incerte di fronte a tecnologie di cui non sappiamo quale potrà essere il reale impatto. In sostanza – dice il presidente SIS, Gabriele Cristofori  – “possiamo dirci fieri di chiamarci Società Italiana Sementi, mettendo in campo la vera italianità del nostro lavoro”.
    SIS è la vera fabbrica del made in Italy del riso, a  partire dal fiore all’occhiello, la produzione del più famoso riso da sushi esportato in tutto il mondo, la varietà denominata “Yume” che, grazie anche all’interdizione dell’ Ogm che il gruppo nipponico partner di SIS ha deciso, viene prodotta su contratti di filiera esclusivamente in Italia.
    Ma oltre allo Yume, SIS può vantare successi totalmente made in Italy con le nuove varietà tonde ERIDANO e DUCATO provate in pieno campo e su superfici di tutto rispetto. ERIDANO anche in un’ annata caratterizzata da una primavera particolarmente fredda, ha confermato la possibilità di essere impiegata anche in semine tardive, permettendo cosi agli agricoltori di poter controllare il crodo nel modo più convenzionale e tradizionale possibile. “Con Eridano – dice Carlo Minoia, responsabile SIS del comparto riso – abbiamo avuto la grande soddisfazione di sentirci dire dai produttori che abbiamo una varietà che non teme nulla, produce bene e ha una resa alta senza difetti”. Anche DUCATO, altra novità per il comparto dei tondi, nata da una collaborazione con la prestigiosa stazione sperimentale del CRA di Vercelli, ha dato ottimi risultati. La varietà è caratterizzata da un ciclo precoce, che permette semine sino al 15/20 maggio dando sempre ottime risposte in campo.
    Grande soddisfazione viene inoltre dalle conferme della varietà precoce per eccellenza, LOTO, a cui viene oltretutto riconosciuto un valore industriale non indifferente. In questo 2013, le quotazioni ufficiali delle Borse merci riso stanno facendo infatti un netto distinguo tra la varietà LOTO ed il resto del comparto lungo A. Grazie alla caratteristiche qualitative intrinseche alla varietà ed al lavoro che i tecnici SIS svolgono sul territorio europeo, LOTO è conosciuta e presa come modello in tutto il bacino del Mediterraneo.
    Infine la varietà VOLANO, quella che tutti gli Italiani conoscono sotto la denominazione ‘Arborio’ come “la varietà da risotto”, il vero e tradizionale risotto italiano. Anche e soprattutto per VOLANO, SIS pone la massima attenzione alla riproduzione.  Si cercano aziende che non abbiano coltivazioni di risi similari affinché non vi possano essere inquinamenti varietali, oltre ad evitare accuratamente le aziende che in questi anni hanno optato per l’impiego di varietà CL (Clearfield), per annullare al massimo il rischio di incroci anche spontanei con piante modificate geneticamente attraverso mutagenesi.
    In sintesi, SIS riafferma la validità delle varietà italiane, ottenute tramite le tecniche di miglioramento genetico tradizionale.  “Le nostre varietà sono tutte tradizionali,  nel solco della risicoltura di qualità italiana, apprezzata in tutto il mondo – spiega il presidente SIS, Gabriele Cristofori – Noi non abbiamo varietà ottenute attraverso mutagenesi indotte come le varietà CL (Clearfield) che, oltretutto, sono vendute solo agli agricoltori che accettano di sottoscrivere contratti vincolati da specifiche condizioni. Queste varietà, tra l’ altro, come ha affermato recentemente durante la trasmissione Report (Rai 3) il dr. Romano Gironi dell’ Ente Nazionale Risi, forniscono all’ agricoltore solo una soluzione temporanea poiché tra le erbe infestanti si sta già evidenziando la comparsa di resistenze al principio attivo utilizzato per il diserbo”.
    In conclusione, dice Cristofori , “ci troviamo certamente di fronte ad un panorama complesso, ma questa scelta di difesa dell’italianità ‘senza se e senza ma’ permette a SIS di dare la massima garanzia a tutti i consumatori che le aziende che acquistano seme da SIS e dai suoi partner commerciali, possono con assoluta tranquillità dimostrare di aver acquistato un seme certificato che darà luogo a un prodotto naturale, salubre e tradizionale”.

     

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    Le varietà di frumento duro Sis per la filiera Ghigi

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    I frumenti duri SIS in prima linea nel progetto di pasta con grano 100% italiano del pastificio Ghigi. Nell’ambito del progetto di rilancio dello storico pastificio romagnolo da parte della società CAI-Consorzi agrari d’Italia vengono proposti agli agricoltori contratti di coltivazione che vedono SIS- Società Italiana Sementi presente con alcune sue varietà di frumento duro tra le più apprezzate dal mercato: Cesare, Marco Aurelio e Massimo Meridio, distribuite da 4 Consorzi agrari: Cap Emilia, Cap Piacenza, Consorzio agrario Adriatico e Consorzio della Maremma toscana. In particolare la varietà Cesare sarà distribuita esclusivamente dalla rete dei Consorzi agrari italiani.
    “Ghigi ha scelto di utilizzare grano coltivato esclusivamente in Italia per valorizzare il rapporto diretto con gli agricoltori del territorio”, dice Gabriele Cristofori, presidente SIS. “Questa filosofia permette di garantire ai consumatori un prodotto finale sicuro perchè, oltre ad essere controllato ogni giorno nei laboratori del pastificio, per ogni pacco di pasta che produciamo sappiamo da quale agricoltore ed in quale campo è stato coltivato il grano utilizzato e quali sementi sono state utilizzate”.
    La rinascita di Ghigi è avvenuta nel segno della filiera corta e controllata, perseguendo una forte integrazione verticale. Questa filosofia, aggiunge Cristofori, “permette di raggiungere molti obiettivi qualificanti: garanzia di un prodotto realizzato al 100% con grano italiano; garanzia di un prodotto tracciato dal campo alla tavola; garanzia di alta qualità; ridotto impatto ambientale; ritorno economico per le imprese agricole e valorizzazione delle produzioni locali”.
    L’utilizzo di sementi certificate SIS, distribuite in esclusiva dalla rete dei Consorzi agrari, frutto di ricerca tutta made in Italy da parte di una società sementiera di proprietà degli agricoltori italiani, “è la chiusura ideale del circolo virtuoso progettato con la filiera Ghigi: varietà di grano duro selezionate per i loro contenuti di colore e proteine, per produrre frumenti di alta qualità in grado di garantire un adeguato ritorno economico alle imprese coltivatrici attraverso specifici contratti di coltivazione al raggiungimento di determinate soglie qualitative”, conclude Cristofori.
    Il fattore che maggiormente condiziona la qualità della pasta è il grano con cui viene prodotta. La sicurezza dell’eccellente qualità della pasta Ghigi sta nella filosofia alla base della filiera: costante controllo del grano 100% italiano utilizzato, nel rispetto dell’ambiente e dei processi produttivi. Lo sviluppo di una filiera di questo tipo permette di incentivare la coltivazione del grano duro in Italia sia dal punto di vista delle superfici coltivate e delle quantità prodotte, attualmente insufficienti, che di un miglioramento in termini di qualità del prodotto. La filiera Ghigi è nata sotto l’insegna dell’eco-sostenibilità, in cui l’utilizzo di grano 100% italiano consente un drastico abbattimento delle emissioni di Co2 lungo tutto il ciclo produttivo. Il contratto di coltivazione Ghigi assicura la tracciabilità di tutto il grano dal campo alla tavola, con il controllo dal seme al concime, al diserbo , fino allo stoccaggio e insilaggio gestito dai Consorzi agrari. Lo stesso ritiro del prodotto avviene con macchine certificate no-Ogm.

     

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    Frumento, Marco Aurelio "imperatore" nel Sud Italia

    Dalle prove nazionali 2013 importanti conferme per le varietà Sis: svettano per risultati anche Massimo Meridio e la novità Emilio Lepido


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    Ottima performance dei frumenti duri Sis nelle prove nazionali 2013. In attesa delle prossime semine autunnali, la varietà Marco Aurelio si conferma ai vertici anche quest’anno, con un indice di resa medio superiore a 100 in 61 campi sui 76 della rete sperimentale. Marco Aurelio continua così ad essere la prima varietà nel fondamentale bacino del Sud Italia, oltre a fornire buonissimi risultati nel Centro e nelle Isole. A questo si aggiunge l’ulteriore dimostrazione dell’eccellenza della varietà nelle caratteristiche qualitative di granella, tenore proteico e qualità del glutine. Risultati di assoluto rilievo sia in termini produttivi che qualitativi anche per Massimo Meridio, che evidenzia proteine superiori alla media in ogni areale, eccellendo anche nella produzione, in particolare nel Centro, Sud ed isole. Esemplare esordio poi per la novità Emilio Lepido, varietà dal ciclo molto precoce che, al primo anno di prova, figura già nelle prime posizioni di Sud ed isole. Questa nuova cultivar coniuga gli eccellenti dati produttivi con una grande qualità e con un insuperabile indice di glutine. Prestazioni di grandissimo rilievo anche per alcune tra le varietà Sisgià consolidate e diffuse. Anco Marzio consegue eccellenti risultati in tutti gli areali dal Nord al Sud dove, dopo quattro anni di prove, risulta una delle migliori varietà e addirittura la migliore in Sicilia. Liberdur si conferma invece, in un quadriennio di prove, come la varietà più produttiva nelle Marche. Continua infine il successo di Claudio che, riaffermandosi come un frumento idoneo a tutto il territorio nazionale (e non solo, visto il suo successo conseguito in Spagna, Francia e Grecia), dà prova di grande adattabilità ed affidabilità. “Sis è da sempre in prima linea nella battaglia per l’uso di seme certificato - spiega il direttore generale Claudio Mattioli - il solo che garantisca all’agricoltore il ritorno del proprio investimento e la tracciabilità della propria produzione: un passaggio obbligato proprio per poter entrare a far parte di qualsiasi processo di filiera. La battaglia per la buona pasta italiana non può prescindere dall’utilizzo di semente di qualità e certificata”.

     

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    Grano duro: importanti conferme per le varietà SIS - Prove nazionali frumento duro: "Marco Aurelio" primo nel sud Italia

    Dopo i successi del 2012 importanti conferme per le varietà SIS: svettano per risultati anche Massimo Meridio e la novità Emilio Lepido. Anco Marzio primo in Sicilia e Liberdur al vertice nelle Marche Ottima performance dei frumenti duri SIS nelle prove nazionali 2013. In attesa delle prossime semine autunnali, la varietà Marco Aurelio si conferma ai vertici anche quest’anno, con un indice di resa medio superiore a 100 in 61 campi sui 76 della rete sperimentale. Marco Aurelio continua così ad essere la prima varietà nel fondamentale bacino del Sud Italia, oltre a fornire buonissimi risultati nel Centro e nelle Isole. A questo si aggiunge l’ulteriore dimostrazione dell’eccellenza della varietà nelle caratteristiche qualitative di granella, tenore proteico e qualità del glutine. Risultati di assoluto rilievo sia in termini produttivi che qualitativi anche per Massimo Meridio, che evidenzia proteine superiori alla media in ogni areale, eccellendo anche nella produzione, in particolare nel Centro, Sud ed isole. Esemplare esordio poi per la novità Emilio Lepido, varietà dal ciclo molto precoce che, al primo anno di prova, figura già nelle prime posizioni di Sud ed isole. Questa nuova cultivar coniuga gli eccellenti dati produttivi con una grande qualità e con un insuperabile indice di glutine. Prestazioni di grandissimo rilievo anche per alcune tra le varietà SIS già consolidate e diffuse. Anco Marzio consegue eccellenti risultati in tutti gli areali dal Nord al Sud dove, dopo quattro anni di prove, risulta una delle migliori varietà e addirittura la migliore in Sicilia. Liberdur si conferma invece, in un quadriennio di prove, come la varietà più produttiva nelle Marche. Continua infine il successo di Claudio che, riaffermandosi come un frumento idoneo a tutto il territorio nazionale (e non solo, visto il suo successo conseguito in Spagna, Francia e Grecia), dà prova di grande adattabilità ed affidabilità. Con questi risultati SIS, prima società sementiera tutta italiana, ribadisce il suo impegno a fianco dei produttori nella sfida su qualità e tracciabilità, elementi cardine per dare più valore aggiunto al prodotto nazionale e più margine alle imprese agricole. “In particolare la SIS è da sempre in prima linea nella battaglia per l’uso di seme certificato - sottolinea il direttore generale SIS, Claudio Mattioli - il solo che garantisca all’agricoltore il ritorno del proprio investimento e la tracciabilità della propria produzione: un passaggio obbligato proprio per poter entrare a far parte di qualsiasi processo di filiera. La battaglia per la buona pasta italiana non può prescindere dall’utilizzo di semente di qualità e certificata”. Da sempre convinta che la sperimentazione costituisca il vero punto di forza, SIS ha continuato in tutti questi anni ad investire in tecnologie ed uomini per poter mettere a disposizione delle aziende agricole i migliori frutti della ricerca italiana. Una ricerca che costituisce un punto di riferimento in quei processi di filiera che ormai rappresentano il percorso fondamentale per cercare di assicurare una maggiore redditività agli agricoltori. SIS-Società Italiana Sementi Spa SIS è la prima società sementiera tutta italiana, leader nei cereali e nel riso. Ha sede a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna ed è controllata dal sistema dei Consorzi agrari italiani. Negli anni ha concentrato risorse umane e finanziarie nella ricerca, per mettere a disposizione dei produttori i migliori prodotti. A questa attività si è affiancata una intensa attività di sperimentazione su materiali provenienti dai più importanti costitutori italiani ed esteri, pubblici e privati. Grazie a questo impegno SIS ha rinnovato ed ampliato il proprio catalogo, che oggi è il più completo esistente sul mercato, con l'introduzione di ibridi e varietà di eccellente livello qualitativo e produttivo, che primeggiano nelle prove ufficiali. L'attività di "breeding" è focalizzata prioritariamente sui frumenti duri e teneri e sul riso e ha le proprie basi operative nelle due Aziende sperimentali di SIS, l'Azienda Idice (42 ha ) e l'Azienda Cantaglia (95 ha ), in cui si concentrano le prime fasi di incrocio e selezione. E' inoltre attiva una rete sperimentale autonoma che gestisce otto località di prove parcellari di cereali autunno-vernini e quattro di riso, dislocate da nord a sud in otto diverse regioni italiane, in areali estremamente rappresentativi. Il lavoro di miglioramento genetico è supportato dalle tecniche più innovative, quali i marcatori molecolari e i doppi aploidi, e beneficia della possibilità di usufruire, per le specie il cui ciclo lo permette, di una seconda generazione annuale in Sud America, che consente di abbreviare notevolmente il tempo di ottenimento di una nuova varietà.

    

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    Frumento, una buona annata per le varietà Sis

    Ottime conferme per ‘Bologna’ e risultati positivi anche da ‘Tiepolo’ e ‘Masaccio’

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    Frumento, il raccolto 2013 ha visto produzioni inferiori a quelle dello scorso anno quasi ovunque

     

    In un'annata difficile come quella del 2013, il frumento tenero ‘Bologna’ della Sis ha confermato le sue caratteristiche di versatilità e affidabilità. A operazioni di trebbiatura dei frumenti concluse, si può giudicare “non brillante” il bilancio del raccolto 2013, soprattutto se confrontato con quello 2012. Quasi ovunque produzioni inferiori rispetto allo scorso anno, con la sola eccezione di certe aree localizzate soprattutto nelle provincie di Bologna e Ravenna. Il ‘Bologna’ che ha fatto registrare produzioni che raggiungono punte fino ed oltre le 8 ton/ettaro con un peso ettolitrico (phl) sempre ottimo, come testimoniano ad esempio la produzione conseguita da Rino Guizzardi, contoterzista della provincia bolognese, che su 21 ettari ettaro prodotto una media di 7,6 Ton con 84 di phl. Un altro esempio è quello dell'azienda di Mario Brina a Consandolo (Fe) ha visto il Bologna produrre 7 ton/ettaro con un phl di 83 e soprattutto un contenuto del 14,5-15 % di proteine. “Vengono confermate sul campo ancora una volta potenzialità e stabilità produttiva di questa varietà – commenta Claudio Mattioli, direttore di Sis - che si dimostra il miglior alleato dell’impresa agricola che vuole mettere al sicuro la propria redditività e offrire all’ industria trasformatrice produzioni di alto livello qualitativo”. A consuntivo della campagna cereali 2013, accanto al 'Bologna' vengono altre importanti conferme da varietà da 'Tiepolo', varietà panificabile superiore che in questa categoria è risultata prima per produttività già nelle prove nazionali 2011 e da 'Masaccio', varietà panificabile alternativa di grande interesse per la sua produttività anche ai fini della produzione di biomassa. Le ottime prestazioni fornite nelle scorse annate hanno fatto sì che già da quest’ anno queste varietà si fossero ampiamente diffuse in diverse provincie del Nord come Bologna, Ravenna, Padova, Venezia e Rovigo.

     

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    Sis, ricavi record

    Il bilancio 2012 della Società italiana sementi si è chiuso con un valore della produzione di 37.489.265 euro: + 11,1% rispetto all'anno precedente

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    Da sinistra: Gabriele Cristofori e Claudio Mattioli di Sis

     

    L’ assemblea dei soci di Sis, Società italiana sementi, riunitasi oggi, 17 maggio, ha approvato il bilancio 2012 della società che si è chiuso con un valore della produzione di 37.489.265 euro ( + 11,1% rispetto al 2011), un margine operativo di 966.822 euro, un risultato ante imposte di 388.034 euro e un utile netto di 154.860 euro. I ricavi della società presieduta da Gabriele Cristofori e diretta da Claudio Mattioli si sono caratterizzati per il risultato record nella storia della società, per quantità e fatturato, ottenuto con un aumento generalizzato delle vendite in tutti i settori ma in particolare nel comparto dei frumenti che vede Sis direttamente impegnata nella ricerca. L’assemblea ha espresso viva soddisfazione per il risultato raggiunto, anche in considerazione del momento particolarmente difficile in cui versa lo stato generale dell’economia italiana e internazionale.

     

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    INTERVISTA CON IL PRESIDENTE DELLA SOCIETA' ITALIANA SEMENTI GABRIELE CRISTOFORI

     

    di Letizia Martirano

    Dal 2009 Gabriele Cristofori guida la S.I.S., Societa' Italiana Sementi. L'azienda e' controllata, attraverso la società Flaminia s.r.l., dal Consorzio Agrario di Bologna e Modena di cui Cristofori, agricoltore e dirigente della Coldiretti, e' stato per anni amministratore ed e' oggi presidente. Lo affianca il direttore Claudio Mattioli. Insieme lavorano con passione, entusiasmo e competenza per dare impulso alla tradizionale attivita' della societa' senza tralasciare, come si comprende da quest'intervista, nuove singolari ed interessanti sfide come quella di produrre in Italia riso d'altissima qualita' per i ristoranti giapponesi in tutta Europa. 

    Cos'e' la Sis?

    La S.I.S. e' una societa' di capitali che appartiene al 92% ai Consorzi agrari e che ha una serie di particolarita', la principale delle quali e' la sua italianita' e lo stretto legame con il territorio. La maggioranza del capitale e' di Flaminia s.r.l. (88%), la cui proprietà è di 9 Consorzi Agrari, tra i quali il Consorzio agrario di Bologna e Modena che ne detiene la maggioranza, mentre l’8% appartiene, dal 1997, a Sada, ed il restante 4% a tanti altri Cap.


    Qual e' la sua attivita' principale?

    L'attivita' della societa' e' articolata su tutte le fasi del ciclo del seme e si esprime nella costituzione di nuove varieta', nella moltiplicazione delle sementi e infine nella loro lavorazione e commercializzazione con l'intento di mettere a disposizione degli agricoltori italiani strumenti innovativi. 

    Quando e' nata la Sis?

    La Sis nasce in seno alla Federconsorzi nel 1947. Nel 1994, dopo il crollo della holding agricola, la proprieta' passa al Consorzio di Bologna attraverso una regolare acquisizione da parte della societa' Flaminia Srl Bologna. Un modello analogo e‘ stato recentemente utilizzato dal Consorzio agrario di Forli' Cesena per acquisire il pastificio Ghigi dove e' anche presente, come socio di minoranza, il pastificio Amato. 

    Qual e' l'obiettivo di questo modello?

    Sono tutte esperienze che rientrano nella strategia di Consorzi agrari d'Italia, la societa' che ha come obiettivo la messa in rete di tutto il sistema dei Cap per razionalizzare le attivita' esaltando le potenzialita' della filiera agricola italiana e del Made in Italy no Ogm. In quest'ambito e' stata creata una societa' di scopo, la Fits, attiva nel settore del trading dei cereali dove e' presente anche la Lega delle cooperative. 

    Quali sono i problemi con cui vi scontrate in questa fase del mercato dei cereali?

    In questo momento è opportuno che non venga meno, anzi si rafforzi la propensione delle aziende agricole ad investire. Per noi della S.I.S. questo e' fondamentale per potere mantenere alta, attraverso l’innovazione varietale, la qualità delle produzioni. E per ottenere questo obiettivo ci stiamo impegnando in modo particolare perché vogliamo continuamente consolidare la nostra posizione nel campo dei frumenti e del riso, sviluppando progetti di filiera adeguati.

    Qual e' il principale ostacolo in tal senso?

    E' il cambiamento della legislazione che può avere effetti negativi sulle semine con seme di qualità certificato. Poiche' questa non e' piu' la condizione per avere gli aiuti comunitari, visto che l'articolo 68 del regolamento Pac impone vincoli solo di tipo ambientale, ci sono aziende agricole che scelgono di utilizzare semi non certificati, ritenendo erroneamente di risparmiare, ma esponendosi invece a rischi sia agronomici che qualitativi.

    Esistono soluzioni a breve?

    Se si volesse potrebbero essere utilizzate misure nazionali per incentivare l'uso di seme certificato; allo stesso tempo l'industria potrebbe esigere che il prodotto che acquista derivi da seme certificato.

    In quali aree ci sono piu' problemi?

    In Emilia il seme certificato e' ancora molto utilizzato, ma nel Sud le cose sono problematiche. Per questo e' auspicabile che nella Pac post 2013 si torni all'erogazione di contributi legati alla certificazione del seme. Una condizione che e' necessaria anche per assicurare la tracciabilita'.

    Come sopravvive una azienda come la S.I.S. nel mondo delle multinazionali sementiere?

    Abbiamo rapporti costanti con alcune di esse, con cui collaboriamo anche nel campo della creazione di varietà di frumenti tradizionali, mentre altre curano addirittura, in esclusiva, lo sviluppo di nostre varietà in altri Paesi. Ovviamente visto che la nostra caratteristica peculiare e' l'italianita', i nostri obiettivi possono divergere, anche in modo sostanziale, da quelli delle multinazionali, ma il confronto avviene sempre a testa alta e con rispetto reciproco.

    Siete impegnati nel campo della ricerca?

    Il 20 per cento dei nostri dipendenti e' impegnato nella ricerca. Seguiamo direttamente i nostri campi sperimentali in tutt'Italia. Dove abbiamo la sede, a San Lazzaro di Savena vicino a Bologna, c'e' la nostra azienda Idice con 42 ettari, in cui sono concentrate le attività di ricerca su frumento tenero e duro, mentre nell'azienda Cantaglia a Malalbergo, sempre vicino a Bologna, ci sono 95 ettari, in cui si svolge l’attività di ricerca sul riso.

    Come si e' evoluta la vostra attivita'?

    All'inizio eravamo concentrati sul grano duro, ma negli ultimi 10 anni la nostra attivita' si e' molto ampliata e questo ci consente un margine di rischio maggiore, grazie ad una più elevata flessibilità ed adattabilità. Abbiamo un fatturato di 25 milioni di euro e siamo in utile. Un utile che reinvestiamo in ricerca ed in adeguamento delle strutture. Rispetto al 1998, anno in cui Claudio Mattioli ha assunto la direzione di S.I.S., abbiamo piu' che raddoppiato il fatturato. Insomma, nonostante la crisi siamo in controtendenza sia sul fronte dell'ampliamento della gamma dei prodotti in offerta, sia del fatturato, sia della ricerca, e questo ci permette di consolidare la nostra posizione. 
    Oggi abbiamo un catalogo con 150 prodotti, tra cui spiccano varietà leader nel loro settore come, per fare un solo esempio, il frumento tenero Bologna, che con le semine di quest’anno raggiungerà la prima posizione per diffusione a livello nazionale.

    E' vero che i Giapponesi sono venuti fino a San Lazzaro di Savena per parlarvi? 

    Kikkoman, la nota azienda giapponese leader mondiale nella produzione di salsa di soia, attraverso la Japan Food Corporation, aveva in animo di creare un riso di elevatissima qualità da coltivare in Italia per rifornire i ristoranti di cucina tradizionale giapponese in Europa. Ci hanno cercato loro, dopo aver scartato la California, e, dopo severissimi colloqui abbiamo iniziato una collaborazione sfociata nell’iscrizione della varietà Yume, che in giapponese vuol dire sogno. Nel 2010, 400 ettari di risaie, che fanno capo ad una quindicina di agricoltori della Lomellina, sono oggetto di contratti con noi, che forniamo seme e assistenza tecnica. Producono circa 3000 tonnellate di riso bianco per il sushi destinato a 7000 tra i migliori ristoranti giapponesi in Europa. Dal 2005, inizio della produzione su 20 ettari, ad oggi, il trend e' sempre stato in crescita. I giapponesi sono soddisfatti e rassicurati dal nostro orientamento contrario agli ogm e dall’alta qualità che riusciamo a fornire in quella che è, oggi, un vero esempio di filiera che funziona con benefici per tutti, ad iniziare dal mondo agricolo.

     

     

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    Riso, buoni risultati per le varietà Sis

    La Società italiana sementi fa il punto sulla campagna 2012. Exploit per l'aromatico Giglio. Buone notizie per la campagna riso 2012 della Sis (Società italiana sementi). Nonostante le non incoraggianti previsioni iniziali, il raccolto risicolo sembra essere più che soddisfacente, sia in termini qualitativi che quantitativi. In particolare le nuove varietà che Sis ha iniziato a sviluppare hanno confermato notevoli performance agronomiche. Il risultato più significativo è sicuramente quello della varietà Giglio, aromatica a profilo lungo B, coltivata per il primo anno su una superficie di 300 ettari in Sardegna, nella zona di Arborea (Oristano). Sis ne controlla direttamente la coltivazione attraverso contratti specifici, occupandosi anche del ritiro della merce che viene poi messa a disposizione dell'industria di trasformazione. Con i 300 ettari dedicati Giglio è oggi la varietà aromatica italiana più coltivata sul nostro territorio. Le aziende che hanno aderito al progetto hanno raggiunto con soddisfazione produzioni che oscillano dalle 7 alle 9 ton/ha di prodotto secco, con rese alla raffinazione medie di 58 Kg. Buoni anche i risultati delle due nuove varietà a profilo tondo, finora non presenti nel catalogo varietale Sis. Le produzioni di Eridano e Giglio nel Vercellese ed in Lomellina sono del tutto interessanti, con rese alla raffinazione superiori a 64 kg su 72 di globale e difetti di vaiolatura in generale nella media dell'annata e in alcuni casi assolutamente assenti. Molto precoce il tradizionale Sagittario, che consentirà a chi deve già combattere le resistenze indotte nelle infestanti di seminare anche al 15 maggio. Le produzioni di Sagittario sono di rilievo, così come resa e precocità del ciclo vegetativo. Infine si conferma la varietà Volano, con produzioni variabili ma in generale di tutto rispetto nelle diverse aree di coltivazione, con rese alla raffinazione che oscillano da 55 a 62 Kg.

     

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    Frumento duro, Marco Aurelio è il più produttivo

    E' Marco Aurelio la varietà di frumento duro più produttiva. A renderlo noto è la Sis, Società italiana sementi, che sottolinea il dato che emerge "dalla media generale delle 43 prove di tutti gli areali nelle prove nazionali Frumento duro del 2012 recentemente pubblicate". "La varietà - continua la Sis in una nota - eccelle inoltre nelle caratteristiche qualitative della granella, tenore proteico e qualità del glutine".
    Risultati di eccellenza sia in termini produttivi che qualitativi anche per le altre nuove costituzioni Sis, in particolare in alcuni areali, e cioè al Nord e in Emilia Romagna per Cesare e in Emilia Romagna e Centro per Massimo Meridio. Tra le varietà Sis già consolidate e diffuse, Liberdur si conferma ancora come la varietà più produttiva nell’area Centro Nord.
    Continua poi il successo di Claudio che si conferma essere la grande varietà idonea a tutto il territorio nazionale, evidenziando anche in quest’annata di notevole scarsità idrica una grande resistenza alla siccità, caratteristica emersa in tutti i Paesi in cui è molto richiesta come Spagna, Francia e Grecia. La costanza e l'affidabilità del Duilio, infine, ne hanno fatto una pietra miliare della coltura del frumento duro in Italia.
    Ottime conferme produttive e qualitative per le varietà Neolatino e Anco Marzio nel Sud Italia e nelle Isole.
    Sis, prima società sementiera tutta italiana, controllata dal sistema dei Consorzi agrari, conferma il suo impegno a fianco dei produttori nella sfida su qualità e tracciabilità, elementi cardine per dare più valore aggiunto al prodotto nazionale e più margine alle imprese agricole. I prezzi del grano duro stanno tornando su livelli accettabili e Sis si augura che questo rappresenti uno stimolo all’impiego su più larga scala di seme certificato.
    Uno stimolo in più nella corrente campagna sarà rappresentato dalla normativa che supporta economicamente gli agricoltori che utilizzano semente certificata. “Come Sis da tempo siamo in prima linea nella battaglia per l’uso di seme certificato, il solo che garantisce all’agricoltore il ritorno del proprio investimento e la tracciabilità della propria produzione”, dice il direttore generale Sis Claudio Mattioli. "Secondo stime Assosementi, l’utilizzo di seme certificato in rapporto al totale di costi colturali rappresenta solo l’1 per cento. A fronte di un risparmio così irrisorio – conclude Mattioli – è davvero un controsenso ricorrere ai mercati paralleli di seme non certificato che nella maggior parte dei casi è comune granella senza alcuna garanzia di germinabilità, purezza e sanità. La battaglia per la buona pasta italiana non può prescindere dall’utilizzo di semente di qualità e certificata”.

     

     

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    Frumento tenero, le novità di Sis

    Alle porte della prossima campagna la Società propone le varietà Cimabue, Mantegna e Akamar accanto ai "campioni" già collaudati Bologna, Tiepolo e Masaccio

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    Frumento Bologna. Nelle semine 2011 sono stati 212.270 i q.li di seme certificato

    Non solo 'Bologna'. Ci sono infatti interessanti novità nella gamma dei frumenti teneri proposti da Sis, Società italiana sementi, in vista della prossima campagna. Confermati i suoi collaudati 'campioni' come il frumento Bologna. La sua affidabilità ha consentito che divenisse nelle semine 2010 (192.230 quintali di seme certificato) la varietà più diffusa, dato consolidatosi nelle semine 2011 (212.270 q.li di seme certificato). Non ha deluso le aspettative neanche nel raccolto di quest'anno e continua pertanto ad essere richiestissima dagli agricoltori, come confermano le numerose prenotazioni già arrivate. Ma accanto a questo campione, l'attività di ricerca e sperimentazione ha collocato una 'nuova squadra' di teneri con l'intento di mettere a disposizione degli agricoltori un parco di varietà per 'vincere su tutti i campi'. Tra queste varietà ci sono innanzitutto i recenti, ma già ampiamente affermati, Tiepolo e Masaccio ai quali si vanno ad aggiungere da quest'anno le novità Cimabue e Mantegna. Tiepolo è un panificabile superiore, categoria nella quale è stato primo per produttività nelle prove nazionali 2011, fornendo ottimi risultati anche sotto l'aspetto della qualità molitoria. Le ottime performance ottenute nel raccolto 2011, hanno fatto si che già quest'anno questa varietà si fosse già ampiamente diffusa con successo in diverse province del Nord come Bologna, Ravenna, Padova e Venezia e del Centro come Roma e Ascoli Piceno. Da queste zone arrivano conferme sulla produttività, come dall'azienda Gabrielli di Medolla (Mo) che ha prodotto oltre 8 ton/ha o le aziende Donegatti di Salara e f.lli Suriani di Arquà Polesine dove si sono sfiorate le 9 ton/ha. Tali conferme riguardano anche la qualità delle produzioni come evidenziano le analisi già effettuate. Masaccio è un panificabile che da due anni si colloca ai vertici della produttività in tutti gli areali di coltivazione, con frequenti produzioni oltre le 9 ton/ha come avvenuto in diverse aziende in Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Questa varietà presenta inoltre il vantaggio dell'alternatività con possibilità di semine avanzate. Ottimi testimoni delle potenzialità di questa varietà sono l'azienda Tarabusi di Castenaso con 9,1 ton/ha o le azienda f.lli Perraro di Cartura e Mason di Mirano con 8,9 ton e ancora l'azienda f.lli Suriani di Arquà Polesine e l'azienda Cuppini di Ozzano Emilia con oltre 10 ton/ha. Le novità Cimabue è un frumento che si colloca, anche qualitativamente, nella stessa categoria del Bologna quindi con ottime possibilità di sviluppare caratteristiche da grano di forza abbinate a una notevole potenzialità produttiva come testimoniano i risultati di oltre 8 ton/ha dell'azienda Nanni di San lazzaro (Bo) e dell'azienda Stocco di Adria e di oltre 9 ton dell'azienda Cicognani di Lugo (Ra). Mantegna è una varietà creata per la filiera dei biscotti. Si tratta infatti di un frumento a frattura soft con caratteristiche molitorie che la caratterizzano come una tra le migliori varietà per questo utilizzo. Ciò ha trovato già conferma nelle analisi effettuate sulla farina da diversi molini. Agronomicamente siamo di fronte ad una varietà di ciclo medio tardivo, con buona tolleranza alle fusariosi, che in quest'annata ha fornito in diversi casi produzioni oltre le 8,3 ton/ha come per l'azienda Veronese di Stanghella (Pd) o l'azienda Saip di Jesolo (Ve). Infine non va dimenticata la varietà Akamar, che Sis gestisce solo commercialmente, confermata in questi ultimi due anni come una delle varietà in assoluto più produttive tra quelle commercializzate in Italia raggiungendo in più occasioni punte produttive a ridosso e anche oltre le 10 ton/ha come per le aziende Gruer di Pocenia (Ud) o Giavedoni di Camino al Tagliamento (Pn).

     

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    Ricavi record per Sis

    L'assemblea dei soci ha approvato il bilancio che si è chiuso con un valore della produzione di 33.865.718 euro: + 28,2% a fronte dei dati del 2010

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    L'utile netto della società è di 420.804 euro
    Fonte immagine: Flickr.com

    L'assemblea dei soci di Sis, Società italiana sementi ha approvato il bilancio della società che si è chiuso con un valore della produzione di 33.865.718 euro (+ 28,2% rispetto al 2010), un margine operativo di 1.173.462 euro, un risultato ante imposte di 861.478 euro e un utile netto di 420.804 euro, tutti in ampia crescita rispetto all'anno precedente. I ricavi della società presieduta da Gabriele Cristofori e diretta da Claudio Mattioli si sono caratterizzati per il risultato record nella storia della società, per quantità e fatturato, ottenuto con un aumento generalizzato delle vendite in tutti i settori ma in particolare nei comparti dei frumenti tenero e duro e del riso, specie che vedono Sis direttamente impegnata nella ricerca. L'assemblea ha espresso viva soddisfazione per il risultato raggiunto, anche in considerazione del momento particolarmente difficile in cui versa lo stato generale dell'economia italiana ed internazionale.

     

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    Sis e De Cecco per il frumento di qualità

    Intesa tra la Società italiana sementi e il pastificio per incrementare il livello della produzione nazionale.
    Incrementare la qualità della produzione nazionale di frumento duro destinata al pastificio De Cecco. E' questo l'obiettivo dell'accordo siglato a fine gennaio tra Sis, Società italiana sementi e De Cecco, azienda produttrice di pasta di semola di alta qualità. L'accordo è stato sottoscritto dal direttore generale di Sis, Claudio Mattioli, e dal presidente di De Cecco, Filippo Antonio De Cecco, ed è il frutto dell'attento lavoro scientifico di Stefano Ravaglia, responsabile ricerca e sviluppo di Sis, e di Tullio Di Primio, responsabile qualità di De Cecco. Scopo della collaborazione è individuare, attraverso un accurato lavoro di screening dei materiali messi a disposizione da Sis, alcuni genotipi di frumento duro innovativi, sia per le caratteristiche di attitudine alla pastificazione, sia per l'adattabilità alla coltivazione nel territorio italiano e più specificamente nel Centro-Sud Italia. L'intesa prevede una sperimentazione di campo e laboratorio per valutare le potenzialità produttive, l'adattabilità e le caratteristiche merceologiche e tecnologiche di linee di frumento avanzate che ha già Sis. E in seguito di incrementarne il numero con l'uso di mezzi per accelerare i tempi di ottenimento di linee già fissate. Grazie poi all'esperienza fatta con altri progetti di filiera, verrà allestita una serie di iniziative nei bacini di approvvigionamento della De Cecco, per migliorare le conoscenze per la coltivazione in pieno campo e fornire informazioni sulla gestione agronomica più adeguata alle peculiarità dei nuovi materiali nei diversi comprensori. "Questo accordo – ha commentato il presidente di Sis, Gabriele Cristofori – rappresenta un importante risultato per tutto il mondo agricolo ed è l'ulteriore affermazione per Sis che, scelta da un'azienda come De Cecco, ha visto riaffermato il proprio ruolo di capofila del mondo sementiero a livello nazionale". "Siamo fieri dell'accordo raggiunto con Sis - ha poi dichiarato il presidente di De Cecco, Filippo Antonio De Cecco – perché ci permetterà di raggiungere l'obiettivo di utilizzare grano duro italiano di eccellente qualità per valorizzare la qualità e la tipicità della pasta italiana nel mondo".

     

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    Il riso SIS n.1 per il sushi d'autore

    Mercoledì 8 giugno 2011 si è svolto presso l’hotel Holiday Inn di San Lazzaro di Savena il secondo incontro sulla varietà di riso Yume, utilizzata da oltre 5000 ristoranti giapponesi in tutta Europa, Canada e nella penisola arabica. Prodotto in Italia da SIS-Società Italiana Sementi e distribuito e commercializzato da JFC-Japan Food Corporation, è oggi considerato dagli stessi giapponesi il miglior riso disponibile sul mercato. L’azienda bolognese concentra l'attività di "breeding" prioritariamente sui frumenti duri e teneri e sul riso e ha le proprie basi operative nelle due aziende sperimentali di Idice e Cantaglia di Malalbergo, in cui avvengono le prime fasi di incrocio e selezione. Per il riso Yume SIS ha focalizzato l’attività di ricerca nella propria azienda di Cantaglia dove è nata 10 anni fa questa varietà, dando vita al migliore esempio di filiera nel settore della risicoltura italiana. Inorgoglisce inoltre il fatto che i prossimi paesi in cui Yume verrà lanciato commercialmente saranno proprio quelli dell’Estremo Oriente, realizzando così il sogno di produrre in Italia il miglior riso per la raffinatissima cucina nipponica. Particolarmente interessante, nel corso dell’incontro, la dimostrazione di preparazione del sushi a cura di Endo ed Ima, rispettivamente capo chef e chef dei famosi ristoranti di proprietà di JFC di Colonia e Berlino. Il successo della degustazione che è seguita ha suggellato questa giornata di grande visibilità dell’agricoltura italiana e delle aziende che, come SIS, sanno contribuire fattivamente a darle e trarne valore.

     

     

     

    Nella foto da sinistra: lo chef Ima (Berlino), Claudio Mattioli direttore generale SIS, Gabriele Cristofori presidente SIS, lo chef Endo (Colonia) e Norm Kiyomatsu, direttore generale JFC

     

     

     

     

     

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    SIS, CAMPAGNA RISO 2011 IN CALO MA SI CONFERMANO VOLANO E YUME. IN SARDEGNA BOOM DELL'AROMATICO GIGLIO

    11578 - 08:11:11/00:20 - bologna, (agra press) - A trebbiature ormai concluse, SIS traccia un bilancio della campagna riso 2011. Le produzioni registrano mediamente un – 20/25% rispetto allo scorso anno. Un calo principalmente dovuto alla sterilita' legata alle temperature anomale di luglio e alle susseguenti temperature molto elevate di fine agosto/primi settembre che hanno portato la pianta a chiudere molto in fretta. Il che ha provocato anche una scarsa resa alla lavorazione. Infine non va trascurata l'incidenza del Vaiolo (Macchia del riso) che sta caratterizzando in negativo l'annata risicola con percentuali variabili dal 3 al 15%. In un quadro complessivo problematico le varieta' SIS Ercole e Scudo ne sono uscite a testa alta, cosi come la varieta' Yume . Per quest'ultima varieta', scarse e isolate le ripercussioni produttive, grazie in particolare all'attenzione delle aziende che seguono scrupolosamente le istruzioni agronomiche fornite dai tecnici SIS. Ducato (novita' nel settore dei tondi), seppur toccato dalla sterilita', come del resto le altre varieta' tonde, nelle zone piu' fredde del Vercellese, conferma potenzialita' produttiva e tolleranza al vaiolo. Ennesima conferma per la gloriosa varieta' Volano, che ha dimostrato di essere tra le varieta' piu' tolleranti e di gran lunga superiore qualitativamente ed agronomicamente rispetto a quelle di nuova costituzione che vorrebbero essere assimilate al gruppo Volano/Arborio.

    Anche Loto, seppur con qualche problema di vaiolo, ha confermato una particolare ed ineguagliabile attitudine alla semina precoce che consente una buona lotta al riso crodo, mantenendo inalterate le performance produttive. Infine tra le aromatiche buon successo della varieta' Giglio, che in Sardegna ha riscontrato il parere favorevole dei produttori con punte produttive molto elevate, e un'ottima qualita'. SIS si sta gia' attivando sull'isola per raccogliere contratti di coltivazione per questa nuova varieta' aromatica.

    I traguardi di SIS nel settore riso sono stati al centro della giornata tecnica di fine agosto a Pezzana, nel Vercellese, nella splendida cornice dell'azienda di Luigi Piolotto.

    Davanti  ad oltre 250 ospiti il direttore generale SIS Claudio Mattioli ha ricordato come in poco piu' di dieci anni SIS abbia quasi triplicato il volume delle vendite del settore riso raggiungendo oggi le 6500 tonnellate di risone. "ll segreto del successo – ha detto Mattioli - e' da attribuire al lavoro di squadra e collaborazione impostato in questi anni dai tecnici SIS a fianco ed al servizio dei risicoltori, per far fronte alle problematiche colturali emergenti e cercare di rispondere alle sempre piu'  specifiche richieste del mercato e dell'industria di trasformazione".

    Per la prima volta quest'anno a Pezzana un particolare risalto e'  stato dedicato al progetto Yume, primo ed unico esempio di filiera integrata nella risicoltura italiana tra SIS, la grande azienda giapponese JFC, la riseria SP ed un gruppo di 18 aziende agricole accuratamente selezionate.  Carlo Minoia, responsabile settore riso SIS, Mr. Yo Sawada, responsabile Sud Europa di JFC e Fausto Pastore, responsabile qualita' di SP, hanno presentato peculiarita', risultati e prospettive legate all'evoluzione del progetto per la produzione della varieta' Yume, riso tondo, cristallino di elevatissima qualita', 100% made in Italy ad oggi distribuito in oltre 5000 ristoranti giapponesi in Europa per la preparazione del sushi.

    Nei campi sperimentali dell'azienda Piolotto, i tecnici SIS Stefano Allolio e Giacomo Gavina hanno illustrato, in uno stimolante confronto in campo, le potenzialita' delle varieta' del catalogo Riso SIS 2011/2012. Grande interesse attorno alle novita' SIS nel comparto dei risi Tondi ed in particolare per la varieta' Ducato, sia per la sanita' delle piante che per le potenzialita' produttive espresse a dispetto dell'andamento meteo che ha caratterizzato l'intera campagna. Di grande impatto sugli ospiti anche le varieta' Ercole, Lungo A rustico e produttivo che ricorda la vecchia varieta' Ribe, SISR215 (ex Ticino), produttivo e sano al di sotto dell'imponente foglia a bandiera e Scudo, varieta' Lungo B che ha impressionato per la potenzialita' produttiva decisamente fuori dall'ordinario. Stefano Ravaglia, responsabile ricerca SIS, ha presentato l'attivita' di miglioramento genetico dell' azienda emiliana "impegnata in specifici progetti per individuare nuove ed altamente performanti linee ibride di riso", mentre Giacomo Gavina, breeder Riso SIS, ha rimarcato come "l'attivita' di ricerca e miglioramento genetico ha permesso a SIS in questi anni di offrire un catalogo di prodotti che potessero soddisfare le sempre crescenti esigenze dei risicoltori e degli operatori dell'industria di trasformazione".

     

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    Campagna riso 2011, tengono le varietà Sis

    Il bilancio della Società italiana sementi: bene le varietà 'Volano' e 'Yume'. Tra le aromatiche grande successo per 'Giglio'

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    Claudio Mattioli, direttore generale Sis, con Luigi Piolotto

    A trebbiature ormai concluse, Sis - Società italiana sementi traccia un bilancio della campagna riso 2011. Le produzioni registrano mediamente un -20/25% rispetto allo scorso anno. Questo calo sembra essere dovuto principalmente alla sterilità legata alle temperature anomale di luglio e alle susseguenti temperature molto elevate di fine agosto/primi settembre che hanno portato la pianta a chiudere molto in fretta. Questo fenomeno ha provocato anche una scarsa resa alla lavorazione. Infine non va trascurata l'incidenza del vaiolo (Macchia del riso) che sta caratterizzando in negativo l'annata risicola con percentuali variabili dal 3 al 15%. In un quadro complessivo problematico le varietà Sis Ercole e Scudo ne sono uscite a testa alta, così come la varietà Yume. Ducato (novità nel settore dei tondi), seppur toccato dalla sterilità, conferma potenzialità produttiva e tolleranza al vaiolo. Ennesima conferma per la varietà Volano, che ha dimostrato di essere tra le varietà più tolleranti e di gran lunga superiore qualitativamente ed agronomicamente rispetto a quelle di nuova costituzione. Anche Loto, seppur con qualche problema di vaiolo, ha confermato una particolare attitudine alla semina precoce che consente una buona lotta al riso crodo, mantenendo inalterate le performance produttive. Infine tra le aromatiche buon successo della varietà Giglio, che in Sardegna ha riscontrato il parere favorevole dei produttori con punte produttive molto elevate, e un'ottima qualità. Sis si sta già attivando sull'isola per raccogliere contratti di coltivazione per questa nuova varietà aromatica. I traguardi di Sis nel settore riso sono stati al centro della giornata tecnica di fine agosto a Pezzana, nel Vercellese, nella cornice dell'azienda di Luigi Piolotto. Davanti ad oltre 250 ospiti il direttore generale Sis Claudio Mattioli ha ricordato come in poco più di dieci anni Sis abbia quasi triplicato il volume delle vendite del settore riso raggiungendo oggi le 6500 tonnellate di risone. Particolare risalto è stato dedicato nel corso dell'incontro al progetto Yume, primo ed unico esempio di filiera integrata nella risicoltura italiana tra Sis, la grande azienda giapponese Jfc, la riseria SP ed un gruppo di 18 aziende agricole accuratamente selezionate. Carlo Minoia, responsabile settore riso Sis, Yo Sawada, responsabile Sud Europa di Jfc e Fausto Pastore, responsabile qualità di SP, hanno presentato peculiarità, risultati e prospettive legate all'evoluzione del progetto per la produzione della varietà Yume, riso tondo, cristallino di elevatissima qualità, 100% made in Italy ad oggi distribuito in oltre 5000 ristoranti giapponesi in Europa per la preparazione del sushi.

     

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    Frumento tenero, il 'Bologna' è primo in Italia

    Sis - Società italiana sementi fa il punto sull'andamento delle proprie varietà in vista delle imminenti semine. Il direttore generale, Claudio Mattioli: 'Diffidare del seme non certificato'

     

    claudio-mattioli-direttore-sis-con-stefano-ravaglia-e-antonio-lelli.jpgClaudio Mattioli, direttore di Sis, con Stefano Ravaglia e Antonio Lelli

    In vista delle imminenti semine autunnali dei frumenti, Sis - Società italiana sementi registra lo straordinario successo della varietà 'Bologna', che si conferma la prima coltivata in Italia e la cui disponibilità si sta avviando all'esaurimento. Con oltre 2.800 ettari di superficie da seme certificata, il 'Bologna' manterrà con ampio margine anche nelle semine 2011 la prima posizione tra le varietà di frumento tenero coltivate in Italia, dopo che nelle semine 2010 aveva già raggiunto il primato con oltre 1.900 tonnellate di seme certificato. Il grande successo di questa varietà - introdotta nei primi anni 2000 e che ha visto le sue superfici in costante aumento - è stato decretato dall'adattabilità e dalla stabilità produttiva, ma soprattutto, come sottolinea il direttore generale Sis, Claudio Mattioli, "dalle sue caratteristiche molitorie che hanno contribuito ad innalzare significativamente il livello della qualità della produzione italiana". E infatti il 'Bologna' è da tempo al centro di diverse filiere, ad esempio le farine per i panini di Mc Donald's. "Ottime le richieste - continua Mattioli - anche per altre due varietà recentemente introdotte da Sis sul mercato dei teneri, e cioè 'Tiepolo', primo nelle prove nazionali tra i panificabili superiori, e 'Masaccio', frumento panificabile che unisce alle grandi potenzialità produttive e alle grandi stabilità e rusticità un elevato grado di alternatività e quindi un' ampia finestra di semina". Tra i frumenti duri continua il successo di 'Claudio', la cui produttività ed adattabilità ai più svariati areali ne hanno favorito la diffusione, oltre che su tutto il territorio nazionale, anche in Francia, Grecia e Spagna. Sulla scia di 'Claudio' e delle sue più diffuse varietà come Orobel, Isildur e Liberdur, Sis ha introdotto da quest' anno sul mercato le novità Cesare, Massimo Meridio e Marco Aurelio su cui è già incentrata l'attenzione non solo degli agricoltori, ma anche dell'industria trasformatrice in virtù delle loro caratteristiche qualitative. Sis è impegnata a fianco dei produttori nella sfida su qualità e tracciabilità, elementi cardine per dare più valore aggiunto al prodotto nazionale e più margine alle imprese agricole. "Ma attenzione – avverte Mattioli – solo l'uso di seme certificato garantisce all'agricoltore il ritorno del proprio investimento e la tracciabilità della propria produzione. Bisogna diffidare dei mercati paralleli di seme non certificato che nella maggior parte dei casi è comune granella senza alcuna garanzia di germinabilità, purezza e sanità". "I produttori agricoli che pensano di utilizzare questi prodotti come seme - conclude Mattioli - mettono a rischio il buon esito del proprio raccolto, a fronte di un presunto risparmio nell'acquisto della semente certificata. La battaglia per dare un futuro alla buona pasta italiana, fatta con grano duro nazionale, non può prescindere dall'utilizzo di semente di qualità e certificata". E lo stesso discorso, conclude Mattioli, vale per la qualità delle produzioni di frumento tenero e di tutti gli altri cereali a paglia.


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    SIS in tv grazie al riso Yume

    Anche la televisione da evidenza al grande successo ottenuto da SIS la collaborazione con la Japan Food Corporation (gruppo Kikkoman) che ha consentito di produrre in Italia una varietà di riso idonea alla preparazione di sushi ed altre specialità giapponesi e con la garanzia dell’OGM Free.

     

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    Raccolto cereali, ottimo e abbondante per le varietà Sis

    I primi dati della Società italiana sementi sulle trebbiature: conferme delle varietà più diffuse e importanti affermazioni delle ultime novità


    Trebbiature ancora in corso

     

    Dopo il successo delle giornate tecniche organizzate da Sis - Società italiana sementi in diverse zone d'Italia, che hanno visto partecipare diverse centinaia tra agricoltori e tecnici del settore interessati alle prove sperimentali curate dal comparto Ricerca e Sperimentazione, arrivano ora i primi dati certi relativi alle trebbiature ancora in corso. Il riscontro più significativo da questo raccolto 2011 viene ancora una volta dalla varietà Bologna: dopo aver conseguito anni di successi che l'hanno portata al primo posto tra le varietà di tenero con oltre 19.000 tonnellate di seme certificato nelle semine 2010, ottiene quest'anno conferma della sua grande stabilità produttiva. Anche quest'anno infatti Bologna sta facendo registrare produzioni che raggiungono punte produttive fino a 8 tonnellate e oltre, con un peso ettolitrico sempre ottimo, come testimoniano ad esempio Dino Lazzari e Rino Guizzardi, contoterzisti della provincia bolognese. E a conferma dell'affidabilità di questa varietà riscontri simili arrivano anche da altre importanti aree di coltivazione come il basso Veneto. Anche Palesio, da anni affermatissima varietà tra le più precoci, ha fornito in numerose aziende come quella di Daniele Boselli a Volta Reno (Bo) o l'azienda Raggi ad Ozzano (Bo), punte di produzione oltre le 8,5 ton/ha con pesi specifici di 82/83. Da segnalare inoltre che Palesio ha fornito ottime prestazioni produttive anche in situazioni limite, come afferma Luca Vittori Venenti che ha riscontrato una produzione di oltre 7,2 ton/ha con una semina su sodo dopo coltura di sorgo da granella. Da Valbona, varietà conosciuta soprattutto per la precocità, l'alternatività e la capacità di produrre proteine sono venute conferme in tutti sensi, compresa la produzione anche da colture seminate a fine febbraio. Si riscontrano casi di contenuto proteico oltre il 14% con punte del 17%. In questo senso sono da citare ad esempio l'azienda Pignatti di Camposanto nel modenese che ha prodotto 7,8 ton/ha con il 14,8% di proteine o l'azienda Gallini di Finale Emilia con una produzione di 8 ton/ha e un contenuto proteico del 15%. La varietà si conferma pure in provincia di Latina dove sono state superate le 7,5 ton/ha ed il 13,5 di proteine. Grandi affermazioni anche da due varietà di recentissima introduzione. Akamar ha fornito in diverse situazioni produzioni oltre le 9 ton/ha, come confermano Mauro Gabrielli titolare dell'omonima azienda a Medolla (Mo) e Gianni Bondi, contoterzista bolognese della zona di Castelmaggiore. Tiepolo, varietà introdotta già con grandi soddisfazioni lo scorso anno, oltre a fornire una produzione elevata come le 7,5 ton/ha ottenute dall'azienda Boselli Francesco di Finale Emilia o le 8,5 ton/ha dell'azienda Bernini Pietro di S. Pietro in Casale (Bo), ha fatto registrare in più casi anche un contenuto proteico oltre il 13,5%. Come per la varietà Bologna fra i teneri, così pure la varietà Claudio tra i duri ottiene grandissima conferma di adattabilità e stabilità produttiva, qualità che ne hanno fatto una delle varietà di frumento duro richieste da più parti di Europa. Claudio in questa campagna di raccolta sta fornendo produzioni sempre al di là della media con peso ettolitrico che in alcuni casi ha raggiunto anche valori di 87/88. Grandissima soddisfazione afferma di aver ottenuto Gabriele Cristofori – presidente del Consorzio agrario di Bologna e Modena – che nella sua azienda di Castelguelfo (Bo) ha riscontrato una produzione di 7,6 ton/ha con un peso ettolitrico di 86 ed il 14% di proteine. E così pure Luca Vittori Venenti conferma di aver prodotto con questa varietà e su di una superficie di diverse decine di ettari dislocati in differenti aziende una media di oltre 7 ton/ha. Hanno ampiamente confermato le loro potenzialità anche le varietà Liberdur (oltre le 7 ton/ha presso l'azienda Tomesani di Baricella, in provincia di Bologna) ed Isildur che, come riportato da Giampietro Vittori Venenti, ha fornito una produzione di 7,5 ton/ha su una superficie di 30 ettari sempre a Baricella. Ottimi riscontri stanno inoltre pervenendo anche dalle prime trebbiature della varietà Orobel.

     

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    Syngenta Italia e Sis, l'unione fa la forza

    Siglato un accordo per lo sviluppo e la caratterizzazione di nuove varietà di frumento tenero e duro

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    Syngenta Italia e Sis, accordo strategico

     

    Syngenta Italia, uno dei più importanti gruppi mondiale nell'agribusiness, ha di recente presentato la sua nuova strategia che, attraverso l'integrazione delle attività Crop Protection e Seeds, mira a sviluppare un'offerta integrata per coltura, in risposta ai più recenti cambiamenti che caratterizzano il settore agricolo mondiale. Syngenta Italia e Sis - Società italiana sementi, che opera da oltre 60 anni nel settore sementiero ed è leader nei cereali a paglia, hanno annunciato un accordo per lo sviluppo e la caratterizzazione di nuove varietà di frumento tenero e duro. L'accordo prevede lo sviluppo e la caratterizzazione di un'ampia gamma di nuove varietà di frumento tenero e duro, con l'obiettivo di rispondere alle più specifiche esigenze delle diverse filiere cerealicole italiane (pasta, pane, biscotti, farine per dolci). L'accordo sancisce una collaborazione tra le due società che, nel recente passato, hanno già dimostrato di saper dare frutti di grande successo nell'ambito cerealicolo italiano. Da sottolineare che la collaborazione, oltre allo sviluppo di nuove varietà per il mercato italiano, comprendere anche la messa a punto di opportuni protocolli di coltivazione volti ad ottenere produzioni di qualità in quantità. Nell'odierna cerealicoltura l'integrazione delle migliori pratiche agronomiche con i differenti mezzi di produzione, all'interno di ben individuati protocolli di coltivazione, è uno strumento indispensabile per garantire all'imprenditore agricolo la massimizzazione della redditività delle proprie colture. L'accordo di collaborazione tra Sis e Syngenta Italia costituisce un esempio concreto della filosofia 'pensare globalmente, agire localmente', che rappresenta il modello operativo di riferimento.

     

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    Sis - Società italiana sementi, bene il bilancio 2010

    Ricavi e margini sono in crescita rispetto all'anno precedente L'assemblea dei soci di Sis-Società italiana sementi, società sementiera tutta italiana con sede a San Lazzaro di Savena (Bo), si è riunita ieri 18 aprile e ha approvato il bilancio della società che si è chiuso con un valore della produzione di 26.397.246 euro, un margine operativo di 661.447 euro, un risultato ante imposte di 467.656 euro ed un utile netto di 202.120 euro, tutti in crescita rispetto all'anno precedente. I ricavi della società presieduta da Gabriele Cristofori e diretta da Claudio Mattioli sono stati caratterizzati particolarmente dal risultato record, per quantità e fatturato, ottenuto nel comparto del frumento tenero, in controtendenza rispetto all'andamento del mercato, nonché da un aumento delle vendite in particolare di sementi di soia ed erba medica. L'assemblea ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, anche in considerazione del momento particolarmente difficile in cui versa l'economia in generale.

     

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    Riso, boom delle semine per il consumo interno

    Sis - Società italiana sementi registra il tutto esaurito per la varietà Volano, la 'regina dei risotti'

    sis-societa-italiana-sementi-logo-da-sito.jpgSis - Società italiana sementi

    Nonostante si preveda un leggero calo della superficie totale, è boom delle semine di riso 'da interno' quest'anno in Italia, a causa di un'impennata dei prezzi che per alcune varietà adatte alla tipica produzione del risotto italiano oscillano tra i 600 e i 900 euro alla tonnellata. Sis - Società italiana sementi, impresa sementiera bolognese leader nella produzione e commercializzazione di riso da seme, registra con soddisfazione il 'tutto esaurito' nella disponibilità della varietà Volano, la sola varietà a poter essere commercializzata come riso Arborio. Oggi Volano è coltivata su più di 17.000 ettari tra pavese, milanese e ferrarese e con 50.000 quintali prodotti di seme certificato, garantisce a Sis la leadership di mercato nelle varietà tipiche da risotti. Infatti, per le sue caratteristiche agronomiche ed organolettiche, Volano ha visto crescere negli ultimi anni la propria importanza, arrivando a rappresentare la varietà da risotto più coltivata in Italia e più apprezzata all'estero. "La politica commerciale di Sis negli anni – dice il direttore generale Claudio Mattioli – ha fatto sì che la varietà Volano possa essere ancora affermata, rinomata e ricercata dal mondo risicolo che ne riconosce la qualità del seme e le performance produttive. Lo conferma anche la recente pubblicazione del Decreto ministeriale del 15 febbraio 2011 che conferma come anche l'industria voglia valorizzare la varietà Volano, ormai assimilata totalmente all'Arborio, mantenendo un netto distinguo da quelle varietà che vengono proposte come assimilabili". Anche altre varietà costituite dall'azienda bolognese (che ha concentrato l'attività di ricerca sul riso nella propria azienda Cantaglia di Malalbergo ) che trovano particolare interesse come Yume, il riso da sushi prodotto da Sis con specifici contratti di coltivazione per la Japan Food Corporation e distribuito in tutta Europa, Canada e Penisola Araba. Oltre a Volano e Yume, negli ultimi anni sono state introdotte le nuove varietà come Eurosis e SisR215, caratterizzate da elevata produttività e da un'ottima resa alla raffinazione. "Gli ottimi risultati di Sis – conclude Mattioli – sono stati raggiunti grazie all'attività di quello che è stato definito il Gruppo riso di Sis, un nucleo di tecnici estremamente preparati che ha fatto dell'assistenza al cliente e dell'attenzione alle sue esigenze la propria ragione d'essere".

     

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    In Lomellina nasce il riso per i giapponesi

     ROBBIO. Gli amanti del sushi possono stare tranquilli. Il riso Yume utilizzato nei ristoranti giapponesi d'Italia e d'Europa proviene dalle risaie lomelline, vercellesi e novaresi. Nessun rischio di contaminazione radioattiva, visto che si tratta di un prodotto "made in Italy". Le preoccupazioni sono comprensibili dopo l'allerta nucleare seguita al terremoto e allo tsunami che hanno messo in ginocchio il paese del Sol Levante. «Il riso che arriva nei ristoranti giapponesi sparsi in tutta Europa è sicuro, non fosse altro perché è coltivato nelle risaie del Nord Italia», spiega Giovanni Daghetta, risicoltore della Societá italiana sementi (Sis), che ha l'esclusivitá dei contratti di coltivazione con seme Yume. Dal Giappone la Japan Food Corporation, che fa capo al gruppo Kikkoman, ha chiesto alla Sis di produrre in Italia un riso tondo idoneo alla preparazione di sushi e di altre specialitá giapponesi, e non geneticamente modificato. «I giapponesi hanno dato via libera alla nuova varietá che, ottenuta partendo da germoplasma giapponese, presenta un granello tondo, cristallino e a ridotto contenuto di amilosio - aggiunge Daghetta - La varietá Yume, sogno in giapponese, è stata costituita con partner giapponesi ed è coltivata in Italia da aziende agricole selezionate». L'anno scorso nelle tre province risicole per eccellenza, cioè Pavia, Vercelli e Novara, circa 600 ettari erano stati destinati a Yume: 4mila tonnellate la produzione annua complessiva. Questa varietá è coltivata, lavorata e confezionata in Italia e inviata dalla Japan Food Corporation a migliaia di ristoranti giapponesi d'Europa.

     

     

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    In arrivo il primo mais ad alta digeribilità

    Creato e commercializzato da Sis - Società italiana sementi, garantirà maggior produttività sia nelle stalle sia negli impianti di biogas

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    Vacche da latte, aumento della produzione con il nuovo mais Lica 1156S di Sis

    Un altro passo in avanti della ricerca Sis - Società italiana sementi: arriva un nuovo mais da trinciato, Lica 1156S, ibrido di 135 giorni che ha completato nel 2010 i due anni di prove per l'iscrizione e di cui Sis comincerà la commercializzazione a partire dall'attuale campagna di semine. "Non è un mais Bmr, né un Ogm ma un ibrido ottenuto tramite miglioramento genetico tradizionale utilizzando materiale genetico con alta digeribilità della fibra" precisa Claudio Mattioli, direttore generale Sis. Si tratta di un mais in grado di fornire un trinciato con caratteristiche di digeribilità della fibra che ne fanno un prodotto assolutamente innovativo. Il silo-mais ottenuto da Lica 1156S presenta infatti un contenuto di cellulosa legata alla lignina e quindi come tale indigeribile (iNDF), sensibilmente più basso degli altri insilati e quindi una percentuale di fibra digeribile (dNDF) decisamente più alta. Aggiungendo inoltre a questa caratteristica un coefficiente di degradabilità oraria nelle 24 ore (Kd 24h) anch'esso più elevato della media, si ottiene come risultato una più elevata digeribilità e, di conseguenza, un più rapido svuotamento del rumine che porta ad una maggiore ingestione di alimento da parte dell'animale. Ad un aumento del 1% della dNDF corrisponde infatti un aumento della ingestione di 0,17 Kg/giorno ed un aumento della produzione di latte di 0,25 Kg/giorno. Questo significa che con l'utilizzo di silo-mais ottenuto da Lica 1156S nell'alimentazione delle vacche da latte, è ragionevole attendersi un incremento medio capo/giorno di 1-1,5 Kg di latte rispetto ad un silo-mais ottenuto da un ibrido tradizionale. Un ragionamento del tutto similare può inoltre essere applicato all'utilizzo di trinciato da Lica 1156S nella produzione di biogas dove, proprio in funzione della maggior percentuale di dNDF si può ottenere, a parità di quantitativo di silo-mais impiegato, una maggior produzione di biogas o, se si preferisce, la stessa quantità di biogas può essere ottenuta con l'impiego di un minor quantitativo di trinciato.

     

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    Società italiana sementi, un 2009 da record

    Approvato il bilancio 2009 della Società presieduta da Gabriele Cristofori.
    L'assemblea dei soci della Società italiana sementi ha approvato il bilancio 2009 della società che si è chiuso con un valore della produzione di 26.152.784 euro, un margine operativo di 467.199 euro, un risultato ante imposte di 317.566 ed un utile netto di 87.522 euro. I ricavi della società presieduta da Gabriele Cristofori e diretta da Claudio Mattioli, informa un comunicato stampa, sono stati caratterizzati particolarmente dal risultato record, per quantità e fatturato, ottenuto nel comparto del seme di riso nonchè da un aumento delle vendite del seme di frumento, in controtendenza rispetto all'andamento del mercato. L'assemblea ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, anche in considerazione del momento particolarmente difficile in cui versano il comparto agricolo e l'economia in generale.

     

     

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    Riso, ottime performance per le varietà Sis

    Eurosis e Sis R215, costituite dalla Società italiana sementi, si sono affermate rapidamente grazie alle loro caratteristiche qualitative

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    Sis R215
    Fonte immagine: Sis - Societa' italiana sementi

    "Ottime performance di Eurosis e di Sis R215 nel raccolto 2009: la macchia del riso, manifestatasi quest'anno con punte molto elevate, ha sostanzialmente risparmiato le due varietà costituite da Sis - Società italiana sementi ed affermatesi rapidamente grazie alle loro caratteristiche qualitative". Lo rende noto la Società italiana sementi che spiega come quest'anno la macchia del riso ha colpito con punte anche molto elevate, fino al 20-25%, con danni seri per gli agricoltori, che si vedono scartare quote importanti della loro produzione. Sono stati quindi premiati i risicoltori che hanno scelto Eurosis e Sis R215, grazie peraltro ai buoni risultati conseguiti nell'annata 2008, quando le stesse varietà avevano resistito egregiamente alla Pyricularia oryzae, o brusone, malattia che fortunatamente quest'anno non si è manifestata. Grazie a ciò - conclude la Sis - le due varietà Sis, hanno raggiunto una copertura complessiva di circa 6.300 ettari e soprattutto hanno avuto un incremento notevolissimo rispetto alla precedente annata in cui coprivano complessivamente poco più di 2.000 ettari (Dati Enr).

     

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    Origine delle materie prime, urge l'etichettatura

    Lo afferma Gabriele Cristofori, presidente della Società italiana sementi: 'Non si tratta solo di immagine, ma della garanzia di un processo produttivo di qualità'.

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    Sis, Società italiana sementi

    "La tutela del made in Italy e la giusta valorizzazione delle nostre produzioni sono elementi chiave per garantire al consumatore finale sicurezza alimentare e qualità dei prodotti. Condividiamo l'obiettivo di estendere l'obbligo di etichettatura di origine delle materie prime, in sintonia peraltro con il libro verde della Ue, in cui la qualità, la trasparenza e l'origine rappresentano le linee guida per l'agricoltura europea". Lo ha detto - informa un comunicato stampa - il presidente della Società italiana sementi (Sis) Gabriele Cristofori in riferimento al tema dell'etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. "Il valore del made in Italy - ha sottolineato il direttore della Sis, Claudio Mattioli - non deve essere una questione solo di immagine ma la garanzia di un processo produttivo di qualità che non prescinda da tracciabilità e, in primis, per le specie cerealicole, dall'uso di seme di qualità certificato dagli organi ufficiali come l'Ense, nel caso dell'Italia. mentre l'utilizzo di seme non certificato, ottenuto da colture non finalizzate alla produzione del seme ed eventualmente proveniente da aree non vocate, costituisce un ostacolo serio al miglioramento qualitativo delle produzioni nazionali - ha aggiunto Mattioli - il seme certificato garantisce, già dall'avvio della filiera, provenienza, identità e salubrità legata ai controlli fitosanitari e all'applicazione industriale di concianti specifici".

     

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